A 13th century green man in Warmington St Mary (Warmington, UK).
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I greci, e in misura minore i romani caduti sotto l'influenza greca, dimostrarono un grande interesse per le costituzioni vigenti nelle numerose comunità del mondo greco. Alcuni davano tanta importanza alle forme costituzionali da credere che la formulazione di una costituzione equilibrata e logica dal punto di vista teorico avrebbe sempre dato buoni frutti nella città che l'avesse adottata, senza badare alle circostanze ambientali. Questa speranza non era poi irrealizzabile come potrebbe sembrare, dato che le somiglianze esistenti fra le concezioni religiose e sociali e le condizioni di vita dei vari stati greci erano tali che l'una o l'altra di queste forme sembrava valida per tutti. Un altro motivo che portava i pensatori politici a cercare una costituzione universale era il loro desiderio di superare l'instabilità che era divenuta caratteristica della vita politica greca durante il quarto secolo [a.C.]; assai diffusa era la convinzione che delle riforme costituzionali condotte secondo giusti criteri avrebbero posto fine a tale inconveniente. Fra gli stati non greci, l'unico o quasi che possedesse una costituzione ammirata da molti scrittori politici greci era Cartagine. La sua era l'unica costituzione non greca che fosse stata inclusa in una raccolta di saggi sulle costituzioni fatte sugli ordinamenti di Aristotele. Nel terzo secolo il geografo Eratostene protestando contro la presunta superiorità dei greci su tutti i popoli non greci, sosteneva che i romani e i cartaginesi non si potevano considerare « barbari », poiché possedevano eccellenti costituzioni. Quest'esempio venne seguito da molti altri, fra cui degli scrittori romani, che lodarono la costituzione cartaginese quanto meno nella forma che essa presentava fino all'epoca di v.
B. H. Warmington, Storia di Cartagine, Einaudi (collana “Piccola Biblioteca Einaudi”), 1974²; pp. 166-67.
[Ed.ne or.le: Carthage, Robert Hale Ltd, London, 1960]
WARMINGTON: Party boat industry taking on water thanks to COVID
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Article content The good news is Miss Toronto is onboard the Miss Toronto! The bad news is she’s still not allowed to set sail. COVID-19 has already sunk one boat cruise season in Lake Ontario and many worry there could be a second. “We remain hopeful,” said Barb Simpson, who co-owns the Miss Toronto — a 100-passenger tour boat moored at Toronto Harbourfront — with her husband Terry Turl. “We are…
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Come quasi tutti i popoli dell'antichità, i romani attribuivano poca importanza al concetto di razza; la distruzione di Cartagine non significò quindi un tentativo di sradicare la civiltà cartaginese. La riforma piú notevole introdotta da Roma col proposito di modificare una consuetudine preesistente fu, a quanto ci consta, la proibizione dei sacrifici umani; a parte questo, le istituzioni religiose, sociali e politiche rimasero com'erano. I cartaginesi continuarono a godere di una posizione privilegiata nel territorio numidico anche dopo la distruzione della città e la morte di Massinissa, i cui successori continuarono a incoraggiare le arti e le tecniche che vi erano state importate da Cartagine. Ciò è chiaramente dimostrato dal fatto che i romani consegnarono ai re numidi il contenuto delle biblioteche cartaginesi, cadute nelle loro mani durante il saccheggio e comprendenti con ogni probabilità molti libri di immediata utilità pratica per dei paesi arretrati, come, ad esempio, il trattato di Magone. Il cartaginese divenne la lingua ufficiale di tutta l'Africa settentrionale, ed è indubbio che una gran massa di numidi fini per impararlo [Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XVIII, 22]. La religione delle popolazioni indigene fu notevolmente influenzata dagli immigrati e certamente anche dalle idee assimilate dai numerosi numidi che avevano combattuto nell'esercito cartaginese. A Cirta, nel regno di Massinissa, c'era un topet [o tophet; area consacrata] dove si sacrificavano vittime umane con gli stessi riti in uso a Cartagine; questa consuetudine scomparve però abbastanza presto. Durante il secolo successivo alla distruzione di Cartagine delle tribú sedentarie presero a coltivare molte delle piú fertili regioni della Numidia, e in particolare quelle corrispondenti all'attuale Algeria orientale. Ma al termine di questo periodo, nel 46 a. C., accaddero due fatti che posero fine alla civiltà mista numido-cartaginese: Giulio Cesare venne in Africa settentrionale per liquidare definitivamente i suoi avversari politici (capeggiati, strano a dirsi, da Catone l'Uticense, discendente di colui che aveva provocato la distruzione di Cartagine), e, mentre si trovava colà, annetté all'impero romano la parte orientale della Numidia e fece sí che Cartagine fosse ricostruita come colonia di cittadini romani. Un tentativo analogo era già stato compiuto in precedenza, malgrado le solenni maledizioni lanciate su quel luogo, ma non aveva avuto successo [Appiano, H.R.-Libico, 136; Plutarco, Vite parallele-C. Gracchus, 10 sgg.]. Nell'Africa settentrionale veniva cosí impiantata una nuova civiltà, ricca di tutte le risorse e di tutto il prestigio del massimo impero che fosse mai esistito.
B. H. Warmington, Storia di Cartagine, Einaudi (collana “Piccola Biblioteca Einaudi”), 1974²; pp. 303-04.
[Ed.ne or.le: Carthage, Robert Hale Ltd, London, 1960]
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