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Proprio MAI .
Non c’è integrazione che tenga.
Integrazione impossibile e, soprattutto, loro non la vogliono:
auspicano il dominio loro e la sudditanza nostra.
La Boldrini è un nulla evanescente.
In molte comunità islamiche la libertà femminile è subordinata al controllo maschile. Non è un’invenzione. Si manifesta in forme che vanno dal velo obbligatorio o fortemente imposto, al divieto di uscite non accompagnate, al controllo sugli abiti, alle punizioni domestiche per “comportamenti disonorevoli”, fino a fenomeni più gravi come i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali femminili e i delitti d’onore. Questi non sono reliquie medievali scomparse: esistono ancora oggi in vari paesi a maggioranza musulmana e vengono importati, in misura variabile, anche in Europa attraverso alcune comunità immigrate.
Il riferimento alla piscina non è banale. In diversi contesti la presenza di uomini non parenti in ambienti misti è considerata motivo di "disonore" e può scatenare reazioni punitive in famiglia. Non è un’opinione: è ciò che raccontano molte donne che escono da queste dinamiche e ciò che emerge da rapporti di organizzazioni per i diritti delle donne e da sentenze europee. Dire che "il tema non è se vanno in piscina" è corretto: il tema è il principio di autorità e di segregazione di genere che rende accettabile o addirittura doveroso punire la donna.
L’idea che "non c’è multiculturalismo che tenga" e che "loro non la vogliono" non è pure propaganda. Le indagini mostrano che in ampi segmenti delle popolazioni musulmane, soprattutto di prima e seconda generazione provenienti da determinate aree, restano maggioritarie posizioni incompatibili con i diritti individuali occidentali: punizione dell’apostasia, subordinazione legale della donna, rifiuto dell’omosessualità, preferenza per la sharia su parti del diritto civile. Quando queste posizioni si consolidano in comunità separate, l’integrazione non avviene: si formano aree di parallelo normativo. L’Italia, ma anche l’Europa[Sic.] ha impiegato secoli a superare strutture patriarcali e clericali; reintrodurre versioni aggiornate di quelle strutture tramite flussi migratori non controllati non è "ricchezza culturale", è un regresso per le donne e per lo Stato di diritto.
Questo non significa che ogni musulmana sia "schiava" né che ogni immigrato musulmano rifiuti l’integrazione. Esistono donne musulmane secolari, riformiste o semplicemente individualiste che rifiutano queste pratiche. Esistono anche uomini che le contestano. Generalizzare all’intero gruppo è sbagliato. Ma altrettanto sbagliato è negare i pattern empirici per non sembrare "islamofobi". I dati su violenza di genere, controlli familiari e attitudini verso l’uguaglianza di genere nelle comunità di origine maghrebina, pachistana, somala, afghana ecc. non spariscono perché qualcuno grida al razzismo.
Laura Boldrini e la retorica che rappresenta hanno spesso preferito il moralismo astratto: accoglienza", "multiculturalismo", alla difesa prioritaria delle libertà concrete delle donne, e anche dei gay, degli apostati, dei critici dell’Islam. Quando si privilegia la "sensibilità delle comunità islamiche" rispetto ai diritti individuali, si finisce per proteggere chi opprime. Non è un’opinione di destra o di sinistra: è una gerarchia di valori. Chi mette l’uguaglianza formale davanti alla libertà sostanziale delle persone finisce per tradire le seconde.
Sì, parti rilevanti della cultura che si porta dietro da certi paesi di origine sono incompatibili con la libertà femminile all’occidentale. L’integrazione non è automatica e non può essere unilaterale. Pretendere che l’Italia, ma anche l’Europa[Sic.] accetti la reintroduzione di norme patriarcali e comunitarie come "diversità" da tutelare è una resa, non un progresso. Si può e si deve distinguere tra individui e pratiche, ma non si può continuare a fare finta che il problema non esista o che sia solo "razzismo".
Saremo sempre quei “servi disobbedienti alle leggi del branco” che conservano una goccia di splendore, di umanità e di verità. È questo il messaggio che ci ha lasciato Fabrizio De André ed è il nostro vero leitmotiv: il rispetto non nasce dall’omologazione, ma dal riconoscimento della dignità di ogni persona, anche quando è diversa, minoritaria o scomoda. Un principio che, purtroppo, certa sinistra predica spesso, ma pratica molto raramente. Ormai siamo al delirio ideologico di una sinistra illiberale e senza ne’ capo né coda.
