“ Il Doge si sarebbe sposato col mare chi sa come e chi sa quando, in un giorno difficilissimo da stabilire, c’era sempre tempo per un tal genere di matrimonio, il mare poteva aspettare, non appena in terra si sarebbero chiarite le acque che per il momento seguitavano a intorbidarsi spaventosamente, mentre quelle del mare erano di una limpidezza ideale. Quelli invece per i quali non esistevano avvenimenti o notizie capaci di trarli fuori dalla loro oasi di serenità e di pace, di ottimismo indistruttibile né passibile sotto nessun parallelo di corruzione, e senza lasciare agli altri il benché minimo appiglio per poterli agganciare alle loro speculazioni e pretese, con l’intenzione pratica di poterglielo turbare, e non disposti in modo alcuno a farsi venire il sangue verde per taluna di quelle cose che da un momento all’altro al genere umano possono accadere, ma che alla maniera dei gatti usano procedere i quali, non appena si accorgano che da loro casa incomincia a bruciare, si portano senza indugio sul tetto della casa vicina o di quella in fronte, e assistono allo spettacolo seduti comodamente e magari sonnecchiando, o accudendo alla propria toilette con grazia impareggiabile e infinita sodisfazione; questi consigliavano in tal caso e nel tono più confortevole di pazientare in quel modo che insegna la ragione, e aspettando a parlare non appena si sarebbero maturate le cose di qualunque specialità potessero essere, ma che nell’ora presente-si trattava soltanto di vedere e sapere, di aprir la bocca non appena l’avrebbe richiusa il Doge dopo aver detto quello che doveva dire, giacché il parlare medesimo nei casi di una tale categoria rappresenta il più delle volte una fatica perfettamente inutile, e in modo preciso quando non venga usato per ordinare qualche manicaretto da doversi leccare le labbra per una settimana dopo averlo assaporato bene, e magari per un mese; e il cui profumo, specialmente sull’ora del mezzodì, rappresenta esso pure un richiamo irresistibile, l’ora precisa nella quale sarebbe avvenuto il caso strabiliante. “
Aldo Palazzeschi, Il Doge, Arnoldo Mondadori Ed. (collana Narratori Italiani, volume 161), 1967¹; pp. 43-44.













