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Meloni in vacanza tradizionale con la figlia: insulti sessisti e classisti (anche da donne). La “sorellanza” si ferma alla tessera. Silenzio femminista sulla disumanizzazione della premier. Ipocriti.
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✍🏻 Roberto Riccardi
“Nana”. “Caciottara a mollo”. “È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l’amuchina”.
Il bersaglio: una madre in vacanza con la figlia di nove anni. Le firme, in gran parte: donne.
Questo il trattamento riservato a Giorgia Meloni per tre giorni alla Maddalena. Tre giorni di volo di linea, traghetto, gommone a noleggio e panini nella borsa frigo.
Niente yacht, niente voli di Stato: la fila all’imbarco come qualunque madre italiana d’agosto.
Ed è proprio questa normalità che ha fatto impazzire la muta di cani rabbiosi.
“Nullafacente da sempre”, “le ferie le prende chi lavora”: quasi quattro anni alla guida del governo, evidentemente, non contano come mestiere.
Fino al capolavoro dell’amuchina. Infestare: il verbo che si riserva agli insetti.
Quando l’avversario politico diventa un agente contaminante non siamo più nell’insulto, siamo nella disumanizzazione da manuale. Quella su cui si scrivono i saggi e si organizzano i convegni. Quando capita agli altri.
E qui il dato che nessuno vuole vedere.
Donne che danno della nana a una donna. Donne che deridono la maternità di una donna. Donne che evocano un disinfettante per una donna che fa il bagno con la figlia.
La sorellanza, parola d’ordine di ogni piazza femminista degli ultimi dieci anni, si ferma al tornello della tessera politica. Di là dal tornello non ci sono sorelle: c’è una preda.
Qualcuna, nel coro, ha pure fornito la teoria: “questa destra ha sdoganato la violenza verbale e ora vi meravigliate che qualcosina torni indietro”.
Eccola, l’assoluzione preventiva. Se l’è cercata.
La stessa identica grammatica che il femminismo denuncia – giustamente – quando viene usata contro qualunque altra donna. La gonna troppo corta, il rientro troppo tardi, le idee troppo di destra: cambia il pretesto, la logica è quella.
Ma applicata a Meloni diventa improvvisamente analisi politica.
E la rabbia ha una radice precisa, che il vocabolario confessa da solo.
Caciottara, borgatara, pescivendola: insulti di censo, non di politica. È il disprezzo del salotto per il mercato rionale, firmato da una sinistra che ormai vince ai Parioli e ha perso nelle borgate che furono sue.
La prima donna al vertice di Palazzo Chigi doveva essere una di loro: laurea giusta, quartiere giusto, salotto giusto.
Invece il soffitto di cristallo lo ha sfondato una madre della Garbatella che parla come il popolo che loro hanno smesso di frequentare.
Non le perdonano le idee. Non le perdonano di essere arrivata prima, partendo da sotto.
Né si può dire che manchi il contesto. Due mesi fa, alla Camera, il capogruppo grillino in commissione Esteri Francesco Silvestri ha spiegato che la premier “ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda”.
Detto in aula, a verbale, dal pulpito della Repubblica.
E nella stessa seduta si è consumata la scena che vale un trattato di sociologia: l’onorevole Boldrini indignata perché un collega aveva osato dire “signor presidente” – il maschile, che scandalo – e silente sull’allusione alle ginocchiere.
La sentinella del linguaggio monta la guardia sull’articolo e dorme sulla sostanza.
Risultato: nel giro di giorni, “ginocchiere” era l’argomento più gettonato sotto i post d’odio contro la premier.
Il linguaggio non sale dalla fogna al palazzo. Scende dal palazzo alla fogna.
E non è la prima volta. Quando Landini la definì “cortigiana”, dalle piazze femministe. Quando la televisione di Stato russa la chiamò con epiteti da postribolo, sempre silenzio.
Quando un professore augurò alla figlia di nove anni la fine di Martina Carbonaro e quando un camerunense davanti a una questura fece alla stessa bambina allusioni che non si trascrivono, le piazze che si riempiono per un asterisco rimasero vuote.
Il copione non cambia mai: si cambia solo la vittima designata e la si toglie dall’elenco delle donne difendibili. Perché di questo si tratta.
Il movimento che vede il patriarcato in una pubblicità, in una desinenza, in una ricetta di cucina, davanti alla prima donna presidente del Consiglio della storia repubblicana – coperta di insulti sessisti, minacciata, con la figlia minorenne nel mirino da tre anni – non ha mai trovato dieci minuti per un presidio.
Non una fiaccolata. Non un corteo di Non Una di Meno. Non una riga delle firme che vivono di questo.
Dov’era il patriarcato quando serviva davvero? Era in vacanza pure lui?
La risposta la conosciamo ed è la stessa che spiega un altro silenzio: quello sulle donne musulmane.
Sui matrimoni forzati, sulle mutilazioni, sui niqab imposti alle bambine nelle nostre città, il femminismo militante pratica da anni la medesima sordità selettiva.
Le donne velate a forza e la premier detestata condividono lo stesso destino: sono donne sbagliate, la cui oppressione non porta consenso. E allora non esistono.
Un femminismo che sceglie quali donne difendere in base alla convenienza non è un movimento di liberazione. È un ufficio stampa con la bandiera sbagliata.
Il patriarcato lo vedono ovunque, tranne dove c’è una donna che non gli piace.
E ogni giorno di questo silenzio, mentre una madre viene linciata per un traghetto e una bambina cresce sotto scorta digitale, quel silenzio firma con nome, cognome e sigla dell’associazione.
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Considerazione personale.
Senza necessariamente voler prendere le sue difese e al netto di ciò che si abbraccia o si condivide politicamente, imbarazza leggere tanto astio, o meglio odio, soprattutto da parte delle donne ed ahimè di sinistra, quelle che hanno "inventato" il bodyshaming.
Si ammantano di un'etica pret-à-porter per le battaglie di facciata, ma di fronte a una madre ferocemente deumanizzata la loro presunta morale rivela una natura miserabile: l'empatia è solo una concessione ideologica, accordata a patto che la donna non osi sovvertire la loro gerarchia di classe.
La solita doppia faccia delle femministe gauche caviar che si girano dall'altra parte quando altre donne, che con tutta evidenza si crogiolano nella stessa palude, si compiacciono insultando un'altra donna, una madre, in nome di un'ideologia che le rende cieche d'invidia e di odio.

