“Ne parlai quasi tacendo. Io sono un maestro nel parlare tacendo, ho parlato tacendo per tutta la mia vita e ho vissuto delle vere tragedie dentro me stesso tacendo.”
Fëdor Dostoevskij, “La mite”.

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“Ne parlai quasi tacendo. Io sono un maestro nel parlare tacendo, ho parlato tacendo per tutta la mia vita e ho vissuto delle vere tragedie dentro me stesso tacendo.”
Fëdor Dostoevskij, “La mite”.

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“Sono un maestro di silenzi eloquenti, io, per tutta la vita ho parlato senza parole e ho vissuto solo con me stesso, in silenzio, intere tragedie”.
Io poi sono maestro del parlar tacendo, tutta la mia vita l'ho trascorsa parlando in silenzio e sempre in silenzio sono passato, solo con me stesso, attraverso autentiche tragedie.
La mite; Fëdor Dostoevskij
Sto cominciando una nuova raccolta, non ho mai letto Dostoevskij vediamo se è bella o mi verrà voglia di gettarla dalla finestra
Oh, sono un maestro nel parlare con il silenzio. Per tutta la vita avevo parlato tacendo, avevo vissuto con me stesso, tacendo tutte le tragedie. Oh, anch’io ero infelice! Ero stato ripudiato da tutti, ripudiato e dimenticato, e nessuno, nessuno lo sapeva!
Fëdor Dostoevskij, La mite

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La mite
F. Dostoevskij
Un marito severo si dispera ipocritamente per la sua perdita.
fyodor dostoevsky, la mite
Io invece mostravo un comportamento orgoglioso, parlavo quasi solo con il mio silenzio. Oh, sono un maestro nel parlare con il silenzio. Per tutta la mia vita avevo parlato tacendo, avevo vissuto con me stesso, tacendo tutte le tragedie. Oh, anch'io ero infelice! Ero stato ripudiato da tutti, ripudiato e dimenticato, e nessuno, nessuno lo sapeva! E all'improvviso questa ragazza giovane di soli sedici anni aveva raccolto certi pettegolezzi sulla mia vita precedente, da uomini volgari, e pensava di conoscere tutto di me, mentre la cosa essenziale restava rinchiusa nel mio petto! Tacevo sempre, tacevo soprattutto in sua presenza, ho taciuto fino a ieri, ma perché tacevo poi? Perché ero un uomo orgoglioso. Volevo che lei lo capisse da sola, senza di me, non dai racconti di gente spregevole, volevo che “lei stessa” indovinasse e comprendesse che uomo ero io! Accogliendola nella mia casa volevo da lei l'assoluto rispetto. Volevo che mi adorasse per le mie sofferenze e me ne sentivo degno. Oh, io sono stato sempre orgoglioso, ho voluto sempre o tutto o niente! Proprio perché non volevo un misero pezzo di felicità , ma ne volevo uno intero, grande, proprio per questo mi sentii costretto ad agire così: “Indovina da sola e apprezza!”. Dovete consentire che se io stesso avessi incominciato a spiegarle e a suggerirle tutto, a scodinzolare e a chiedere rispetto, sarebbe stata la stessa cosa che chiedere l'elemosina.
Fëdor Dostoevskij, La Mite