Rouge di Mona Awad: che meraviglia (spoiler!)
Occhio, ci sono leggeri spoiler.
Su Goodreads gli ho dato 5 stelline. 5 stelline date non con convinzione, di più.
Non fatevi "ingannare" dai pitch commercialotti di quattro righe che dipingono questo libro solo come una critica alla cultura della bellezza irraggiungibile e sempre perfetta dei giorni nostri. Tirando in ballo anche temi randomici, come gli influencer, la make-up mania e la chirurgia plastica, giusto per fare sensazionalismo e solleticare la pancia dei potenziali lettori. Rouge è anche quello, a suo modo, ma è tanto, tantissimo altro.
Rouge parla di elaborazione del lutto. Parla di un rapporto crudo, complicato, vivo e vero tra madre e figlia. O meglio, Madre e Figlia. Parla di scoperta di sé, di ciò che ci rende davvero unici e irripetibili nelle nostre imperfezioni e nei nostri segreti oscuri. Parla della risoluzione di un trauma generazionale.
E il contesto in cui lo fa è il territorio di "caccia" prediletto di Awad: il gotico contemporaneo. Il grottesco. L'horror sussurrato. Il weird quasi onirico. Adoro come una storia tremendamente vera e vivida - l'elaborazione di un lutto, appunto - sia qui inserita in una trama pazzescamente occulta, al limite dell'esoterico e del demoniaco. I simbolismi qui si sprecano: la beauty routine dettagliatissima, sovrabbondante, ritualistica e quasi sacra a cui Belle si sottopone quotidianamente, che ha il sapore delle imbalsamazioni-mummificazioni che venivano fatte ai cadaveri nell'antico Egitto, per accompagnare le anime dal regno dei vivi a quello dei morti; Seth - Tom, i continui riferimenti a Tom Cruise mi hanno piegata in due -, questo demone attraversatore di specchi e realtà molto assimilabile al Seth egizio, Dio della violenza, del caos, delle tempeste e del disordine; il costante riferimento al mare, all'oceano, anche tramite la scelta di usare delle meduse come animali "guida" all'interno del libro, che ci rimanda a una dimensione più primordiale, misteriosa, avvolgente, pericolosa e mortale; bella anche la scelta della medusa, uno degli organismi più semplici sulla faccia della terra, che qui diventa però vascello di paure, desideri e sogni decisamente più profondi e complessi.
Quasi come se fossero delle grosse sacche cellulari da riempire di bellezza, disperazione, ricerca, amore, invidia, terrore, ambizione, in attesa che crescano e che tornino a chiederci il conto. O ci aiutino a uscire dalla nostra stessa oscurità. So bene che la parola in inglese per quello specifico animale - jellyfish - non si associa in modo diretto alla Medusa della mitologia, ma credo che non sia comunque casuale come scelta. Medusa - Μέδουσα - significa protettrice, guardiana, custode.
E Madre è proprio in forma di medusa, appunto, che appare per l'ultima volta a Belle, salvandola e liberandola dalla tossicità dei segreti che appesantivano il loro amore.
Lo stile di Awad è sempre, a mio avviso, azzeccatissimo. Diretto ma evocativo, pragmatico ma sognante, trasparente ma sibillino. Pazzesco il cambio di registro che avviene dalla seconda metà del libro circa in avanti: difficile da gestire e da esplorare fino in fondo, senza filtri, ma Awad ce la fa.
Bello. Bello, bello, bello. Ah, mi ha anche fatto scendere pesanti lacrimoni per tutte le ultime 20-30 pagine circa, il che non succede spesso. Super promosso.