Avevo un minimo sospetto sulla questione della serata, o come la volete chiamare, “Ultimo concerto?” andata in onda ieri sera, ma non ero così sicuro di volermi sbilanciare. Per chi non lo sapesse, qualche settimana fa sono stati pubblicati almeno un centinaio di eventi su Facebook da parte di altrettanti club sparsi in tutta Italia che chiaramente sono fermi almeno dall’anno scorso, dove ad ognuno di questi eventi si sarebbe esibito un gruppo, un cantante e così via con una diretta streaming totalmente gratuita. Gente della scena indipendente e anche meno (ho notato addirittura Ligabue). Alla fine, ieri non è andato in onda niente se non video che variano dai 2 ai 10 minuti, qualcuno fantasioso, qualcuno molto meno. Ovviamente il motivo di creare tutto questo hype e poi farlo sfumare tutto in una manciata di minuti lasciando anche un forte senso di malinconia e delusione, è proprio per dire che esistono tutta una serie di persone, club e professionisti che da un anno che non ricevono più stipendio a causa della pandemia, e che hanno ricevuto veramente pochi aiuti per mantenere in piedi la baracca. Ma anche questo alla fine già lo sapevamo. Forse qualcuno si è degnato di chiamare i lavoratori dello spettacolo “quelli che ci fanno tanto divertire” e magari ce ne siamo comunque ricordati. Il problema sta in tutta quella gente che si ritiene delusa di non aver visto niente ieri sera e che addirittura si sente presa in giro dai propri beniamini (poveri pulcini). Evidentemente esiste un enorme problema di sensibilità ed egoismo, dato che questa protesta non è finalizzata esclusivamente (anzi, nei casi tipo Manuel Agnelli non è proprio per lui questa protesta dato che ha i soldi di televisione e trent’anni di concerti) agli artisti, ma quanto più ai club e ai lavoratori. Suonare, fruire di un concerto via streaming, sarebbe l’ennesimo schiaffo in faccia ad un’intera filiera che sta rischiando la pelle da mesi e che si vede ignorata dall’inizio della pandemia. Questa è una foto del mio “ultimo concerto”, ovviamente non scattata da me, ma ricordo bene quel microfono e la persona che lo usava. Per me suonare, montare palchi, fare da tecnico del suono è stato sempre più di un lavoro, ma bensì un modo per poter eliminare la monotonia delle giornate e tornare in vita per qualche ora. Il mio pensiero non va tanto a me stesso che sono ancora abbastanza giovane ed ho comunque indirizzato la mia vita verso altro, ma a chi mi ha insegnato tutto del proprio mestiere senza volere nulla in cambio e adesso si ritrova con un pugno di mosche in mano a implorare pietà per poter fare ciò che hanno sempre fatto e ciò che sanno fare. Fare musica è professione, non è solo un prodotto di consumo per le orecchie di gente che ha bisogno di alleggerire le proprie angoscie. E’ ora che si riconosca il valore di ciò. Di concertini già registrati, su Youtube, ce ne sono a migliaia, lamentarsi per il mancato live di ieri sera non è solo egoista, ma è sintomo di una malattia che si chiama superficialità. Per me queste sono banalità, ma pare veramente che la gente non lo capisce e purtroppo non è poca. Detto ciò, chiudo con una citazione di un gruppo che ormai non esiste più, che accompagna quasi sempre un brano che mi piace tanto. “Quando ero vent’enne non mi sarei mai aspettato che questo paese, il nostro paese, il vostro paese, la comunità intera che chiamiamo Italia, sarebbe diventata così brutta, ignorante ed egoista come è oggi.”













