CIAO IGOR.
Ci sono stagioni che nascono piano, quasi in silenzio. Poi iniziano a crescere, partita dopo partita, chilometro dopo chilometro, finché ti ritrovi a un passo dal sogno. Ti giri e capisci che non è più lontano: è lì, davanti a te. Devi solo allungare la mano e prenderlo. Ma tra te e quel sogno c’è di mezzo il mare… anzi no, la pianura padana.
Il Livorno in quegli anni non è solo una squadra. E’ una città intera che decide, tutta insieme, di tornare a sognare. E il propulsore di quel sogno è lui: Igor Protti.
Il capitano, il sindaco, il numero dieci, lo zar, il capo degli ultras.
La trasferta di Treviso arriva all’ultima curva del campionato: vincere significa Serie B. Significa ritorno. Significa fare la storia.
Il Livorno parte forte e passa in vantaggio. Sembra l’inizio perfetto. Ma il calcio non concede favole facili: il Treviso reagisce e pareggia subito.
Da quel momento la partita si incupisce. Si sporca. Si indurisce. I rimpalli sono sempre contro. Il pallone pesa. I minuti scivolano via troppo in fretta. Ogni lancio è un respiro trattenuto. Ogni contrasto è una fitta allo stomaco. Il ricordo delle passate delusioni brucia ancora.
Il pareggio non serve a nessuno. Nemmeno ai trevigiani, anche loro si giocano le ultime speranze di promozione quindi no, non sono scesi in campo per fare da comparse.
E il tempo continua a correre. Sempre più veloce. Sempre più pesante.
Novantesimo. Quando la speranza sta per sciogliersi in lacrime, succede. Proprio come in quelle storie che devono essere raccontate per sempre. Come nelle leggende più belle. Al novantesimo.
Un lancio lungo dalle retrovie, forse di Fanucci, Alteri la sfiora di testa. E lì, dove i sogni prendono forma, Igor Protti c’è…
Posto giusto.
Momento giusto.
Solo davanti a Fortin.
Chi vive di gol, certi momenti non li sbaglia.
Reteeee del Livornoooo!!!
Per un istante lo stadio resta sospeso, come se il tempo si fosse cristallizzato. Uno di quei silenzi irreali che esistono solo prima dei terremoti. Poi il settore amaranto esplode. Un boato primordiale, liberatorio, infinito, come se da Livorno fosse partita un’onda capace di attraversare l’Italia intera.
Protti corre verso la sua gente, scavalca la rete, si tuffa quasi tra i tifosi. È delirio puro. C’è chi piange, chi abbraccia sconosciuti, chi resta immobile con le mani sulla testa e gli occhi lucidi, incapace di credere che sia tutto vero.
Credici è tutto vero, mi dice qualcuno.
Poi arriva il fischio finale. E il sogno diventa realtà.
Prima Treviso. Poi Livorno. Un unico abbraccio gigantesco. Le strade diventano fiumi amaranto, le bandiere sventolano come vele, i cori riempiono la notte e sembrano non voler finire mai. È il ritorno tra i grandi, atteso, desiderato, inseguito per anni.
Il Livorno torna in Serie B. E quel gol resta lì, sospeso nel tempo, dove vivono le leggende.
Ciao Igor!















