VE NE PARLA LOLITA:
⭐️⭐️☆☆☆ (2/5)
Il Profumo di Süskind ha una delle trame più originali che mi sia capitato di leggere: segue la storia di Jean-Baptiste Grenouille, un ragazzo nato senza odore ma con un senso dell’olfatto straordinario, quasi sovrumano. Da qui nasce tutta la sua ossessione: catturare e riprodurre i profumi perfetti, fino a trasformare questa ricerca in qualcosa di sempre più disturbante.
L’idea narrativa è potentissima e, sulla carta, avrebbe tutto per reggere un romanzo memorabile. E infatti l’inizio funziona molto bene: la trama è curiosa, diversa dal solito e costruisce subito un protagonista inquietante ma affascinante. Si viene trascinati in questo mondo fatto di odori, città sporche, sensazioni fisiche molto forti.
Il problema è che, andando avanti, la struttura della storia non mantiene la stessa solidità. La seconda parte rallenta molto e la trama sembra perdere direzione, più concentrata sull’ossessione del protagonista che su un vero sviluppo narrativo. Alcuni passaggi risultano ripetitivi e la tensione iniziale si affievolisce.
La terza parte riprende meglio il filo, e la trama torna più dinamica e interessante, soprattutto nelle fasi più cupe e nella costruzione degli eventi che portano al climax. Però dopo la scena del patibolo il romanzo cambia completamente tono e direzione.
L’ultima parte della trama è quella che mi ha convinta meno: invece di chiudere il percorso narrativo in modo coerente con tutto ciò che era stato costruito, vira su qualcosa di molto più simbolico e quasi astratto, che ho trovato poco soddisfacente rispetto all’impatto iniziale della storia.
In sintesi, la trama è geniale come idea e incipit, ma lo sviluppo non è sempre all’altezza del suo potenziale. È uno di quei casi in cui ti resta più impressa la premessa che il modo in cui viene raccontata fino in fondo.



