Giorgia Meloni non può andare in vacanza in Sardegna, Matteo Salvini non può ascoltare un concerto dedicato a De Andrè e notate ogni giorno che in proporzione, ad esempio, non possiamo pubblicare quello che più ci aggrada perché arrivano e ti aggrediscono verbalmente. Capito, i democratici? Sono amici se decidono loro e non li contraddici. Altrimenti. Urla e insulti. Rendono invivibile ogni ambiente. Purtroppo sembra che i sinistri siano impazziti, vanno avanti con un odio talmente esasperato, a partire dai vertici politici, molto vicino ad una patologia psichica. Pensano in questo modo di buttare fango su Giorgia Meloni...ma possibile che non si rendano conto che provocano esattamente l'effetto contrario? Sento molte persone schifate e disturbate da questo atteggiamento e anche persone che hanno sempre votato a sinistra che si dissociano da questa patologia collettiva che purtroppo è fomentata dall'alto. Qui siamo all'impazzimento. Gentucola che non ha niente da fare e da dire se non rompere i Co.., forse per qualche minuto di notorietà.
Mai mi era capitato di vedere e sentire ( neanche ai tempi di Berlusconi) insulti odiosi, cattiveria nei confronti un presidente del consiglio tra l'alto donna e sulla sua bambina, uno schifo, uno squallore, INDEGNI schifosi se non siete d'accordo sull' operato di questo governo, esiste uno strumento che si chiama ELEZIONI, COSA ESSENZIALE IN UNO STATO DEMOCRATICO.
I sinistronzi sono il cancro di questo Paese , boriosi capre violenti ed offensivi . Non tutti ovviamente ci mancherebbe .
@antipentac52268
X
Meglio tardi che mai !
E non sai bene cosa c'è dietro ancora, la galera a cielo aperto.
Uno che sta cominciando a svegliarsi :
"Anonimo: Ho 40 anni e ne ho piene le scatole. Non voglio più inquadrare un codice QR per leggere la carta di un ristorante.
Non voglio più creare un account per ritirare un pacco.
Non voglio più passare per Doctolib, France Connect o un'ennessima app per la più banale delle pratiche amministrative.
Oggi, persino andare a ritirare un pacco, mangiare in terrazza o pagare un parcheggio diventa un percorso digitale obbligatorio.
Ti chiedono un account, un'email, un numero di telefono, a volte persino una validazione via SMS… per cose che prima richiedevano 30 secondi.
Non ho voglia di avere quindici applicazioni solo per poter esistere là fuori.
Non ho voglia di lasciare i miei dati a ogni negozio o servizio.
Voglio solo poter vivere nel mondo reale senza che mi mettano un guinzaglio digitale a ogni angolo di strada.
Sinceramente, anche voi ne avete le scatole piene di questo sistema… o sono solo io che sto iniziando a perdere la pazienza..."

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Meloni in vacanza tradizionale con la figlia: insulti sessisti e classisti (anche da donne). La “sorellanza” si ferma alla tessera. Silenzio femminista sulla disumanizzazione della premier. Ipocriti.
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✍🏻 Roberto Riccardi
“Nana”. “Caciottara a mollo”. “È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l’amuchina”.
Il bersaglio: una madre in vacanza con la figlia di nove anni. Le firme, in gran parte: donne.
Questo il trattamento riservato a Giorgia Meloni per tre giorni alla Maddalena. Tre giorni di volo di linea, traghetto, gommone a noleggio e panini nella borsa frigo.
Niente yacht, niente voli di Stato: la fila all’imbarco come qualunque madre italiana d’agosto.
Ed è proprio questa normalità che ha fatto impazzire la muta di cani rabbiosi.
“Nullafacente da sempre”, “le ferie le prende chi lavora”: quasi quattro anni alla guida del governo, evidentemente, non contano come mestiere.
Fino al capolavoro dell’amuchina. Infestare: il verbo che si riserva agli insetti.
