“ «Come sarebbe?». «Be', mio giovane amico, dacché sei tanto curioso occorre tu sappia che vi fu un tempo in cui... in cui... ». «In cui?... ». « E sì: in cui la razza umana non solo godeva a perpetuarsi, ma in certo modo stimava suo dovere farlo, ideologie religiose o sociali aiutando. Sicché di questa storia non si vedeva la fine». « Di quale storia precisamente? ». « Oh Dio, della storia e della razza umane appunto». «Possibile! v'era chi?... ». «Non "v'era chi": tutti più o meno la pensavano alla stessa maniera. Tutti, essendo giunti a desiderare la morte ed a riconoscerla quale unica soluzione, si limitavano poi a un personale agognamento, che non investiva né coinvolgeva l'intera famiglia umana. "Io non ho altro da fare che morire" si diceva pure ciascuno; "ma quanto ai miei figli ed ai restanti miei simili, la sarà magari diversa faccenda; anzi anzi, non voglio punto che la mia ineluttabile morte tragga seco quella dei miei cari e sodali e congeneri". Ebbene, tu capisci, in codesto modo era più difficile: giacché, te lo rammenti il boscaiolo carico di legna e di guai? Chiamava la morte; ma quando essa gli apparve dicendo: "Son qua, m'avevi chiamata?" si affrettò a replicare: "Già già, era per aiutarmi a rimettere il carico sulle spalle"... ». “
Tommaso Landolfi, Volpi scodate, racconto raccolto in:
Id., A caso, Rizzoli (collana La Scala), 1975¹ ; pp. 165-66.










