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Lettera a Huck: Voglio solo che tu sappia questo: che nessuno potrà mai prendere il tuo posto, che mi manchi moltissimo, che non mi sentirò mai vicino a nessuno come a te, non mi sentirò mai sposata con i miei sentimenti e i pensieri di nessun altro, che considero una tragedia che tu, a causa della tua visione troppo letterale, non abbia potuto accontentarti di quello che avevamo, di vivere dell'illusione, del gemellaggio e della disparità, perchè adesso non abbiamo più niente. Mi manchi ovunque io vada, continuamente. Se solo tu non mi avessi amata. Se solo quello che ti davo ti fosse bastato. Non posso fare a meno di rimpiangerti, ogni momento. E non posso fare a meno di dirtelo. Forse ti farà stare un pò meglio sapere che quello che provo per te va al di là dell'amore umano. Un giorno, oh, Huck, quando avrai superato l'amore o l'odio per me, ritorna da me, almeno non saremo più così soli, così completamente soli. […] Nessuno riuscirà più ad avvicinarsi tanto a me, alla mia anima e al mio essere. Volevo solo che tu lo sapessi.
Anaïs Nin, “Fuoco”

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Perché?
Perché succede
Cosa provi?
Stanchezza
Lui è una parte di me. Potrebbe capire la mia vita intera. Metterei tutti i miei diari nelle sue mani. Non ho paura di lui
Anaïs Nin, “Henry & June”
Come ti chiami?
Sara

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Com'è profondo il bisogno che ho di lui. Solo quando sono tra le sue braccia tutto sembra giusto. Dopo un'ora con lui posso continuare la mia giornata, fare le cose che non ho voglia di fare, vedere gente che non mi interessa.
Anaïs Nin, “Henry & June”
Ho smesso di preoccuparmi. Mi lascio andare e mi limito ad amarlo, e ricevo da lui tanto amore che servirebbe a giustificare tutta la mia esistenza. Balbetto quando faccio il suo nome
Anaïs Nin, “Henry & June”
Io, i posti sugli autobus e i discorsi sul Duce.
Chissà perché ma è negli spostamenti sull’autobus che vivo esperienze sempre più metafisiche e al di fuori del ‘normale’. Oltre alla famosa storia per cui dovevo essere incinta per potermi sedere (di cui ho parlato qui), qualche giorno fa ho vissuto un altro tipo di avvenimento. Questa volta però non sono stata chiamata in causa (grazie al cielo) ma mi sono ‘divertita’ (si fa per dire) ad ascoltare. Ecco la storia:
Salgo sull’autobus e, come sempre (non mi meraviglio), rimango in piedi. I miei occhi si posano su una strana entità femminile dai capelli biondi (rigorosamente tinti), occhi color ghiaccio, di bassa statura e con un opinabile senso del vestiario. Dall’aria supponente e superba, questa rara entità di donna ha l’apparenza di essere un triste mix tra Giorgia Meloni e Alessandra Mussolini, con l’eccezione che sembra provenire da Spinaceto o da altre zone come Tor Pignattara. Qualcuno, a tal proposito, mi potrebbe accusare di superficialità. Ebbene no, signori della corte: questi ‘pregiudizi’ sono più che fondati ed ora ve ne darò la prova empirica.
Sono giunta a queste conclusioni quando ho desiderato di implodere alla vista di un tatuaggio di una bandiera italiana accompagnata dalla becera scritta “100% italiana”. Oltre al fatto che ho degli ideali e valori politici ben diversi, ciò che mi ha fatto desiderare non solo di perdere la vista ma anche l’udito è stato quando tale entità ha tenuto una sorta di comitato politico per intrattenere una povera anziana alla quale aveva ceduto il posto.
Palesemente banale nella sua dialettica, tutta la sua argomentazione era basata su un’unica frase: “Perchè quando c’era il Duce..”. Non sapevo se ridere o piangere.
Ciò che più mi fa rabbrividire è che quelle parole sono state pronunciate da una donna. Fintantoché questi sproloqui politicamente vuoti ed asettici sono difesi da un essere-maschile, la cosa mi preoccupa un pò meno (ciò non toglie che non mi dia fastidio). Ma quando è una donna ad essere convinta e quindi a sostenere con superbia che il Duce era effettivamente il miglior capo dello Stato, questo mi rattrista.
Mi rattrista perchè mi sono illusa che la figura-femminile abbia emozioni e pensieri sfumati, che sia più propensa alla riflessione e quindi ad un senso critico più raffinato. Mi rattrista perchè anziché cercare di mobilitarsi per il futuro, anziché lottare per qualcosa di migliore, si rimane ancorati ad un passato politico quantomeno inefficace poiché, se fosse stato il contrario, probabilmente oggi viaggeremmo sulla stessa onda degli ideali e valori del Duce o chi per esso. Preferisco avere i treni in ritardo* anziché vivere in un clima di terrore.
*famoso slogan ricordato dalla Mussolini-Meloni di Spinaceto/Tor Pignattara: “Perchè quando c’era il Duce i treni arrivavano in orario”.
Bella presenza ed esperienza.
E’ difficile trasmettere in parole un’emozione come quella del bisogno del denaro. Scrivere “ho bisogno di soldi” non mi soddisfa e non rende nemmeno lontanamente la precaria idea di questo mio desiderio materiale. Per carità, avere ancora dei sogni è lodevole, ma non ci compro nemmeno un segnalibro con le ambizioni. Chiamatemi pure ‘materialista’ ma vi sfido a stare ancora con la paghetta del Genitore per comprare il tabacco, cartine e filtrini. Io ho cercato lavoro, eccome se l’ho cercato: annunci di ripetizioni per materie umanistiche ma anche aiuto compiti per le lingue (francese, inglese, spagnolo). Mi sono anche candidata a barista, baby sitter, cameriera.
Ciò in cui ripiego non è un posto da manager ma semplicemente un piccolo modo per rendere le spalle di mio padre meno pesanti dal dovere di dovermi (scusate il gioco di parole) campare. Ma se i prerequisiti di oggi si basassero meno sulla ‘bella presenza’ e più sull'impegno e la volontà di fare, forse ora mi starei comprando qualcosa di estivo messo in saldo. Già, perchè nemmeno con i saldi posso permettermi qualcosa.
Ricordo di essere andata a consegnare un CV per un posto da cameriera vicino Largo Argentina. Quando il titolare (o chi per esso) ha scoperto che non ho mai svolto una mansione di tal genere, mi ha guardato con un’espressione come per dire “ma-come-pretendi-che-tu-possa-fare-questo-lavoro-se-non-ne-hai-esperienza”. Il colloquio si è terminato con un: “ti faremo sapere: abbiamo altri CV da visionare”. Io me ne sono andata con un bel sorriso sulla faccia, per non dargli la soddisfazione di aver capito già l’antifona del discorso: che non mi avrebbero minimamente presa in considerazione.
Non voglio denigrare la mansione da cameriera, per carità. Ma vorrei che mi si spiegasse quale tipo di esperienza metafisica io debba avere per svolgere un lavoro del genere, se non quella di sapere camminare veloce, essere sorridente, solare ed attenta. Se mi avesse fatto fare almeno una prova per testare la capacità fisica di saper muovere le gambe, forse si sarebbe reso conto che non ci vuole una laurea. Inoltre sono abbastanza alta da poter vantare delle lunghe gambe e quindi dei lunghi passi.
Sono due le principali credenziali che si cercano quando leggo gli annunci di lavoro per cameriera o barista: bella presenza ed esperienza. Per il primo, o possiedo una eredità genetica per cui non c’è bisogno neanche di porsi il problema; o possiedo la capacità innata di essere una make-up artist in modo tale da rendere così il mio incarnato perfetto con il giusto contouring. Per il secondo fattore, beh, c’è un piccolo paradosso: se nessuno mi dà la possibilità di iniziare a fare esperienza, come faccio esperienza?

