Riportavo ieri sera QUI alcune righe sulle torture che un personaggio di un racconto di Gadda infliggerebbe ai cani molestamente rumorosi e ai loro padroni.
Si direbbe che la motivazione, come da manuale, abbia origini nell'infanzia dello scrittore:
Gli psichiatri contemporanei, come taluno deplora nelle stampe, riconducono a una sorgente infantile i maggiori fatti del nostro spirito: i più ricchi di contenuto dinamico: e cioè i desiderî, le speranze, i dolori, e la possibilità stessa del loro meccanismo: e le tendenze ad un’arte, e gli automatismi incoercibili denominati «istinti»; gli affanni, le gelosie, le manie, le simpatie ed antipatie e tutti i tic variopinti di cui Nostra Magnificenza si addobba: tutti gli impulsi insomma, accettabili o riprovevoli, cioè sociali o dissociali, che compongono la nostra figura di adulti.
[…]
Per lo meno, questi impulsi (e la consecuzione degli atti che ne derivano) attingono dalla sorgente infantile il loro vigore nucleale: il nostro presente è potenziato dalla nostra infanzia. La vita è un processo unitario, una stretta consecuzione di avvenimenti, senza possibilità di oblio d’alcuno di essi.
Di un [espediente] si servì l’Io cosmico per significarmi il divieto a calpestare i praticelli.
Volevo ad ogni costo andare a quattro zampe, nel folto più dei cespi e dell’erbe, onde procurarmi la gioiosa certezza (ogni qualvolta lo ritenessi necessario ed urgente) della mia immedesimazione in una «tigre reale».
Il no dell’Io cosmico si manifestò tutt’a un tratto, l’ultima volta che feci la tigre a quattro zampe, sotto la specie d’una strana marmellata (oh! non era di susine!) che prese a fertilizzare tra le mie dita quella jungla improvvisamente fetida: e nel suo luogo più folto e nel momento mio più tigrino. Ne piansi a dirotto benché tigre: fino alla completa abluzione delle zampe anteriori, cui dalla fedel nutrice venni amorosamente sottoposto, alla più vicina fontanella: e il mio ideale di riuscire una tigre reale vanì, ahi!, per sempre.
C. E. Gadda, Una tigre nel parco da: Le meraviglie d'Italia, Firenze, Parenti, 1939. Il racconto è online su The Edinburgh Journal.