Pensavo fosse profondità, invece era solo un riflesso.
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Pensavo fosse profondità, invece era solo un riflesso.

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“Non lasci andare qualcuno tutto in una volta […]. Dici addio nell'arco di una vita intera. Magari puoi non pensare a lei per dieci anni, poi senti una canzone che te la ricorda o finisci in un posto dove una volta siete stati insieme, ed ecco che qualcosa che avevi completamente dimenticato riaffiora in superficie. E dici un altro addio. Devi essere pronto a lasciarla andare un migliaio di volte.”
― Dolly Alderton, “Avete presente l'amore?”
Passiamo la vita a custodire la nostra superficie. Non lo facciamo per vanità o per amore dell’apparenza, ma perché è l’unica vera custode di tutto ciò che abbiamo scelto di affidare alla profondità.
Dopotutto, non tutto ciò che si posa su di noi merita di diventare parte di noi, così come non tutto ciò che raggiunge il fondo merita il posto che occupa.
La verità è che la profondità non ha un volto. È la superficie a prestarglielo.
Per questo abbiamo sempre sbagliato a considerarle opposte. Non sono il contrario l’una dell’altra. La superficie è il luogo esatto in cui la profondità prende forma.
Forse abbiamo sempre sbagliato anche a usare una parola. Abbiamo deciso che superficiale significhi vuoto, dimenticando che può significare equilibrio. Può significare forza. Può significare la capacità, antica quanto la natura, di custodire ciò che conta davvero.
La natura, d’altronde, lo sa da sempre.
Se osservi un liquido dentro un contenitore, scoprirai che la sua superficie è una pelle fatta di tensione: una forza invisibile che tiene unite le ultime molecole e crea un equilibrio tanto delicato quanto straordinariamente resistente, capace di sostenere ciò che vi si posa sopra.
Forse è per questo che le cose più preziose della nostra vita non le proteggiamo nascondendole nel profondo. Le proteggiamo custodendo con cura la superficie che le rende possibili.
♠️_Dio benedica la lingua, così perfettamente adattabile ad ogni superficie, che senza troppe ritrosia s’infila, avvolge, bagna.🖤🌹
©️Licaonia Lupe

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Beat Zoderer By fabioomero https://flic.kr/p/2rCE4zx
“Non tutte le ferite sono superficiali. Alcune ferite sono molto più profonde di quanto possiamo immaginare, non le puoi vedere ad occhio nudo. E, poi ci sono alcune ferite che ci colgono di sorpresa. Il trucco con qualsiasi tipo di ferita o malattia è scavare fino in fondo e trovare la vera fonte del problema e una volta che l'hai trovata, prova con tutte le tue forze a guarire quella ferita.”
✍️🌳🍂✨🙏🏻☀️🌬️
L’ amico albero
(Maestro di vita)
Si fermò davanti all’albero, come dinanzi a un tempio.
La chioma si apriva sopra di lei come braccia immense, tese ad accogliere la luce del sole e pronte a intrecciare un dialogo silenzioso con il vento che la attraversava.
Ogni ramo era un sentiero che conduceva più in alto, un pensiero che non si arrendeva al limite, un sogno ostinato che cercava di toccare l’infinito.
Nel suo silenzio , si avvertiva una saggezza antica: quella di chi ha visto passare stagioni, uomini e tempeste, senza mai smettere di crescere.
Eppure, sotto i suoi piedi, si intuiva un altro mondo.
Le radici possenti affondavano nel cuore della terra, si intrecciavano come mani nascoste, creando una rete invisibile di sostegno e condivisione; memorie che nessuno vede, ma che sorreggono tutto ciò che brilla in superficie.
Era come se, sotto terra, si custodisse una fratellanza silenziosa, un’alleanza segreta che reggeva la vita in alto.
In quel dialogo invisibile con le profondità, l’albero trovava la sua vera forza: perché non c’è altezza che possa reggersi senza un abbraccio al buio.
Allora comprese: la vita somiglia a questo equilibrio segreto.
La chioma è la speranza, il desiderio di crescere oltre se stessi, di aprirsi alla luce.
Le radici sono le ferite, le cadute, i ricordi che scavano in noi: non ci imprigionano, ma ci ancorano, ci rendono stabili.
E lì, accanto a quel gigante silenzioso, sentì che ogni dolore poteva trasformarsi in radice e ogni sogno in ramo.
Che non esiste altezza senza profondità, e non esiste oscurità che non custodisca la promessa della luce.
L’albero, immobile e vivo, trasmise una certezza: la vita non è una lotta tra cielo e terra, ma un abbraccio che tiene insieme entrambi.
Stare ai piedi di un albero significa percepire la forza della stabilità e, al tempo stesso, la leggerezza dell’apertura.
È un maestro silenzioso che insegna a restare saldi nel proprio centro senza smettere di tendere verso l’alto.
Trasmette pace, umiltà e grandezza insieme: la certezza che, come le radici affondano nel buio, così la chioma si slancia verso la luce, e che tra questi due estremi scorra il mistero stesso della vita.