Il 24 Febbraio 2022 la Russia ha invaso l'ucraina militarmente con le sue truppe.
I primi giorni di guerra per me sono stati un limbo infinito di leggere notizie e sentire i miei cari senza sapere se sarebbe stata l'ultima volta che li sento. Mercoledì del 23 febbraio, che è anche il Giorno dei difensori della patria (Den zashitnika oteciestva), io chiamami mio padre e gli chiesi se era preoccupato per le truppe russe al confine con l'Ucraina e lui mi disse di no, come anche tutti gli altri miei parenti e come anche io pensavo in quanto io stesso ho i nonni in russia, mio padre è nato li e vive a Kiev. Ed era per di più impensabile per me una guerra tra due popoli cosi culturalmente e storicamente simili. Pensare che Kiev è uno dei primi insediamenti della cultura slava.
Più passavano i giorni e più mi preoccupavo ma cercavo anche di realizzare che non posso comunque fare nulla. Sono contrario alla guerra il mio credo è che ogni essere vivente ha diritto e ha la stessa voglia di vivere e nessuno ha diritto di uccidere, tutti vogliamo vivere allo stesso modo, dalla formica all'elefante. E stavo impazzendo, ogni giorno notizie sempre più brutte, anche ora a distanza di 70 giorni. La guerra ha sicuramente tirato fuori il peggio da quelle parti, Eris (l'odio) aveva la meglio come durante la seconda guerra mondiale. Ma dove c'è l'odio c'è anche l'amore e se li era impossibile, nel resto del mondo si stava osservando tanta solidarietà, tanto Eros (amore) per l'Ucraina.
E anche io ho iniziato a cercare di fare il possibile, aiutando persone che avevano bisogno d'informazioni, di supporto morale, di qualsiasi cosa io potevo fare con i miei limiti e da casa mia. Anche perchè i miei parenti che volevo tanto che scappassero da li e li supplicavo in tutti i modi di farlo, erano inamovibili. Non volevano ne scappare, ne tanto meno lasciare che li invadessero cosi senza tentare di fare qualcosa. Il popolo si era unito tutto insieme per respingere l'attacco, e non era la prima volta (2014 Maidan già si era dimostrato che il popolo ha potere sullo stato, il popolo è lo stato, i politici devono fare quello che vuole il popolo). Chi faceva le molotov, chi i posti di blocco sulle strade chi teneva d'occhio i ponti, moltissimi i volontari tra cui il marito di mia cugina Igor e il moroso della sorella Ivan, mio fratellastro Nikita arruolato ed è più piccolo di me di 2 anni.
Chiamavo, scrivevo ai miei amici e parenti per sapere come stanno. La storia di mia cugina 16enne mi ha colpito. Lei era terrorizzata con lo zainetto pronto in caso di evacuazione. Mi disse "non mi piace andare a scuola ma ora ci tornerei volentieri, tornerei all normalità e ci andrei volentieri".
Ma due domeniche dopo la mia routine di fare logistica da qui comodamente è stata stravolta dalla notizia di mio fratello che avrebbe tentanto in tutti i modi di lasciare il paese in quanto era chiaro che questa guerra non sarebbe finita presto e che sarebbe peggiorata di giorno in giorno, se non di ora in ora. Io mi ero ormai rassegnato al fatto che qualcuno dei miei parenti sarebbe venuto. Li avevo supplicati i primi giorni di venire qua di lasciare stare la guerra ma loro mi dicevano che li hanno la loro casa, i loro amici, la loro fatica per costruire ciò che hanno e che iniziare da capo da un altra parte non era un opzione, come non era un opzione di darla vinta ai russi, quella era la loro casa e la avrebbero difesa fino all'ultimo. E io ormai mi ero rassegnato e li avevo finalmente compresi. Per me la guerra era inutile, era inutile pure morire in guerra, per chi? Per i politici che ci tengono in povertà e ci usano a loro piacimento? Per cosa? Per un pezzo di terra che è chiamato patria solo perchè li ti ha partorito una figa (cit. Caparezza)? Non aveva senso per me, per loro invece si. Erano stati invasi, erano stati feriti, stavano subendo un ingiustizia senza un motivo, solo perchè volevano essere un paese libero e indipendente. Durante la rivoluzione Maidan lo avevano già dimostrato di essere uniti e di volere tutti la stessa cosa. Cosa che ne in russia con gli oppositori russi, ne in Bielorussia erano riusciti a fare con il governo (s)Putin e Lukashenko. La Polonia è un esempio di un paese ex URSS indipendente. Lo è la Lettonia, Lituania, Estonia, Finlandia speriamo e spero non succeda nulla alla Moldavia anche li ho cari amici. Durante la rivoluzione Maidan la polizia sparo ai manifestanti li malmeno, vietarono di portare caschi, di portare maschere, blocco internet, blocco delle manifestazioni, vera e propria dittatura e oppressione.
