Millions of Muslims take part in mass pilgrimage of Arbaeen – in spite of Isis | The Independent (Thursday 24 November 2016)
Lo scorso novembre una ventina di milioni di musulmani sciiti hanno trasformato in un’imponente manifestazione contro l’ISIS il loro rituale pellegrinaggio alla città di Kerbala (nell’attuale Iraq), il luogo dove i sunniti uccisero al-Ḥusayn ibn ʿAlī, figlio del cugino e genero di Maometto che secondo gli sciiti doveva essere il suo successore legittimo. Si tratta di una delle più grandi marce mai realizzate al mondo, eppure non ha avuto quasi nessun risalto sulla stampa occidentale.
Uno dei manifestanti, Mohammed Al-Sharifi, dichiara all’Independent in questo articolo: “Penso che la ragione per la quale i mass media non si sono occupati della marcia è perché pensano che non sia abbastanza succulenta da provocare un aumento delle vendite. […] Purtroppo la tendenza di alcuni giornali è quella di pubblicare storie di carattere divisivo. Se un gruppo di musulmani fa qualcosa di positivo, o non si menziona affatto o non viene menzionata la religione. Ma se qualcuno fa qualcosa di negativo, finisce subito sulle prime pagine dei giornali e viene menzionata la religione”. (La traduzione, piuttosto libera, è mia; ma potete leggere il testo originale nel link.)
Mohammed Shomali, direttore dell’Islamic Centre of England aggiunge che il sacrificio e il nobile messaggio di al-Ḥusayn ibn ʿAlī rappresenta la pace e la virtù dell’Islam e la sua decisione di non rispondere alla violenza con la violenza o la sottomissione e può essere un modello per tutta l’umanità.
Senza fare di tutti gli sciiti degli innocenti agnellini, che non sono, credo che queste parole dovrebbero imporre una riflessione a coloro che affermano che quella musulmana sia tout court una religione di violenza e ricorrono alla facile equazione islamista (o musulmano) uguale terrorista.