Quando l’avversario politico diventa un agente contaminante non siamo più nell’insulto, siamo nella disumanizzazione da manuale. Quella su cui si scrivono i saggi e si organizzano i convegni. Quando capita agli altri.
E qui il dato che nessuno vuole vedere.
Donne che danno della nana a una donna. Donne che deridono la maternità di una donna. Donne che evocano un disinfettante per una donna che fa il bagno con la figlia.
La sorellanza, parola d’ordine di ogni piazza femminista degli ultimi dieci anni, si ferma al tornello della tessera politica. Di là dal tornello non ci sono sorelle: c’è una preda.
Qualcuna, nel coro, ha pure fornito la teoria: “questa destra ha sdoganato la violenza verbale e ora vi meravigliate che qualcosina torni indietro”.
Eccola, l’assoluzione preventiva. Se l’è cercata.
La stessa identica grammatica che il femminismo denuncia – giustamente – quando viene usata contro qualunque altra donna. La gonna troppo corta, il rientro troppo tardi, le idee troppo di destra: cambia il pretesto, la logica è quella.
Ma applicata a Meloni diventa improvvisamente analisi politica.
E la rabbia ha una radice precisa, che il vocabolario confessa da solo.
Caciottara, borgatara, pescivendola: insulti di censo, non di politica. È il disprezzo del salotto per il mercato rionale, firmato da una sinistra che ormai vince ai Parioli e ha perso nelle borgate che furono sue.
La prima donna al vertice di Palazzo Chigi doveva essere una di loro: laurea giusta, quartiere giusto, salotto giusto.
Invece il soffitto di cristallo lo ha sfondato una madre della Garbatella che parla come il popolo che loro hanno smesso di frequentare.
Non le perdonano le idee. Non le perdonano di essere arrivata prima, partendo da sotto.
Né si può dire che manchi il contesto. Due mesi fa, alla Camera, il capogruppo grillino in commissione Esteri Francesco Silvestri ha spiegato che la premier “ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda”.
Detto in aula, a verbale, dal pulpito della Repubblica.
E nella stessa seduta si è consumata la scena che vale un trattato di sociologia: l’onorevole Boldrini indignata perché un collega aveva osato dire “signor presidente” – il maschile, che scandalo – e silente sull’allusione alle ginocchiere.
La sentinella del linguaggio monta la guardia sull’articolo e dorme sulla sostanza.
Risultato: nel giro di giorni, “ginocchiere” era l’argomento più gettonato sotto i post d’odio contro la premier.
Il linguaggio non sale dalla fogna al palazzo. Scende dal palazzo alla fogna.
E non è la prima volta. Quando Landini la definì “cortigiana”, dalle piazze femministe. Quando la televisione di Stato russa la chiamò con epiteti da postribolo, sempre silenzio.
Quando un professore augurò alla figlia di nove anni la fine di Martina Carbonaro e quando un camerunense davanti a una questura fece alla stessa bambina allusioni che non si trascrivono, le piazze che si riempiono per un asterisco rimasero vuote.
Il copione non cambia mai: si cambia solo la vittima designata e la si toglie dall’elenco delle donne difendibili. Perché di questo si tratta.
Il movimento che vede il patriarcato in una pubblicità, in una desinenza, in una ricetta di cucina, davanti alla prima donna presidente del Consiglio della storia repubblicana – coperta di insulti sessisti, minacciata, con la figlia minorenne nel mirino da tre anni – non ha mai trovato dieci minuti per un presidio.
Non una fiaccolata. Non un corteo di Non Una di Meno. Non una riga delle firme che vivono di questo.
Dov’era il patriarcato quando serviva davvero? Era in vacanza pure lui?
La risposta la conosciamo ed è la stessa che spiega un altro silenzio: quello sulle donne musulmane.
Sui matrimoni forzati, sulle mutilazioni, sui niqab imposti alle bambine nelle nostre città, il femminismo militante pratica da anni la medesima sordità selettiva.
Le donne velate a forza e la premier detestata condividono lo stesso destino: sono donne sbagliate, la cui oppressione non porta consenso. E allora non esistono.
Un femminismo che sceglie quali donne difendere in base alla convenienza non è un movimento di liberazione. È un ufficio stampa con la bandiera sbagliata.