Quindi ora sentendo che mio fratello cambia idea mi faceva preoccupare di nuovo, forse qualcosa era cambiato e lo era. Poco dopo ricevetti anche la chiamata dell'altro mio fratello che aveva preso la stessa decisione per la sua famiglia. Sua moglie Irina e le due figlie Nastia 15 anni, quasi 16, e Dasha 7 anni. E ancora poco dopo pure mia cugina Lilia con cui sono cresciuto assieme nella stessa casa. Lei assieme a sua madre e i due bambini di 2 e 6 anni avevano deciso pure di andare via dall'Ucraina e venire da noi in Italia. La notizia ovviamente mi sollevo tantissimo, finalmente avevano capito di correre un pericolo e facevano qualcosa. Gli uomini dai 18 ai 60 anni non possono lasciare l'ucraina per l'emergenza guerra ma almeno i bambini si.
Avevo iniziato a pensare a come fare, tutte le opzioni possibili e preferibilmente le più intelligenti non volevo andare io al confine il viaggio era lungo ed era dispendioso ma se c'è ne sarebbe stato il bisogno sarei partito subito. Tra le opzioni esaminate solo il giorno dopo iniziai a prepararmi io stesso. Quando capì che per fare questa cosa bene ci sarebbe voluto impegno proprio da parte mia e non potevo rischiare e affidarmi agli altri. La missione era portare i documenti a mio fratello che attestavano che lui è il padre di mio nipote Leo e che la madre è venuta a mancare e per il fatto che è l'unico genitore non lo si può lasciare in Ucraina altrimenti il bambino potrebbe rimanere orfano.
I corrieri che spediscono in Ucraina non mi avevano ispirato fiducia anche se fino all'ultimo anche dopo essermi organizzato per partire ho tenuto in conto l'opzione di spedirli e basta. Chiamai il Giano un mio caro amico e gli chiesi se lui era disposto a prestarmi la macchina, lui accetto pure di venire con me ma non avendo il passaporto e quindi non potendo entrare nell territorio ucraino per portare i documenti a mio fratello io chiesi a Mormo e lui con una voce che tremava per il pensiero delle bombe accetto in nome della nostra amicizia a cui entrambi teniamo particolarmente e in quanto lo rassicurai che al confine nessuno spara. Mormo non disse nemmeno ai suoi genitori all'inizio che avrebbe dovuto sconfinare e avevamo paura entrambi, io mi sentivo anche una forte responsabilità per lui visto che mi aiutava. E pensavo a come fare per non farli correre nessun rischio.
Intanto si era fatto lunedi sera e ci stavamo organizzando: serviva una tanica che avremmo riempito di benzia per emergenza (che mai è servita ed è tutt'oggi piena dopo ormai un mese e che per tutto il viaggio ci ha intossicato col suo odore), dei powerbank per sicurezza, cibarie varie alle quali penso la madre di Mormo in modo impeccabile e Caterina che ha fornito un sacco di cibarie che ci salvarono nei momenti di merenda e spuntini, mia madre era troppo presa dal panico e shock per la guerra di solito anche lei mi avrebbe imbottito di cibo e ciò ora mi fa capire il grado delle sue preoccupazioni di quei giorni. Servivano dei vestiti pochi, pensavamo di fare in 2 giorni massimo 3 e le cose di igiene personale. Poi bisognava dormire bene e partire riposati il viaggio sarebbe stato stancante. Passammo anche da Frenk e io gli chiesi in prestito dei soldi in quanto non avevo molte risorse economiche, di sicuro non per un viaggio di 2000km che poi si rivelo di 5000.
