VE NE PARLA LOLITA:
⭐️⭐️☆☆☆ – Le undicimila verghe di Guillaume Apollinaire
Ci sono libri che provocano, libri che scandalizzano e libri che cercano deliberatamente di oltrepassare ogni limite. Le undicimila verghe appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria. Sapevo di iniziare una lettura estrema, ma non mi aspettavo un’opera tanto ossessiva, eccessiva e volutamente disturbante.
La trama, in realtà, è quasi un pretesto. Tutto ruota attorno a una continua escalation di episodi sessuali, violenze, perversioni e trasgressioni che sembrano avere un unico obiettivo: scioccare il lettore. E all’inizio ci riesce persino. Alcune scene sono talmente assurde da risultare quasi grottesche, al limite del comico involontario. Più di una volta mi sono ritrovata a ridere incredula davanti all’assurdità di certe situazioni, chiedendomi come fosse possibile che qualcuno avesse davvero scritto pagine del genere.
Il problema è che, superato l’effetto sorpresa, il romanzo diventa ripetitivo. La continua ricerca dello scandalo finisce per perdere forza: quando ogni pagina vuole essere più estrema della precedente, dopo un po’ nulla riesce più davvero a colpire. Rimane soltanto un accumulo di scene sempre più esplicite e violente che, almeno per me, hanno finito per anestetizzare qualsiasi coinvolgimento.
Quello che mi ha pesato maggiormente è stata la presenza di episodi che oggi risultano profondamente disturbanti. Alcune scene sono talmente crude e moralmente ripugnanti da suscitare un autentico senso di disgusto più che provocazione. È uno di quei libri che, a tratti, mi hanno fatto venire voglia di chiuderlo e chiedermi dove l’autore volesse davvero arrivare.
Dal punto di vista letterario, però, è impossibile negare il contesto storico in cui nasce. Apollinaire scrive all’inizio del Novecento e il romanzo rappresenta una sfida aperta alla morale borghese dell’epoca, un’opera costruita per demolire ogni forma di censura e di convenzione. In questo senso ha sicuramente un valore storico e testimonia una precisa idea di libertà espressiva. Tuttavia, comprendere il contesto non significa necessariamente apprezzarne il contenuto.
Ho trovato interessante osservare fino a che punto la letteratura possa spingersi nella rappresentazione dell’eccesso, ma come esperienza di lettura non posso dire di averne tratto molto altro. Non mi ha emozionata, non mi ha fatto riflettere particolarmente e, soprattutto, non mi ha lasciato qualcosa che andasse oltre lo shock iniziale.
In definitiva, è un libro che consiglierei soltanto a chi è interessato alla storia della letteratura erotica o alle opere che hanno segnato la rottura con la morale del proprio tempo. Per tutti gli altri, credo sia una lettura che rischia di risultare semplicemente estenuante e sgradevole.














