Lui mi adora, ma non mi ama.
Mentre inconsapevole avanzo tra le stanze vuote di questa vita lui osserva, quando i suoi occhi inciampano su di me non riesce a staccarsi senza soddisfarsi almeno con una carezza.
Non scorge le emozioni, i pensieri, che increspano la mia mente, che mi attraversano l'anima, scrutando i miei occhi. Seppure questi lancino segnali chiari, troppo occupato nell' ammirarne la forma, la lucentezza.. si ferma lì.
È tutto fermo lì, come se oltre aspettasse acquattato l'oblio. Come se io stessi qui a fissare la fine di un vicolo cieco, un muro alto e solido che mi ricorda che io non ho conosciuto che un surrogato dell'amore.
Osserva ammirato le mie labbra carnose, rosee, soffici.. ma non nota come e quando io le arricci, le mordi, le serri.
Ascolta ammirato le mie parole, ma quando si parla di un noi sorride come incredulo che una creatura della portata che lui mi ha attribuito possa essere sua.. e già non mi ascolta più.
Sorride ancora al sentire di un dubbio o di una riflessione, perché nutre la convinzione che oltre ogni ostacolo questo noi resterà saldo e immutabile, al di sopra di ogni cosa.. Quando si sbaglia di grosso, lo si fa sempre inconsapevoli.
L'assenza di ogni forma di gelosia o possessione restano un macigno inspiegabile, almeno da parte mia.
Una relazione non piena, non invadente, né travolgente, o insaziabile.. perché c'è un limite, una linea, un impedimento astratto ma insuperabile.
Come avrò fatto a non vederlo in questi anni?
Ho abbandonato un'ombra di ciò che avrebbe potuto finalmente quietarmi, anche questa volta non senza grandi sofferenze.
Anche questa volta finisce con me che ho dato tutto ciò che potevo, fino ad uscirne stremata.