La mattina dopo di martedì 8 marzo per la festa delle donne partimmo. Ora che ci penso bene mi ricordo che è la festa delle donne, io non feci gli auguri a nessuno. Nemmeno a Claudia e Giorgia che mi accompagnarono fino a Savignano sul Rubicone per prendere la macchina al Giano.
Per fare tutto il viaggio impiegammo alla fine 5 giorni, dormendo certi notti solo 2 ore, mangiando in macchina alle volte e facendo cambi ogni 3-4 ore per guidatore.
Prima di partire senti persone che già erano state al confine chiesi informazioni e mi feci dare consigli. Per primo guido Mormo, io avevo bevuto un sacco di caffè apposta ma per non impormi cedei a lui il primo turno e arrivammo fino Venezia, li iniziai a guidare io e a dire la verità appena mi misi alla guida rischiammo un incidente perchè sia io che Mormo stavamo al telefono allo stesso momento e la macchina usci un poco fuori strada. Da quel episodio decidemmo che il guidatore non sta mai al telefono o per lo meno entrambi nello stesso momento. In Austria riempimmo la tanica di benzina in quanto costava meno che in Italia, all'autogrill ci avevano consigliato la Slovenia ma non pensavamo di passare da li. E poi cercammo il GPL ma a nostra sorpresa il GPL in Austria non è diffuso e solo a Vienna riuscimmo a fare il pieno. Io indossavo la fascia Ucraina in testa e il benzinaio che era Turco sentendo la nostra storia ci offri caffè e sigarette e si dispiacque per la povera Ucraina un altra volta in lotta per la sua libertà. Nel frattempo mio fratello Sergio con la compagna Svetlana e il figlio Michail cercavano di attraversare il confine ma a mio fratello essendo uomo lo fecero scendere dal pullman e lo rimandarono indietro dicendogli che non bastavano nemmeno solo i documenti, figurati le fotocopie, ma serviva che lui era con il bambino in carne e ossa.
Io iniziai a ragionare sul da farsi. E se fosse pericoloso per mio nipote Leo venire con noi? E se valeva la pena tornare a prenderlo. Dopo 5 minuti di esitazione decisi, l'adrenalina mi faceva prendere decisioni ed essere lucido in una maniera che mai prima sperimentai. Ho pensato che se c'era un modo per aiutare anche solo una piccola speranza di salvare qualcuno dalla guerra ne valeva la pena di provare. E al confine non c'era rischio al massimo saremmo tornati indietro senza mio fratello. Ma dovevamo tentare. Erano le 21:15 circa e io guardai i treni, c'era un treno da Bologna per Vienna e da Rimini a Bologna alle 22. Chiamai mia mamma gli dissi di essere pronta a partire in 20 minuti e subito dopo chiamai un mio amico che passo a prenderli per portarli in stazione. Mia mamma mi chiese come avremmo fatto per Lara il nostro cane non poteva stare da solo e chiamai Caterina che venne a stare in casa nostra per badare il cane. Solidarietà tanta solidarietà, grazie ancora a tutti. Mormo nel frattempo trovo un ostello a pochissimo e ci dirigemmo li. Mia mamma intanto mi faceva sapere che il treno era in ritardo, aveva paura di non prendere la coincidenza. Io senti Wei un mio mico cinese di Bologna che mi disse che casa sua era casa mia e che mia mamma avrebbe potuto passare la notte li, cosi lei si tranquillizzo un po' e pure io, un altra volta solidarietà che ci faceva sentire al sicuro. All'ostello entrammo per fortuna. C'era un codice ma booking non ci mando quello giusto ed un signore russo che usci a fumare ci spiego come entrare. Dentro conoscemmo dei ragazzi del Chile con cui dopo che io mi rassicurai che mia mamma e mio nipote fossero sul treno passammo la serata parlando anche dell avocado in Chile che rovina il paese e altre cose molto interessanti sul loro paese.
