Tumblr... dico la mia
Riflettevo sul fatto che quello che è capitato con Tumblr in fondo rispecchia, in scala, esattamente quello che avviene intorno a noi, ma finché riguarda tutto il resto ce ne sbattiamo, ci si tocca il social e giù di protesta e indignazione. Ma cosa ci aspettiamo da un presente e da una generazione - la nostra e la mia - che ha lasciato la storia sui banchi di scuola e che ha fatto del dio denaro, dell’anticultura, della corruzione, del trash, del Grande Fratello, dei social, il proprio modello?
Urliamo all’”uomo nero”, ci interessa solo il nostro orticello, ci lasciamo turlupinare da ogni fake perché “tanto male non fa” piuttosto di non leggere, non pensare, non agire, deleghiamo a ignoranti meschini la cosiddetta “sicurezza” e quello che sta succedendo in Italia - e parlo solo di questo schifo di Italia - non ci tocca: madri con bambini piccoli che vengono sbattute in mezzo a una strada in nome di una sicurezza sotto lo slogan “prima gli italiani”, scuole che vietano bambole con la pelle scura, merda, merda razzista ovunque, ma tanto ci basta dire: “Io non sono razzista, però quando è troppo...”, purché ci si lasci in pace a chattare e sentirci importanti e belli solo perché se postiamo culi e tette e cazzi, allora qualcuno arriva a farci sentire interessanti, ma non ci chiediamo chissà perché i grandi amori e le grandi passioni si leggono solo sui social? Non ci arriviamo, eh?
Ho fatto sempre fatica a sentirmi italiana, ma di una cosa ero orgogliosa: di appartenere a un popolo che aveva, nel corso della storia, fatto della solidarietà e del buon cuore il proprio emblema; un popolo votato all’accoglienza. “Italiani brava gente” ci chiamavano. Siamo la prima generazione che non ha vissuto la guerra e i risultati si vedono: non abbiamo sofferto, non sappiamo com’è non avere più nulla; non abbiamo potuto vedere con i nostri occhi a cosa porta tutto questo. Non solo il nazionalsocialismo è cominciato così, ma anche Perón e Pinochet si sono abbeverati a questa stessa fonte: l’ignoranza. L’avete mai letto un libro in cui si parla delle dittature sudamericane e di come - in nome della sicurezza - il ceto medio e medio-alto abbiamo voltato la testa dall’altra parte pur di mantenere il loro status quo? Io sì e mi vengono i brividi perché a chi si sta avviando su una strada simile gli sbattiamo pure le mani.
In nome di tutto questo, Tumblr è solo una delle manifestazioni del nuovo medioevo che è iniziato già da un po’ e per questo mi fa sentire come se vivessi in Iran, tanto per dirne una. Però non per Tumblr, io mi incazzo per tutto il resto. E perché non frega a nessuno, se non a pochi, troppo pochi. Questo dovrebbe far riflettere e muovere il culo per cominciare a costruircelo sul serio un mondo migliore, ma ci scommetto, almeno qui, che ciò che importa e di cui si parla è Tumblr: e adesso come si farà per adescare consensi e sentirci più fighi o più fighe? Per questo, solo per questo, per la speranza che serva a dare una svegliata - ma non ci credo - a farci rendere conto di dove stiamo andando, ma soprattutto cosa siamo diventati, evviva Tumblr e le sue nuove regole.
Buona giornata
Elisabetta Barbara De Sanctis













