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@fatticurare

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Il dramma istituzionale.
Gli pseudo comunisti dem non bruciano i libri strappano le pagine.
Ma è uguale perché la Storia le conserva tutte.
Leggiamole!
Rieducational Channel
Francesca Albanazi
Quando vi chiedete come sono stati possibili fascismo e nazismo basta che osserviate il fenomeno Francesca Albanese.C’è una voce che manda in crisi più di mille analisi accademiche.Si chiama Moumen Al-Natour. Palestinese. Di Gaza. Avvocato per i diritti umani.E soprattutto: oppositore di Hamas, arrestato, torturato e perseguitato da Hamas. È lui la kriptonite della narrazione di Francesca…
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Al-Natour è tra le voci del movimento “Bidna n’eesh” – “Vogliamo vivere”. Non morire per la guerra altrui, non essere usati come scudi da hamas.
Quando questa voce emerge, il racconto binario delle Albanese crolla. Perché se esistono palestinesi che lottano contro hamas, allora non tutto può essere ridotto a oppressore/oppresso, buoni/cattivi.
Ed è qui che molte narrazioni selettive tacciono. Al-Natour disturba.
•••
Gente da coltello.
Gli immigrati presentano un tasso di coinvolgimento nelle aggressioni con le armi bianche superiore del 550% rispetto agli italiani e la comunità nordafricana da sola copre il 22% dei reati.
Non è una sensazione. Sono i numeri elaborati dall’Istituto di Scienze Forensi sulle rilevazioni del Viminale per il biennio 2024-2025.
Ma il dato che toglie il sonno è che circa l’80% della quota straniera di questi reati è commessa da irregolari. Non da stranieri genericamente intesi.
Da chi non ha un permesso di soggiorno, da chi non dovrebbe trovarsi sul territorio nazionale, da chi lo Stato ha già dichiarato espellibile e poi ha lasciato libero di vagare con un coltello in tasca.
I casi più eclatanti sembrano uscire da copie con la carta carbone. Per pronta memoria eccone solo alcuni. Diversamente si dovrebbe riempire una enciclopedia.
👉🏻 L’algerino che ha sfregiato la ragazza a piazza Duomo era stato arrestato la sera prima. Per furto e danneggiamento. Rilasciato dopo la convalida. Ventiquattro ore dopo, una ventitreenne ha una cicatrice sul viso che si porterà per tutta la vita.
👉🏻 Redouane Moslli, marocchino, 43 anni, precedente per rapina. Finisce nel CPR di Macomer. Il giudice di pace non convalida il trattenimento. Esce con il foglio di via. Resta in Italia e uccide a coltellate Francesca Marasco, tabaccaia di Foggia.
👉🏻 Marin Jelenic, croato, ha in tasca un decreto di allontanamento firmato dal prefetto di Milano. Il 5 gennaio 2026 uccide il capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna.
Ogni singolo aggressore era già dentro il sistema. Fermato, identificato, schedato, in molti casi già destinatario di un provvedimento di espulsione. E ogni singola volta il sistema ha aperto la porta e lo ha restituito alla strada.
Non per un errore. Non per una svista. Per un meccanismo strutturale che funziona esattamente come è stato progettato.
I CPR sono pieni, i giudici di pace non convalidano i trattenimenti, i fogli di via vengono ignorati senza conseguenze, le espulsioni non vengono eseguite perché mancano gli accordi di rimpatrio e il contenzioso sulla protezione internazionale blocca tutto per anni.
Non è un caso di cronaca che si ripete. È un ingranaggio.
Quanti nomi devono finire sulle lapidi prima che qualcuno riconosca la verità che nessuno vuole pronunciare? Un decreto di espulsione che non viene eseguito non è un atto amministrativo.
È una cambiale firmata con il sangue del prossimo cittadino che si troverà sulla traiettoria di una lama.
Il governo ha varato il Decreto Sicurezza, con la stretta sul porto di coltelli oltre i cinque centimetri e l’arresto facoltativo in flagranza. Ottimo.
Ma a cosa serve vietare un coltello a chi ha già violato un ordine di espulsione? A cosa serve l’arresto facoltativo se la convalida dura meno della nottata? A cosa serve costruire CPR se il sistema giudiziario li svuota con la stessa velocità con cui le forze dell’ordine li riempiono?
Non si può curare un’emorragia con i cerotti.
Ma il coltello non è solo l’arma dell’irregolare. È diventato l’arma dell’Italia.
I dati del Viminale dicono quello che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile: l’uso delle armi bianche ha superato quello delle armi da fuoco. Nel 2024, un omicidio su tre è stato commesso con una lama.