La mattina io mi svegliai prestissimo non riuscivo a dormire, e andai a farmi un piccolo giro per la città comprai acqua e cose per fare colazione come succo e biscotti e ritornai a lavorare al PC in ostello. Nel frattempo cercavo anche un alloggio per i miei che sarebero arrivati e informazioni per tutti i rifugiati che stavano affluendo. Scopri che la moglie di mio fratello Alex, Irina, con le bibme erano saliti alle 5 del mattino dopo una notte stremante al confine al freddo, a piedi, su un pullman che le stava portando a Dresda in Germania. Ero contento ma anche terribilmente preoccupato erano sfiniti e li dovevamo incontrare per non farli patire ancora.
Mia mamma stava arrivando alla stazione con mio nipote e io mormo andammo ad incontrarli. Ci abbiamo messo mezz'ora a trovarli e intanto senti anche la compagna di mio fratello che era a Warsavia in Polonia. Il suo piano era andare a Praga, anche loro volevano che li andassimo ad incontrare ma sapendo che hanno contatti e che i treni sono gratis in Polonia e ci sono un sacco di volontari li vedevo come quelli che stanno meglio e rifiutai di andarli a prendere fino in polonia in macchina. A Praga Svetlana aveva una cara amica non che la sorella del suo ex marito, ed era sposata e avevano una casa indipendente molto capiente. E per farvi capire queste persone erano Russe e ci hanno accolto come in famiglia.
Infatti a quel punto il nostro piano divento andare fino a Praga, lasciare li mia madre e mio Nipote, andare a Dresda prendere Irina, Nastia e Dasha e portarli a Praga da tutti gli altri, ripartire per andare al confine a prendere mio fratello. Lasciammo mia mamma Olga e Leo mio nipote in un ristorante con giochi per bambini a Praga perche' Misha e Anja che ci avrebbero ospitato non erano ancora rientrati a casa e sarebbero passati a prenderli non appena in citta'. E ci dirigemmo per Dresda.
Arrivammo a Dresda nello stesso momento del pullmino e vedi Nastia, Ira e Dasha e li andai ad abbracciare e sentire come stanno. Erano distrutte volevano solo andare in una casa a fare una doccia. E in bagno. Quindi ci fermammo in autogrill e li mangiammo e ovviamente bevemmo qualche birra che in Ucraina erano vietate tutte le bevande alcoliche. A Praga la casa era bellissima e comoda docce giganti, divano, stanze per tutti, ci è andata veramente tanto di culo. Anja era gentilissima e ci accolse e sfamo tutti.
Io avrei preferito dormire e partire al mattino eravamo già abbastanza provati, ma si decise che era meglio partire nel cuore della notte per arrivare al confine di giorno (non sono mai stato così diplomatico come in quei giorni, sul prendere decisioni assime agli altri confrontandomi). C'erano altre 10 ore di viaggio. E di giorno era meglio attraversare il confine che di notte. Quindi andammo a dormire e ci svegliammo alle 3 per ripartire io, mia Mamma, Leo e Mormo che si volle prendere il primo turno di guida mentre io continuavo a dormire.
Questa volta il viaggio si fece molto lungo e noioso. Abbiamo attraversato Repubblica Ceca, la Slovacchia e poi tutta l'Ungheria dove il paesaggio è piatto e vuoto, nessuna montagna, nessun panorama. Kilometri e kilometri di terre nemmeno coltivate un deserto pratticamente.
A mezzogiorno eravamo al confine. Io scesi dalla macchina e guardai il confine pensando quanto fosse assurdo che se io entravo li, poi non sarei più potuto uscire. Pensavo questa è la terra dove sono nato che strano è al di la di un confine invalicabile ora. Pensavo ai miei parenti ancora al di là del confine chi sa cosa facevano, chi sa come stavano. Chi sa se li avrei rivisti e quando? Poi una guardia si diresse verso me e io mi girai e feci i tacchi.
