Sovana DOC 2009, Cantina di Pitigliano, 13,5 gradi.
Io lo so che parlare dei vini della Cantina di Pitigliano non fa affatto chic e che se esprimo apprezzamento per questo rosso non diventerò mai un blogger serio. Ma che ci posso fare? Bevo e registro. Non voglio vendervi (o darvi a bere, e in questo caso il modo di dire calzerebbe a pennello) che questo sia un grande vino: la so anch'io la differenza; ma questo e' un vino amico. Che cosa voglio dire? Allora: anzitutto chi lo produce lo prende sul serio e tratta con attenzione il consumatore: vedasi il tappo di sughero intero, una rarità per vini di questa fascia di prezzo, che credo tu possa -amico,amica che mi leggi- trovare al super entro i 4 euro e forse anche a meno. E poi, nel suo rosso rubino non fitto, medio semmai, appena un po' granato ai bordi, dopo 5 anni quasi dalla vendemmia, tre dei quali passati al caldo di un appartamento, troviamo ancora un vino tonico, scattante: magari non perfetto e giovanile come quello di coeve bottiglie in locali più opportuni conservate, ma sempre lui e', quello di un di', con qualche ruga magari, o un po' stempiato, ma che riconosci con un sorriso. L'aroma ancora intenso, che non si fa' troppo cercare, magari meno diretto e preciso, ma sempre con la sua fragolina di bosco e la ciliegia; forse ha qualche nota animale in più e di tabacco biondo, ma gli dona profondità e non spiace; e un tanto di corbezzolo e di terra bagnata; di salvia ed alloro; e poi quella speziatura pepata e piccante che -magari mi inganno- spesso colgo nei vini di terreni vulcanici. Vino amico perché, a dispetto del corpo magari solo medio o ancor meno, e' tanto saporito, personale, risolto in un chiacchiericcio semplice e piano tra un tannino ben presente ma non aggressivo, maturo e farinoso come la rena fine, e un'acidità vispa che va a braccetto con la sua salinità per pulirti il palato e farlo salivare. Non è lungo magari, ma tanto saporito, e questo bilanciamento gli permette di abbinarsi, o meglio, di adattarsi, ai più svariati cibi della tavola; con una predilezione naturale per la cucina casalinga e rustica però. Poi, parla con franchezza la lingua del sangiovese, senza tanti infingimenti, magari appena ingentilita dalle aggiunte di ciliegiolo e cabernet; che mi pare di rimetter piede, come quando ero bambino, in quelle oscure cantine mezze interrate delle case coloniche nelle campagne elbane, guidato per mano da contadini grezzi e sinceri. Ecco, per questo e' come un amico: da lui non ti aspetti di essere stupito, non ti attendi discorsi di alta filosofia, o di sentir vivisezionare i tuoi problemi da una stringente analisi logica; ma solo ti attendi e desideri un sorriso un po' triste, una pacca sulla spalla, e di essere capito.