Aleppo, colpito convoglio C.R.I. distrutti 20 camion
Colpire e distruggere un intero convoglio di 20 camion con aiuti umanitari destinati a circa 80 mila civili di Aleppo è un messaggio esplicito inviato da russi e governativi siriani all’Onu e agli Stati Uniti: le regole del gioco le decidiamo noi. Ancora non è chiaro – forse mai lo sarà – quale “errore” possa aver indotto la coalizione aerea guidata dagli Usa a colpire postazioni governative nell’est siriano mentre queste erano impegnate a fermare l’offensiva dello Stato Islamico. Questo incidente ha offerto a russi e governativi siriani il pretesto per accusare gli Stati Uniti e gli insorti di aver per primi violato la tregua del 12 settembre. Ancora oggi sui media vicini all’Iran, alla Russia e a Damasco si ritrovano notizie e commenti su quel raid e non sul bombardamento avvenuto nella notte contro il convoglio delle Nazioni Unite parcheggiato a Uram al-Kubra. I due eventi sono collegati: per una settimana l’Onu e gli Usa chiedevano che russi e governativi lasciassero passare aiuti umanitari, divisi in due convogli da 20 automezzi ciascuno, verso Aleppo assediata. Questo non è mai avvenuto, nonostante dal 12 settembre la riduzione della violenza avesse effettivamente aperto una rara finestra di opportunità per consegnare gli aiuti. Uno dei vizi dell’accordo russo-americano del 10 settembre è proprio l’inserimento della questione della distribuzione di aiuti umanitari in un patto politico e militare. Così facendo si è formalizzata la politicizzazione della questione umanitaria in Siria: se solo una parte coinvolta nel negoziato (gli Usa) insiste nel far arrivare gli aiuti ai civili di Aleppo est, fuori dal controllo del regime, significa che questi aiuti saranno usati dai rivali degli Stati Uniti come carta politica. Non potranno arrivare “gratuitamente”, ma la loro distribuzione potrà avvenire solo “in cambio di” qualcos’altro.













