Come vuoi che vada?
È un giorno infernale di caldo e zanzare di poche certezze e brutali illusioni. Tu mi chiedi come va, ma come vuoi che vada? Sto senza fiato relegato in un bilocale con il ventilatore acceso per non sciogliermi. Non dovrei bere birra con questa afa, lo so, ma la birra è gelata ed è un’ottima compagnia quando ci si accorge che in giro non c’è nulla per cui valga la pena di uscire. Come vuoi che vada quando fuori non cambia niente? Ci si lamenta sempre per qualcosa, che so, vorremmo un lavoro stabile, un amore sicuro, qualcosa di solido e di duraturo ma siamo inclini alle prese in giro, seduti sulla giostra dei calci in culo ce le suoniamo e ci facciamo suonare per abitudine o assuefazione mentre c’è chi se la spassa, riempendoci la testa di melassa. Esodati, sfrattati, sfollati, precari oltraggiati… a cui dare il contentino di tanto in tanto: una zolletta di zucchero per ogni cuore infranto. Come vuoi che vada quando ci si sente soli? Là fuori è una sorta di lontano ovest solo che invece di depredare le diligenze a cavallo, oggi i banditi vestono bene e motivati da leggi ingiuste, ci entrano in tasca, ci entrano in testa, ci entrano dentro, come un tarlo… e allora, in definitiva, come vuoi che vada? Ho l’indignazione, la rabbia, i pugni chiusi nella sabbia, ho cure omeopatiche al dolore e ho te che se non ci fossi, non voglio nemmeno pensarci.















