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@quelmaredeimieiocchi

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Mio adorato Jhon, non sono riuscito a dormire questa notte perché ho preso consapevolezza del fatto che tra noi è finita davvero. L'amarezza è passata, perché so che quello che c'è stato tra noi era vero, autentico. E se un giorno, in qualche posto lontano nella nostra nuova vita ci rivedremo, io ti sorriderò con gioia e ricorderò di quell'estate trascorsa sotto gli alberi a cantare quella canzone che sapevamo a memoria, ad imparare a crescere l'uno dall'altra, e far crescere il nostro amore. L'amore più bello è quello che risveglia l'anima, e che ci fa desiderare di arrivare più in alto; è quello che incedia il nostro cuore e porta la pace nella nostra mente. Questo è quello che tu mi hai dato.
Sei quella persona di cui non riesci a parlare senza piangere. Allo stesso tempo, quella persona di cui non riesci a parlare senza sorridere. Allo stesso tempo gli occhi ti brillano, la voce trema, il cuore fa un sussulto ed i pensieri corrono veloci nella mente, e non fai altro che importi silenziosamente: "aspetta, aspetta, aspetta". Corri troppo! Io e te, abbiamo corso troppo. E mi capita ancora. Mi capita ancora di provare a nascondere, a nascondermi dietro un dito, dietro determinate parole, dietro un pensiero sereno o un ricordo. Quando mi chiedono di te, mi capita ancora di provare quel brivido. Prima di rispondere aspetto, aspetto e aspetto. A volte mi capita ancora, di non riuscire a fermarmi, di non riuscire a placare l'emozione perché quell'uragano mi travolge ancora. Come la prima volta.
Caro Jhon, ti scrivo ancora perché so che tu vorresti così. Sei un uragano che non ha bisogno di farsi spazio, perché infrange qualsiasi regola. Ed io lo so che per te fa lo stesso, che anche tu ci hai provato ieri, ci proverai oggi e così domani. Io lo so che a volte, l'uragano fa paura perché è così incontrollabile da renderti talmente vulnerabile... Non esiste un mondo, per noi, senza uragano. Ciò che possiamo fare e chiuderlo in un cassetto aspettando che qualcuno, o qualcosa, lo scateni nuovamente. E quando accade, ti rendi conto che è sempre stato lì, pronto, forte e dirompente. Come lo è sempre stato. Caro Jhon, anche io spesso mi sono chiesta "perché a me", "perché è accaduto questo", "perché l'ho conosciuto", "come ci convivo?", "come si nasconde un uragano?". Ma, allo stesso tempo, è dolce quella melodia... Quanto è affascinante la forza che ha, il sorriso che hai quando la vedi, quando la percepisci sul viso, nel cuore, quel vento che ti scompiglia i capelli. Tutto quello che nei libri ho sempre sottolineato.
Sono quello che ti uccide, e poi piange per te. Ma anche l'unico che ti legge il pensiero, fottevo. Non nego, più... E sotto, sotto, sono una bandita come te. Anche se ora fingo che con quello scemo con cui esco sia sul serio, davvero, e almeno tu...
Passiamo il resto della vita assieme questa sera. La vita è stare con te a letto, tutto il resto è attesa. Ci possediamo solo il tempo che passiamo assieme.. E a tutti e due così sta bene! La nostra storia che non finisce mai di finire, senza chiamarsi tutti i giorni con niente da dire. E più ne faccio e più al setaccio passo le esperienze. Niente, non rimane niente
In me ci sarà sempre un po' di te in me. Ci sarà sempre un po' di me in te. Ma noi non siamo soltanto parole di un'altra canzone d'amore.
Quanta pioggia ancora cadrà, per un po' di pace in queste giornate. So che prima o poi passerà, l'ha detto il dottore che mi devo abituare a stare male in modo normale, come le altre persone, a stare male in modo normale, come tutti gli altri per ritornare a vivere.

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Dicono che porto un peso che per me è un mattone, ma un mattone serve a costruire.
E anche se poi te ne vai, non ti scordare di me. Di me, e di noi.
E quello che so di te, è che sei bella come una bugia detta per non piangere.
Dopo anni, ieri, mentre cucinavo, è partita quella canzone. Alzo gli occhi di scatto, e di colpo ero di nuovo lì.
Lungomare, io e te, con il Sole ormai sceso. Tornavamo a casa dopo una passeggiata ed un gelato rigorosamente gusto cioccolato e limone, come piace a te. Mano nella mano, mi guardavi e sorridevi, mi accarezzavi e ti sorprendevi, ogni tanto, portavi i pugni intrecciati vicino al viso mimando un microfono: iniziavi a cantare, e il caldo, il suono delle onde di sottofondo. Sei sempre stato più intonato di me.
Me la ricordo bene quella sera, l'ultima che abbiamo trascorso lì. Forse, anche l'ultima che abbiamo cantato insieme questa canzone. Quella sera mi hai detto che avresti ricordato quel momento per sempre, un momento in cui ci siamo sentiti entrambi vivi per davvero, privilegiati perché giovani, e felici, insieme.