E il fronte che cresce più velocemente non è quello della criminalità adulta. È quello dei minorenni.
Gli omicidi commessi da minori in Italia sono aumentati del 150% in un anno. Da 14 a 35. Rappresentano ormai circa l’11% del totale.
Un dato in controtendenza rispetto agli omicidi complessivi, che continuano a diminuire.
Non è la violenza che aumenta. È la violenza giovanile che esplode.
A Milano, tra gennaio e ottobre 2025, 1.390 denunce per porto di armi da taglio. Il 10% a carico di giovanissimi. Le lesioni dolose commesse da minori sono cresciute del 48% a Milano, del 55% a Genova.
Il coltello tra i maranza è diventato quello che il coltellino svizzero era per i boy scout: lo porti perché appartieni al gruppo. Solo che il gruppo non pianta tende. Pianta lame nella carne.
E qui si apre il buco nero delle statistiche ufficiali.
Chi sono i maranza? Sono in gran parte figli di seconda generazione. Nati in Italia o arrivati da bambini. Molti hanno la cittadinanza italiana. E nelle tabelle del Viminale finiscono nella colonna “italiani”.
Questo significa che quel 550% non fotografa l’intero fenomeno. Perché il Viminale classifica per cittadinanza, non per origine familiare.
E chi ha il passaporto italiano scompare dal conteggio degli stranieri, qualunque sia la cultura della strada che lo ha formato, il codice del branco che lo governa, il rapporto con la lama che lo definisce.
Quanto pesa questa quota invisibile? Non lo sappiamo. Perché nessuno la misura.
E ciò che non viene misurato non scompare. Diventa semplicemente più facile negarlo.
Ci sono numeri che nessuno vuole sommare perché il totale fa paura. Ma i numeri non hanno ideologia. Non votano. Non si offendono. Tagliano, come le lame che raccontano.
E finché la sinistra e i media che le fanno da megafono continueranno a nascondere il righello per non misurare il problema, saranno i cittadini a misurarlo. Sulla propria pelle.
✍🏻 Roberto Riccardi
Bartolomeo Mitraglia

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Sparire. Grazie
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Al netto di alcuni trascurabili difetti, tipo non avere carisma, Elly Schlein è una persona di parola. Nel senso che dice parole a caso. Narra.
Ricordiamo quando a ottobre, dopo l'esplosione della bomba piazzata sotto l'auto di Sigfrido Ranucci, la Segretaria del Pd al congresso dei Socialisti europei ad Amsterdam - giusto per farlo sapere a tutto il mondo - disse che "la libertà di parola è a rischio quando l'estrema destra è al governo".
Bene. E adesso? Elly Schlein, una abituata a scatenare cacce alle streghe in cui le streghe sono loro, ora che si è saputo che (...) il pacco-bomba era il regalo di un amico di Ranucci e non della Meloni?
Uhmmmmm... Conoscendo la correttezza politica, la chiarezza delle posizioni, l'eleganza armocromica della persona, le doti oratorie e la raffinatezza del pensiero, immaginiamo le possibili dichiarazioni della Segretaria. Occhi sgranati e tanta assertività, quello non manca mai; per il resto, le solite parole d'ordine a caso.
Al contrario di quel che disse il Figlio dell'Uomo, per i Figli di Comunista non conta la Via, conta solo la meta Potere.
elab. via https://www.ilgiornale.it/news/gi-maschera/lui-loro-elly-2691164.html
Adesso dicono che in fondo era una bombetta da niente e che non bisogna drammatizzare...
Ci sono bombette&bombette, come ci sono i femminicidi degli autoctoni e i semplici omicidi delle risorse.
A M I C O P O L I
Quindi Lavitola è amico di Ranucci, però gliel’ha presentato Guido Ruotolo, che è il gemello di Sandro Ruotolo, il quale è quello con la scorta più inutile d’Italia, ma intanto andava in vacanza a Panarea con Massimo Ciancimino, che non era suo amico, era una fonte, però avevano i cani, la pesca, i gommoni, forse pure il gommone comprato da Ciancimino (ma questo va verificato, qui si fa giornalismo serio) mentre Lavitola aveva il ristorante e Guido Ruotolo ci andava a mangiare, ma ovviamente non c’è niente di male, come non c’è niente di male se poi presenta Lavitola a Ranucci, che diventa amico di Lavitola, che telefona a Ranucci, scrive a Ranucci, cena da Ranucci, porta i figli da Ranucci, attende Ranucci fuori casa quando Ranucci non c’è, cerca una casa al mare, cerca Dell’Utri, cerca notizie, cerca un partito, cerca probabilmente ancora parcheggio.