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Grazie per il libro che mi hai consigliato. :)
;)
Elogio per un’amica
A 24 anni posso asserire (un pò con orgoglio, lo ammetto) di saper scegliere con cura le amicizie. Sono quantitativamente discutibili ma qualitativamente invidiabili da chiunque. Tra queste spicca di luce propria una mia collega nonché cara amica*. Ci siamo accompagnate negli ultimi due anni di facoltà, tra un esame e l’altro, tra una tappa al bagno e miriadi di ‘pausa caffè e sigaretta’.
Il rapporto che ho con lei, non ha a che fare con la sfrenata necessità di sentirsi tutti i giorni. Quello lo facevo alle medie/liceo. A quei tempi credevo che per mantenere salda una relazione amicale fosse necessario farmi sentire in continuazione. Con il passare del tempo, grazie al cielo, ho capito che l’amicizia non equivale a fare stalking perseguibile penalmente. (Infatti ora di quelle amicizie non ne mantengo nessuna).
Ho capito che si tratta di una persona speciale non solo per la sua acuta intelligenza, per le sue attente analisi, per la spontaneità del suo sorriso, per la sua sincerità, per le sue osservazioni costruttive e mai banali, per la sua genuinità. Ho capito che si tratta di una persona più unica che rara quando basta la sua presenza per farmi stare meglio.
Questo è ciò che è capitato oggi, quando avevo cominciato a cantarmela da sola con dei pensieri auto-distruttivi e sicuramente poco utili. Anziché rimanere a casa a crogiolarmi (come solita sono fare) sono uscita con la mia fidata compagna universitaria. Non le ho detto niente del mio stato d’animo: in quel momento mi serviva distrarmi e non parlare dei miei personali fantasmi. Ebbene, nonostante l’innocente inconsapevolezza di ciò, questa persona ha alleviato la pesantezza della giornata e dei brutti pensieri; mi ha aiutata ad ignorare le fantasie patologiche con qualche sorriso.
Pur rischiando di cominciare a soffrire di diabete, voglio terminare dicendo che è da questo piccolo resoconto che ho capito che con lei basta poco per stare bene, come un giro in libreria ed un caffè freddo. Anzi no, mi correggo: basta lei.
* http://thatsgranger-bitches.tumblr.com/