Ad oggi, in ogni caso, se vuoi saperlo questa canzone la conosco ancora, a memoria. Tu hai un effetto potente su di me, Jhon. Perché mi torni in mente anche quando fila tutto liscio, anche quando non c'entri niente, anche quando sto semplicemente cucinando la sera. Entri nella mia testa, cammini sulla mia pelle, bruci il mio cuore, senza bussare, e senza intro. Entri, e mandi tutto in fumo, mi fai sentire viva, mi ricordi chi ero, chi sono, e chi sarò sempre. Ti confesso una cosa: a me l'abbinamento cioccolato e limone non è mai piaciuto. "So che tutto ritornerà Stasera, E che tutto ritornerà Com'era. Sarebbe bello se durasse almeno mezz'ora"
Piango ancora. Piango forte, mi chiudo in bagno e scorrono le lacrime sul viso: il mio viso urla, ma soffoco la voce. Nessuno mi sente, ci sono solo io. Mi accascio a terra, chiudo gli occhi e non mi trovo più da nessuna parte, non ho le forze, e mi sento morire ancora, e ancora, e ancora. Mi aggrappo al lavandino, l'ho fatto mille volte, mi guardo allo specchio e penso che per uccidermi del tutto ci vuole molto più veleno. E' questo pensiero che mi permette di andare avanti. Dentro di me c'è questo vuoto, un buco nero che mi attira verso il centro e quando non riesco ad essere lucida, mi trascina con sé. Mi sono chiesta tante volte cosa accadrebbe se non trovassi più la forza di reagire, di aggrapparmi a quel lavandino. Mi sono chiesta tante volte cosa accadrebbe se fossi io a non voler più combatterlo, o combattermi, che fa lo stesso.

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"Salutamela. E dille che le voglio bene".
Caro Jhon, sapevi che prima o poi avrei risposto alle tue provocazioni, sapevi che, prima o poi, questo momento sarebbe arrivato: ignorarti non era da me, far finta di nulla non è nelle mie corde, e tu lo sai. Tu mi conosci, sai perfettamente tutto di me, nei minimi dettagli, ogni piccolo e più insignificante particolare, e sai anche che ti sto scrivendo, che ti sto pensando. E che ti penserò ancora, e sempre. Caro Jhon, è stato difficile abituarmi alla tua assenza, abituarmi a vivere pensando a cosa mi avresti consigliato, a cosa avresti voluto che io facessi, a come dovermi comportare nel rispetto dei tuoi canoni. E so che per te è stato uguale, so che il tuo desiderio di realizzarti è soddisfatto solo nel momento in cui tu sarai realizzato ai miei occhi. E' sempre stato così. So la difficoltà che provi nel guardarmi e nel non toccarmi, nel non parlarmi, nel non sorridermi... ma il quello sguardo di sfuggita che cerchiamo nei momenti in cui nessuno lo percepisce, è lì che scatta la molla. Ti voglio bene anche io, Jhon, ti voglio bene come si vuole bene ai fratelli, agli amici, al gioco preferito che hai da bambino e che riponi sulla mensola da adulto, e ogni tanto lo guardi per ricordati chi eri, chi sei e chi desideri essere domani. Ti voglio bene, come si vuol bene ai sogni nel cassetto, alle cose importanti che provi a metter da parte, eppure poi trovi sempre il modo ed il tempo di andarle a ripescare, di riviverle da capo. Ti voglio bene, come si vuol bene al primo amore, al primo brivido sul collo, al primo bacio: io, quando penso alla prima volta che mi hai sfiorato la mano, tremo ancora. Io con te ho vissuto i momenti più belli della mia vita e sorrido già, ora, mentre scrivo, mi torna tutto alla luce in maniera così chiara. Tu sei luce per me, Jhon, e lo sei sempre stato, brilli in mezzo alla folla, ed io ti ho riconosciuto subito tra i tanti. Sbocci, anche quando è inverno. Quando i nostri occhi si sono incrociati per la prima volta dentro di me è stato un fulmine. E' esplosa una tempesta, la nostra storia è volata, ma perdura da secoli, fino ad oggi. Incredibile, se ci pensi, che tutte queste frasi sono assurde, l'una il contrario dell'altra, eppure colme di un carico d'amore inaudito.
Anche se sai portarlo, non vuol dire che non pesi.
Le prime gocce di sangue erano sempre le mie. I primi respiri d'affanno, il dolore delle ossa, e gli occhi colmi di lacrime: il dispiacere che ti infanga l'anima. Mi è stato insegnato a fare la guerra, ad agire d'astuzia e a non cadere più negli inganni. Quelli, ormai, li riconosco a vista d'occhio. Oggi non subisco più. Non mi arrendo più. E non aspetto più. Oggi la prima mossa la faccio io. Ad attaccare sono proprio io.
Per una strana circostanza sono andata a messa, una cosa che mi capita davvero raramente.
Il parroco ha iniziato una discussione e si chiedeva cosa fosse l'amore, lo chiedeva a noi, a me.