Ma attenzione: Ranucci non ha frequentato Lavitola perché era amico di Lavitola. Lo ha frequentato perché Lavitola ha un figlio autistico. E infatti Ranucci ha una figlia psicologa.
Quindi Lavitola telefona tutti i giorni a Ranucci perché ha un figlio autistico, Ranucci lo mette in contatto con la figlia psicologa perché vuole intervistare Dell’Utri, Lavitola gli racconta di Finmeccanica perché cerca assistenza per il figlio, insieme discutono un sondaggio politico perché l’autismo, come noto, conduce naturalmente ai carbon credit, ai cantieri navali, a Marcello Dell’Utri e alla fondazione di un partito.
Non era amicizia.
Era neuropsichiatria infantile investigativa. Era un rapporto terapeutico-giornalistico. Una specie di Telefono Azzurro, però con Lavitola, Dell’Utri, le navi militari e il sondaggio su Ranucci presidente del Consiglio. Ranucci, in pratica, non si è fatto avvicinare da Lavitola: lo ha «governato».
Come una fonte.
Come un amico.
Come un padre in difficoltà.
Come un faccendiere.
Come un ristoratore.
Come uno che ti porta a Dell’Utri.
Come uno che ti prepara il partito.
Ma governato.
Poi arrivano Paolo Mieli e Cappellini di Repubblica (che ha una moglie ex santorina che dirige un programma Rai in quota a Forza Italia) i quali aiutano con le domande, o le guardano, o le correggono, o passano per caso mentre si apparecchia il partito di Ranucci, ma Paolo Mieli intanto cena con Ranucci e Lavitola e nota che sono amici, molto amici, così amici che pensa che Lavitola voglia fondare un partito con Ranucci, ma naturalmente è soltanto una cena, e le cene non significano niente, tranne quando le racconta Report.
Quindi abbiamo Lavitola amico di Ranucci, Ranucci amico di Lavitola ma solo per il figlio autistico, la figlia psicologa di Ranucci amica terapeutica del figlio di Lavitola, Guido Ruotolo amico abbastanza da presentarli, Sandro Ruotolo amico abbastanza da andare in vacanza con Ciancimino, Ciancimino amico abbastanza da stare sul gommone, il gommone forse comprato da Ciancimino, Paolo Mieli amico abbastanza da cenare con tutti, Cappellini amico abbastanza da mettere mano alle domande, lui sposato con una ex santorina che conduce un programma su Raidue in quota a Forza Italia, Repubblica amica abbastanza da non vedere niente, Report amico abbastanza da non fare una puntata, e TeleMeloni che lasciamo perdere.
Ma attenzione: non sono amicizie. Sono fonti.
Non sono cene. Sono incontri informali.
Non sono vacanze. Sono verifiche sul campo.
Non sono consulenze. Sono scambi di opinioni.
Non sono gommoni. Sono piattaforme galleggianti di approfondimento.
Non sono partiti. Sono sondaggi.
Non sono sondaggi. Sono scherzi.
Non sono telefonate quotidiane. È assistenza all’autismo.
Non è assistenza all’autismo. È un modo per arrivare a Dell’Utri.
Non è Dell’Utri. Sono i cantieri navali.
Non sono i cantieri navali. Sono i carbon credit.
Non sono i carbon credit. È il figlio autistico.
Non è il figlio autistico. È un’amicizia.
Ma governata.
Un’amicizia sotto controllo.
Un’amicizia professionale, umana, investigativa, terapeutica, nautica, elettorale, carbonica e ittica.
Una normale amicizia tra un giornalista, un faccendiere, uno psicologo, un ex direttore del Corriere, un vicedirettore di Repubblica, due gemelli Ruotolo, Massimo Ciancimino, Marcello Dell’Utri, un gommone e un numero imprecisato di spigole.
E le amicizie, come noto, sono sacre. Soprattutto quelle di Report.
Quelle degli altri invece sono reti opache, sistemi relazionali, ambienti, contiguità, mondi che si parlano, salotti che si frequentano, interessi che si incrociano, personaggi che ritornano, domande inquietanti, silenzi assordanti e coincidenze sulle quali la magistratura dovrà fare luce.
Qui invece nessuna domanda.
Solo amici.
Amici degli amici.
Gemelli degli amici.
Figli degli amici.
Psicologhe dei figli degli amici.
Giornalisti amici dei faccendieri.
Faccendieri amici dei giornalisti.
Giornalisti amici dei giornalisti amici dei faccendieri.
