“ Maria, in semplice gonnella d'indiana grigiastra, col bustino di velluto verde che appariva come una macchia un po' morbida e viva fra il verde della vigna e dell'oliveto, vagava qua e là a passi svelti, agile e pieghevole; si curvava ad esaminare i grappoli; si allungava per toccare un frutto quasi maturo, spiccava con una canna i fichi d'India dorati. Come certi insetti verdi che prendono il colore del cespuglio ove son nati ella pareva un'emanazione della valle feconda; aveva la flessibilità della vite e la maturità carnosa del fico d'India.
Ma, appunto come il fico d'India, non sapeva nascondere le sue spine, e Pietro la guardava con occhi torvi, accorgendosi che ella lo disprezzava, non solo, ma diffidava di lui.
"Ella viene qui per vigilarmi", pensava. "Ha paura che le porti via la sua roba; se mi provoca le insegno io la creanza. Le do uno schiaffo."
Ma ella non lo provocava; solo qualche volta gli rivolgeva la parola, accennandogli i lavori da eseguire.
Era fredda e dignitosa: Pietro cominciava ad odiarla, e desiderava andarsene presto dal chiuso per non veder più il viso ipocrita e gli occhi scrutatori che lo insultavano tacitamente.
"Si vede che questa gente non ha mai avuto dei servitori", egli pensava, e per dispetto, per puntiglio, lavorava alacremente, vegliava, non toccava un solo frutto.
Un giorno, in ottobre, mentre egli tagliava i pampini perché il sole penetrasse meglio fino ai grappoli, Maria gli passò vicino e disse:
«Perché non mangi mai uva, Pietro?».
«Conti i grappoli, dunque?», egli rispose, curvo, ma sollevando gli occhi per guardarla e scuotendo la testa col suo gesto sprezzante.
Maria arrossì: capiva d'essersi tradita, ma cambiò abilmente discorso.
«Pietro», disse, riparandosi gli occhi con la mano per guardar meglio verso il confine della vigna, dove s'allineavano i peri dalle foglie gialle, carichi di frutti maturi che al sole parevano di cera pronti a liquefarsi, «dopodomani coglieremo le pere.»
Anch'egli guardò verso i peri.
«Come volete.»
«Senti: tu, dopodomani mattina cogli le pere, ed io nel pomeriggio vengo qui col cavallo e le porto via. Credi tu che bastino quattro cestini? Farò due viaggi.»
Siccome Pietro s'allontanava tra i filari con un fascio di pampini fra le braccia, ella gli andò dietro.
«Che annata di pere! L'anno scorso ce le hanno tutte rubate. Quest'anno le venderemo e ne ricaveremo almeno una ventina di lire. Cosa dici tu Pietro?»
«Io? Non so. Non ho mai venduto pere.»
«Sì, ce le hanno rubate, l'anno scorso. Quest'anno tu le hai ben guardate: ti regalerò mezza dozzina di sigari.»
«Io non fumo», egli disse, quasi beffardo.
Ma la giovine padrona si mostrava così espansiva e buona, quel giorno, ch'egli si domandò se non s'era ingannato giudicandola cattiva.
Ma mentre egli gettava un altro fascio di pampini in fondo al filare, Maria gli disse:
«Senti, Pietro. Meglio, dopodomani verrò prestino, verso le due pomeridiane. Coglieremo assieme le pere e le porteremo via in una sola volta».
"Ecco, ella ha paura che nel coglierle io ne metta a parte un mucchio. Ah! avarona, sorniona indiavolata..."
Ma d'improvviso ella pronunziò tre parole magiche, che lo rallegrarono tutto.
«Farò venir Sabina...»
E verrà Sabina, e verrà Sabina, continuò a ripetere Pietro fra sé, anche dopo l'invocata partenza di Maria. “