"Quante volte sei stato innamorato? Una, forse due al massimo. Ci sono le storie, le relazioni, ma l'amore penso lo si provi una volta sola nella vita, al massimo due se siamo fortunati. L'amore è quel sentimento che sembra nascere nel cuore, lo brucia ardentemente e sembra che permetta al sangue di scorrere nelle vene. Ti riscopri vivo di punto in bianco. L'amore, però, è per i coraggiosi. Certi amori hanno una fine, perché l'amore spesso fa anche paura, ci rende irrazionali, ci rende diversi. E quando l'amore della nostra vita va via lascia dentro di noi un vuoto incolmabile. Però c'è qualcosa che, invece, resta per sempre: l'amore che quella persona ci ha lasciato, l'amore dentro di noi. Tutti noi abbiamo qualcuno che ci portiamo dentro, e che non ci lascerà mai, se lo vogliamo".
La vita è andata avanti comunque, avevi ragione tu, la Terra non smette mai di girare, nonostante tutto. Sono trascorsi tanti anni, chi lo avrebbe detto, eppure oggi mi sfiora ancora il tuo pensiero, la curiosità di sapere come stai, come va, che cosa fai. E' vero che il tempo passa e ci scorre fra le dita e spesso non ho il tempo, e la voglia, di dedicarmi ad altro, di ragionare e capirci un po' di più. Non solo non mi va, ma ho smesso di farmi male, ho smesso di torturarmi in questo modo. E non ce l'ho più con te, no. E non ce l'ho più con me, no. Ho smesso anche di colpevolizzarmi, e di colpevolizzarti, di cercare di dare un senso, di cercare di abituarmi alla tua assenza, o al tuo silenzio e spesso ho azzittito anche i miei stessi sentimenti: ho smesso di pensarti in quel modo lì. A volte, non riesco. E' ancora dura, nonostante tutto. Perché nonostante tutti questi nonostante, quello che c'è stato è vero, autentico, e il sogno di una vita diversa mi viene a bussare come quando chiedi ai bambini cosa desiderano per Natale. Di trascorrere con te il Natale.

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Ci sono battaglie che non combatto più. E la nostra è tra queste.
L’ultima volta che sono stata con te era appena iniziato l’autunno.
Ci eravamo dati un appuntamento dopo settimane di attesa e sms, non ricordo neanche come era iniziata la nostra conversazione. So solo che quella mattina ci siamo dati appuntamento: mentre venivo da te ho messo delle canzoni di Liberato. Sono saltata fuori dall'auto con gli occhiali da sole ancora sul viso, faceva caldo e il Sole picchiava fortissimo. Mi sentivo brillare anch’io.
Quando hai aperto quella porta hai fatto quattro passi indietro, avevamo paura, troppo vicini siamo pericolosi noi. Ho alzato gli occhiali, ero un po' arrabbiata (come sempre) ma mi hai detto: “Hai gli occhi che ridono”. “Non ci provare con me!” ti ho sussurrato.
Troppo tardi.
Troppo tardi perché da lì in poi è un movimento a catena, o a cascata: un vortice in cui ci sentiamo risucchiare, quella sensazione perfetta che butta giù tutti i muri, i pensieri razionali, il senso di appartenenza a te e a nessun altro al mondo. Tu mi completi, tu sei l'altro lato della medaglia, l'esatta metà, l'ultimo pezzo per completare il puzzle, tu sei me, mi appartieni.
Tu non sei semplicemente la mia calamita, no, ma sei quella dannatissima voglia di viverla.
Il desiderio di non essere la tua maledetta esatta metà ed il desiderio, allo stesso tempo, di sentirmi finalmente completa. La felicità di saperti al mondo, di dire che tutto questo è reale, esiste, la fortuna di dire: "Cazzo esiste per davvero. Ma è successo davvero?" e, allo stesso tempo, la consapevolezza che siamo un qualcosa di irraggiungibile, un'emozione che comprendiamo solo noi.
E poi la maturità di dire: non si può, è troppo forte. Così forte che ci fa male. Viverti con qualcuno che può farti così male solo sfiorandoti fa paura. E' un sentimento così forte che intimorisce, è fragile come un cristallo ma puro, ed in realtà semplice.
Il tuo sorriso, le tue mani, il tuo profumo, la tua voce io non ce la faccio. Per questo siamo lontani anni luce. Tu mi fai battere il cuore, la tua esistenza mi permette di vivere, la tua lontananza mi permette di vivere serenamente.
Ma poi è un filo rosso, che quando ti allontani troppo, e ti sento distante da me, ci riporta faccia a faccia con la realtà dei fatti. Sei mio per sempre, anche se con gli stessi occhi mi hai insegnato che si muore.
Prima di andar via mi sono guardata allo specchio, tu ti sei messo dietro di me e ci siamo guardati insieme, dal di fuori: noi, le nostre immagini riflesse, quello che eravamo e quello che siamo diventati oggi. Noi bambini, noi adulti, ma pur sempre noi, ancora una volta lì insieme. Non è cambiato niente, non cambia mai.