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+++Breaking Ranucci News+++
Lavitola, il gip: “L'attentato a Ranucci per spianargli la strada in politica" Il piano era perfetto: "Sigfrido, ti faccio mettere una bomba, diventi un martire, prendi il 40% e io mi prendo un ministero."
Praticamente Machiavelli che incontra Willy il Coyote.
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L'aspetto interessante è che lei vuole costringere tutti i siciliani alle conseguenze dei suoi desideri quando potrebbe semplicemente realizzarli andando dove sono i suoi eroi, ma se facesse così non sarebbe un consumatore ideale...
... surprise surprise ...
Funziona uguale anche muovendosi nell'altro senso: Freda Franco che né coatto né illetterato era, si definiva "nazimao".
(Giochi di prestidigitazione per terrapiattisti ancora convinti che il posizionamento politico avvenga lungo un asse monodimensionale destra-sinistra. Perlomeno chi chiuda l'asse a cerchio, fa una approssimazione che lo avvicina a intuire la realtà).
Il problema non è che una Marianna qualunque, Aprile mi pare faccia di cognome il suo genitore A, si senta "meticcia". Buon pro le faccia. Il problema non è nemmeno cosa pensi una così di chi "meticcio" non si senta. 'A Rossella, francamente me ne infischio (cit.).
Il vero problema è: la poveretta si rende conto della cappella? NESSUN MARANZA E' "METICCIO", SONO TUTTI SANGUE PURO MARANZA. O NIGERIA.
Diamo la soluzione alle poverette e pure ai meticci fenotipici come i Vannacci che si confondono: il punto è 100% culturale, non di sangue.
La superiorità culturale non c'entra - c'è eccome nei fatti, se no saremmo noi ad andare in America, non i maranza e i nigeria a venire da noi; il discorso è un altro. Pure blood o meticcio che sia, se vieni a casa mia aderisci al mio modello culturale, che pure è vivo e si evolve ma non decidi tu come; oppure te ne stai nei tuoi deserti.

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Massimo Mantellina
Ricordate ai vostri amici sinistri che tanto si atteggiano a professori della politica, in 30 anni di governi, la sinistra ha governato per 22 anni, non hanno fatto nulla per il paese, hanno tirato a campare, loro, facendo morire imprese e famiglie intere.
Hanno solo l'incultura del Potere per il Potere.
E quelli sotto che li votano, hanno solo l'eccitazione di venir Sottomessi, purché venga fatto anche ai vicini: hai presente il Gimp di Pulp Fiction? Quell'individuo foderato in pelle prigioniero dei due maniaci, che gode mentre Zed si fa Marcellus.
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Mi raccomando, rottamate la Panda per salvare il pianeta.
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Basket WNBA (femminile USA) e dintorni.
Polemiche senza senso e pochi che parlino di basket...
Concordo che sia sintomo forte di inesistenza e inconsistenza, una bitch che fa cultural appropriation a sua insaputa tingendosi i capelli di biondo - ai bro piacciono le bionde - e crede di aver diritto a menare le bionde naturali, perché son privilegiate ad esser nate così.
Il punto è che quella sfacciata della Carrington ha il coraggio di postare su un suo account social l'immagine del fallo giudicato "flagrant 2" dagli arbitri (ovvero meritevole di espulsione) e parlare di White privilege.
Quindi questa volta la razzista è la nera che si tinge ipocritamente i capelli di biondo.
Chicago Sky guard DiJonai Carrington is ejected from her side's defeat by Indiana Fever for committing a hard foul, before taking to social
Le signore progressiste di sinistra antifà che fanno commenti pesanti sull'aspetto fisico di Meloni in costume da bagno sono una di quelle cose che potevi facilmente prevedere conoscendo la dinamica e le proprietà dell'oggetto osservato, ma che quando le vedi accedere concretamente ti fanno comunque una certa impressione.
D'altra parte se i loro amici tagliagole possono perpetrare lo stupro etnico sulle donne ebree venendo per questo proclamati resistenti e parte della Sinistra Globale, non vedo perché non sia meritevole fare del sessismo sul corpo delle donne di destra. Quando si fa in nome dell'Ideale vale tutto.
Le signore progressiste di sinistra fanno quei commenti perché non riescono più a prenderne. Siccome non riescono più a prenderne sono incazzate. Dato che sono incazzate rompono i coglioni all'universo.

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Antò, faccaldo...
Amò, come nel 1959...
Forno a microonde programmato.
Il problema è che c'è troppo fascismo..