Il patriarcato lo vedono ovunque, tranne dove c’è una donna che non gli piace.
E ogni giorno di questo silenzio, mentre una madre viene linciata per un traghetto e una bambina cresce sotto scorta digitale, quel silenzio firma con nome, cognome e sigla dell’associazione.
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Considerazione personale.
Senza necessariamente voler prendere le sue difese e al netto di ciò che si abbraccia o si condivide politicamente, imbarazza leggere tanto astio, o meglio odio, soprattutto da parte delle donne ed ahimè di sinistra, quelle che hanno "inventato" il bodyshaming.
Si ammantano di un'etica pret-à-porter per le battaglie di facciata, ma di fronte a una madre ferocemente deumanizzata la loro presunta morale rivela una natura miserabile: l'empatia è solo una concessione ideologica, accordata a patto che la donna non osi sovvertire la loro gerarchia di classe.
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Quindi il patriarcato non va smantellato tutto... solo quello bianco... il patriarcato degli altri va finanziato con soldi pubblici perché se una vuol fare il bagno vestita "è una sua scelta".
E se saltasse fuori che anche il superamento del principio di non contraddizione alla fine fosse un disegno patriarcale di una scuola filosofica ben precisa fatta tutta di uomini bianchi europei, come si fa...?
Inoltre un dubbio mi perseguita: nell'ora d'aria "per sole donne" velate, saranno ammesse anche le "percepite"?
Per par condicio rivendico l'ora d'aria nudista 😁
Il patriarcato bianco e occidentale è oppressione sistemica. Quello maomettano è diversità culturale da rispettare. Il femminismo intersezionale s’inchina alla spada di Allah.
Inevitabile!
Come legge impone, le reazioni han da essere proporzionate all'offesa :D

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A un mio amico é scomparso dall’indice di pages dell’ipad un racconto che stava scrivendo.
Qualcuno mi sa dire che cosa puó essere successo e cosa fare per recuperare il testo?
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Le donne musulmane vogliono una piscina per sole donne per sentirsi maggiormente a loro agio.
Perché le donne cristiane non possono avere una piscina senza musulmani per sentirsi maggiormente a loro agio...?
Bonifacio Castellane
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Bonjour!
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Il linguaggio politico è concepito per far sembrare vere le bugie e rispettabile l'omicidio, e per dare un'apparenza di solidità al puro vento.
— George Orwell
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Praticamente un veggente del nostro periodo storico...

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Qualche anno fa il figlio dodicenne di alcuni amici aveva ascoltato i genitori parlare della crisi economica che stavano passando. Così decise che la tanta frutta che i loro tre alberi davano avrebbe potuto essere venduta. In questo modo avrebbe aiutato i genitori. Tenendoli all'oscuro di tutto, quindi, raccolse una cesta di frutta, la caricò sulla bicicletta e andò nella piazza del mercato con un foglio scritto a penna con il prezzo. Si avvicinò un carabiniere. Il bambino sapeva che non aveva licenza per vendere e s'irrigidì, chiedendo scusa e montando sulla bicicletta per andar via, ma il carabiniere lo fermò e gli chiese due chili della sua frutta, pagò, gli fece l'occhiolino e gli disse: "Ora, però, vai a casa, eh?!?".
Ecco, mi sarei aspettata lo stesso atteggiamento a Pradamano, in provincia di Udine, con i tre ragazzi che si erano messi a vendere limonata, caffè e dolcetti per racimolare i soldi necessari a comprarsi il motorino. Non sono andati a rubare, non hanno spacciato droga, hanno messo su un'impresetta improvvisata, onesta, leale, pulita. Ma qualcuno, un soggetto dall'anima nera, li ha segnalati per vendita di generi alimentari senza licenza. Ma VFC, mi verrebbe da dire. Non lo dico, però, dovesse segnalarmi per turpiloquio!
Comunque, ho appreso dai giornali che i ragazzi avranno i loro motorini, donati da club di appassionati e che saranno invitati in Regione. Secondo me meritano un applauso, non una segnalazione!
The Property of a Noble Lady (Das Naschkaetzchen) (1862) - Wilhelm Amberg (1822–1899)