✍🏻 Nikolày L’vovič Tuzenbach
«Perché Gog e Magog stanno a casa?».
«Perché la scuola oggi è chiusa».
«A ma’, ieri quelli della prima media hanno aggredito la professoressa di inclusività».
«Embè? E chiudono la scuola, per questo?».
«Devono ripulire il piano da sangue e interiora, per una questione igienica, ha detto la preside».
«A ma’, dovevi vedere, c’era la gang di Abdullino de Prenestino che tirava i pezzi della professoressa contro gli autobus!».
«E poi alla preside, quando è scivolata sul sangue, le si sono viste le palle, sotto la gonna!».
«Vabbè, visto che state a casa, oggi mi aiutate a cucinare».
«Bello! Che hai comprato?».
«Sono stata dalla fornaia partigiana a prendere un po’ di pane antifascista e Alvaro er kebbabbaro aveva la scimmia in offerta, stasera facciamo le polpette di babbuino».
«Sempre la scimmia! Ma quando lo fai il gabbiano con le patate?».
«Quando vostro padre si deciderà di muovere il culo e andrà alla discarica con le trappole».
«Ancora? Non sono il loro “padre”, sono tuo marito Arturo e questi due facoceri sono “tuoi” figli, non miei. Se li sto crescendo al posto di quell’altro, è solo perché sono antirazzista e progressista e odio il patriarcato».
«Quanto sei delicato, Artu’. Guarda che non è colpa di Osanjobwi se è stato remigrato dai fascisti».
«Vorrei ricordarti che è scappato per tornare a casa sua, nel Bujubundura, perché ha ammazzato tua madre, dopo che l’ha violentata. I fasciorazzisti devono morire tutti ma non la chiamerei remigrazione, piuttosto una fuga».
«Sei sempre stato patriarcale verso Osanjobwi, anche quando dormiva insieme a noi».
«Te l’ho detto, Erminia, non c’entra niente il patriarcato. Puzzava e ti ha fatto fare due figli che puzzano come lui».
«Ma davvero papà ha ammazzato nonna?».
«Sì, Gog, perché nonna s’è messa a strillare. Se stava zitta, oggi te lo preparava lei il gabbiano con le patate».
«Io, quando il professore di meticciato e giornalismo mi tocca sotto, non urlo».
«Perché mamma ti sta facendo crescere piddina, Magog bella, e solo se si avvicina un bianco devi urlare».
«Bianco come Arturo, ma’?».
«A ma’, perché ti sei sposata un bianco?».
«Perché all’epoca era assessore alle ciclabili e prendeva un sacco di soldi. Poi il nuovo sindaco Alkabballè ha riempito la giunta di fratelli e tutti gli ex piddini ora prendono il reddito di antifascismo. A proposito, Artu’, oggi pomeriggio c’è una manifestazione presidio antifascista d’emergenza».
«Un fratello migrante voleva sposare una bambina ai giardinetti, il padre, bianco e razzista, l’ha raggiunto e l’ha lasciato a terra».
«Rischiamo una deriva fasciorazzista e te ne rimani a casa?».
«Oggi ho il volontariato con gli altri compagni partigiani, andiamo a raccogliere le cagate dei migranti a Termini, per evitare strumentalizzazioni fasciorazziste. Non sto a casa».
«Ma c’è Pino Pelou, in fuseaux girocollo, che fa roteare cose».
«Perché non ti porti Gog e Magog? Magari si divertono».
«Guarda che non è mica il Pride, che ci porti anche i bambini, è una cosa seria, rischiamo di scontrarci con la polizia».
«Ma la Salis non l’aveva abolita?».
«Poi l’ha tenuta, per la scorta, più che altro».
«A ma’, possiamo venire pure noi? E dai!».
«Va bene, basta che non date fastidio alle capre».
«Le capre? Vengono anche quelli di AVS?».
«Sì, magari lasciano le mogli nell’area donne, ma guai se gli tocchi le capre».
«Facciamo così, dopo la manifestazione vi raggiungo al suq di piazza Vittorio e andiamo tutti a mangiare il cammello ripieno alla genovese, da Silvia e Fausto, eh? Che ne dite?».
«È un ristorante di lusso, come facciamo con i soldi?».
«Sembra che in zona stazione ci sia un’epidemia di gastroenterite e i migranti hanno tutti la diarrea, se puliamo bene, il Comune ci riconosce qualcosa e ci paga subito. Volevo farti una sorpresa».
«Artu’, mi stai facendo commuovere».
«Dai, ricaviamoci una seratina in famiglia, come ai vecchi tempi, io te e i facoceri».
«Ma allora c’era anche Osanjobwi».
«Vabbè, ci portiamo qualche fratello migrante a casa e lo facciamo dormire tra noi due però… ».
«Però prima lo lasciamo qualche ora a mollo nella candeggina, intesi?».
«Arturo, sei l’uomo più antifascista che abbia mai conosciuto».
«È grazie a te, se sono quello che sono, Erminia».