Volevo trovare un bar dove bere un bicchiere di vino e non birra, volevo proprio il vino forse era nostalgia. Per strada vidi un signore e gli chiesi informazioni in inglese e lui che stava per salire in macchina mi invito a venire con lui. Un po' mi sono spaventato ammetto, non si sa mai cosa può succedere in un paesino in Ungheria a uno straniero. Dopo un minuto ero a destinazione, il posto non era il massimo perchè per qualche motivo le finestre erano tutte tappezzate e quindi non si vedeva ne dentro ne fuori. Li ho capito quanto fosse difficile l'Ungherese non per niente una tra le lingue più complicate del mondo. Nemmeno con il traduttore riuscivo a farmi capire e capire cosa c'era scritto sul menu. Ma mangiai una buona zuppa e poi un piatto con carne e patate.
Intanto Luca, detto mormo da noi per il suo cognome "Mormone", aveva portato Leo e i documenti a mio fratello che decise di attraversare a un altro confine per non mostrare che c'era la nonna che poteva prendersi cura del bambino e Luca con mia mamma si erano messi in fila per attraversare nello stesso posto e avevo capito che era lunga, ma non avevo capito quanto lunga... Mi feci un giro per il paesino.
Alla stazione c'erano dei volontari e dei rifugiati, sentivo annunciare treni in partenza per Praga e altre città grandi. Vedevo dei tendoni montati dei punti dove davano cibo e bevande calde, polizia e me ne tornai al bar/ristorante.
Per gentilezza chiesi se potevo dormire sul tavolo ordinando un altra birra, ma la risposta al mio gesto di mani come per fare un cuscino mi dissero hotel, la giù indicando col dito. Dopo giorni ho capito che sono io che ho mal interpretato perchè ero stanchissimo. Pensai che mi dicessero qua non si dorme vai in un hotel brutto pezzente e quindi non dormi anche se il sonno mi stava distruggendo ma lavorai al computer per tenermi sveglio. Invece forse loro in comprendendo la mia richiesta e volendo fare del meglio mi hanno indicato un hotel.
In quel locale incontrai anche due rifuggiate Ucraine che mi raccontarono la loro storia su come nei giorni in cui scoppio la guerra si trovavano in vacanza a Milano e ora erano tornate al confine aspettando i propri parenti per andare da qualche parte forse in repubblica ceca o qui in Ungheria. Avevano un cagnolino molto bello con se ed erano vestite alla moda, un po' troppo per i miei gusti. Gli lasciai il mio numero se in caso avessero avuto bisogno d'informazioni in Italia.
Dopo una sigaretta di fuori, dove stava iniziando a essere d'avvero molto freddo, mi chiamo mio fratello dicendomi che loro avevano passato il confine ed erano in Slovacchia e io iniziai a cercare un Taxi prima al bar e poi dirigendomi in stazione. Arrivato in stazione provai a chiedere ma mi chiedevano cifre spropositate per fare i 50km che c'erano da fare, 300euro capi che questa era una bella fregatura altro che volontario avevo beccato uno sciacallo. Un signore mezzo ucraino mezzo ungherese che però voleva spellare le persone. Rinunciai al trovare aiuto e dissi a mio fratello di aspettarci tutti che tra qualche ora magari sarebbero usciti dal confine anche mormo e mia mamma.
Erano già le 21 cioè stavano al confine da 7 ore. Ogni tanto ci chiamavamo o scrivevamo per quanto non mi dia fastidio chi sta sempre tutti i giorni al telefono quei dispositivi ci salvarono e ci hanno dato la possibilità di organizzarci e tenerci informati. Ero dispiaciuto per mormo 7 ore in macchina con mia mamma fermi, io mi sarei sparato. Invece lui aveva caricato in macchina pure altre 3 donne e 3 bambini di cui un neonato e li stava facendo attraversare il confine.
Li a Còp l'unico modo per attraversare era con un mezzo, con un auto o bus etc., e loro mi dissero che c'erano persone che se ne approfittavano e chiedevano anche li cifre sproporzionate per fare attraversare le persone dandogli quel passaggio di 5 km di strada di confine e chiedevano 500, 400 euro. Sciacalli, aspettavano che uno gli offrisse tutto ciò che ha giusto per scappare dall'orrore della guerra, perchè quelle cifre sono gli stipendi medi in Ucraina. Moltissime le persone scappate verso i confini anche solo per trovare una nuova sistemazione li, un lavoro li, e gli Ucraini li aiutavano come potevano, con alloggi, lavori. Mentre questi... vomitevole lucrare su una tragedia.