Tutti governati da Ranucci.
E Sandro Ruotolo sul gommone.
Del resto Tommaso Cerno (oddio no, è il mio direttore).
Ps: L’elenco potrebbe continuare e anch’io potrei comparire nel gruppone, ma sono in una botte di ferro, perché ho un segreto: sono (o sono stato) amico soprattutto delle mogli, e loro sì che sanno tacere.
Ps 2: Dell’Utri è il mio vicino di casa.
Filippo Facci
Qui un gran bel Filippo…

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+++La sinistra riparta da Lavitola+++
Il caso Ranucci la dice lunga sulla sinistra di oggi..
Dopo l’attentato, Elly Schlein è corsa a Bruxelles ad accusare l’Italia, presentando il nostro Paese come un luogo in cui la libertà di stampa sarebbe sotto attacco.
Oggi, però, Paolo Mieli racconta che Valter Lavitola immaginava Sigfrido Ranucci come possibile LEADER di un progetto politico del CENTROSINISTRA e che stava commissionando sondaggi sulla sua popolarità.
La sinistra ha trasformato ancora una volta una figura pubblica nel simbolo della propria battaglia politica.
È uno schema che si ripete: costruire un simbolo, alimentare lo scontro ideologico e farne il centro del dibattito pubblico.
Nel frattempo scompaiono i temi che interessano davvero gli italiani: lavoro, stipendi, imprese, sicurezza, natalità e crescita economica.
Non parla di come rilanciare il Paese. Non parla di come creare ricchezza. Non parla di come fermare il declino demografico.
Ha bisogno di un nemico. Ha bisogno di un’emergenza. Ha bisogno di una narrazione.
Prima il fascismo ovunque. Poi l’allarme democratico. Poi il caso Ranucci.
QUESTA È LA VERA DERIVA DELLA POLITICA ITALIANA.
Non una politica che convince con idee, lavoro e risultati, ma una politica che vive di allarmi, simboli e campagne contro l’avversario.
Perché quando l’unico progetto è screditare chi governa, significa che un progetto per l’Italia non c’è più.
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E anche l'autorevole TIME propone indicazioni sulle vacanze.
Esempio plastico di come i compagni siano stronzi.
Quindi fatemi capire, l'UE vuole far entrare nell'unione uno stato terrorista
che sabota le infrastrutture europee??
lollobastardo X

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O non confermi la nuova stagione o non sospendi le repliche...
Il fatto che si consideri normale che l'unica trasmissione del Servizio pubblico di inchiesta giornalistica vedesse alla sua guida un giornalista che non escludeva il proprio ingresso in politica proprio in competizione con tutti quei politici da lui costantemente indagati la dice molto lunga su chi parlava di "fine della democrazia" quando Berlusconi aveva sulle sue reti un tg diretto da Enrico Mentana...
La domanda è: cosa c’è nelle Repliche che non dovremmo rivedere con una prospettiva diversa?
🤔
Ricordo infatti che ai tempi qualche comico sciacallo disse: "La bomba a Ranucci perché al governo c'è la Destra".
E un noto quotidiano locale abruzzese diretto da Telese, ex marito della Berlinguer, titola così.
Compagnucci amici dei mafiosi.
L'IPOCRISIA DELLA SINISTRA: INSULTANO I CITTADINI E LA SALIS LI COPRE!
Ci risiamo, la sinistra puntualmente offende ed attacca chiunque non la pensi come loro. L'ultimo schifo arriva da Genova, dove Ilaria #Gibelli — avvocata e consulente LGBTQIA+ scelta e blindata dalla Sindaca Silvia #Salis — ha gettato la maschera della finta tolleranza per vomitare odio puro sui social.
Per attaccare chi esprime un dissenso politico legittimo, la consulente "dell'inclusione" ha pubblicato la foto di un topo con la scritta "sono uscito dalle fogne", farneticando di fascisti, ronde e remigrazione. Un linguaggio disumanizzante, violento e totalmente incompatibile con qualsiasi ruolo pubblico.
Ma la vera vergogna è la complicità della Sindaca Salis e della sua giunta: pur ammettendo il "grave errore", si sono rifiutati di cacciarla, respingendo la richiesta di dimissioni e difendendo l'indendibile. Chi offende i cittadini in questo modo non deve stare nelle istituzioni un minuto di più! Salis e Gibelli: dimettetevi!
#Genova #SilviaSalis #IlariaGibelli #Sinistra #Ipocrisia #DimissioniSubito #PoliticaItaliana #Centrodestra #LibertàDiPensiero
Marco Basso