Alla stazione parlai con qualche volontario che mi spiegarono che i tendoni servono per fare i documenti a chi è partito senza, che stavano tutti senza mascherina perchè in Ungheria erano state abolite (anche se per me era assurdo, il covid poteva proliferare in posti cosi affollati, ne bastava uno per ammalare tutti, e questi tutti non avevano una casa dove passare i giorni di febbre), che si pur troppo c'erano sciacalli ma comunque avrebbero cercato di aiutare il più possibile tutti. Dentro alla stazione c'erano bambini che giocavano e ridevano ed erano sereni e io pure mi rassenerai che almeno loro erano felici che non è poco.
Poi ho incontrato un giornalista dell'Arabia Saudita che mi voleva intervistare e io gli ho rilasciato volentieri la mia intervista poi parlai con il suo cameraman della guerra e poi ricevetti una chiamata di mia mamma che mi diceva che l'unico loro desiderio al'arrivo era di bere del cognac. E andai a cercarlo era tutto chiuso nel paesino tranne un pub dove ordinai una bottiglia di cognac stupendo e attirando l'attenzione di tutti che mi iniziarono a dire quanto gli dispiace per la guerra.
Tornato alla stazione incontrai dei giornalisti Italiani, siciliani, anche loro mi hanno fatto un intervista. Non so come facevo a stare in piedi non dormivo da moltissime ore e infatti io non so che cosa abbia detto a queste interviste ma qualcosa rispondevo. Il giornalista dell'Arabia Saudita mi chiese di riprenderci quando arriva la mia famiglia, il momento dell'abbraccio etc., e io acconsenti ma poi in verità quando arrivarono per d'avvero finalmente non ci pensai minimamente (abbiamo dovuto rifare la scena per finta solo per la TV dopo).
Arrivati tutti abbiamo mangiato le zuppe calde dei volontariati, bevuto un caffè, fumato e in fretta siamo ripartiti per prendere mio fratello e mio nipote che erano al freddo e al gelo, perchè il bar in cui ci aspettavano aveva chiuso. Intanto io parlai con i ragazzi di 16 e di 17 anni che mormo aveva trasportato con le madri e senti gli orrori di Mariupol come lo avevano vissuto loro in prima persona. Terribile che le persone, i ragazzi debbano vedere e vivere queste cose.
Per andare a prendere mio fratello guidai io che mi feci di nuovo una carrellata di caffè e seguendo le indicazioni di Google maps ci siamo quasi infilati dritto dentro un fiume dove non c'era un ponte, forse era rimovibile e lo toglievano d'inverno. Fatto sta che abbiamo rischiato grosso io andavo spedito per arrivare il prima possibile visto che mio fratello e Leo stavano al freddo già da qualche ora. Frenai in tempo e facemmo un'altra strada molto più lunga, lo sciacallo dei 300euro una cosa vera la aveva detta.
Arrivati in Slovacchia mio fratello e mio nipote erano felicissimi anche se congelati, si lamentarono per il mio ritardo dicendomi Artur non cambi mai, e siamo ripartiti con più calma tutti assieme per andare a Praga per riposare e ripartire per tornare in Italia.
A Praga arrivammo per pranzo, dormimmo qualche ora e io convinsi mormo a fare un giro in città che ci ha lasciato a bocca aperta, troppo bella. Poi ovunque c'erano bandiere ucraine volontari che raccoglievano donazioni. La Repubblica Ceca sa cosa vuol dire regime russo anche loro sono stati invasi contro la loro voglia e con altri pretesti assurdi.
Ripartimmo nuovamente di notte per arrivare prima con mia mamma, mormo, io, Irina, Nastia e Dasha si stava stretti dietro ma eravamo in viaggio verso casa. Un altro lunghissimo viaggio anche per la stanchezza accumulata. Ma la missione era compiuta. Ora per ammortizzare il viaggio raccolgo delle donazioni anche somme piccole saranno d'aiuto, ringrazio per la lettura e auguro pace a tutto il mondo. https://www.paypal.com/pools/c/8J6hB8kmlE














