comunque che giornata del cazzo:)))
ciclo, mal di testa, ghostata da persone che avrei dovuto ghostare io
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In tarda mattinata, ho avuto il primo incontro con la psicologa.
Quella dei poveri , al consultorio ,aggratiss.
Non lo dico in modo dispregiativo, sono ironica. Anzi , meno male esistono queste possibilità.
Sono comunque andata senza aspettative.
E niente l'ho amata.😻
Mi sono trovata molto bene.
Mi sono sentita mio agio subito.
Poi dopo ,durante la giornata ho pensato alla non casualità di certi eventi , tipo oggi è il 22 e l'appuntamento lo avevo alle 11.
Quindi 11 e 11+11 , è un numero che mi piace molto.
È il numero dei forti cambiamenti, deĺl'intuizione.
Poi la dottoressa mi ha chiesto se usavo i fiori di bach , io uso i fiori di bach . Quindi anche questa cosa di lei mi è piaciuta molto, e mi ha scritto quali fiori in questo momento dovrei prendere.
E niente , mi ha fatto davvero bene.
Prossimo appuntamento , il 6 Maggio.
Tante cose dette.
Tante ancora da dire.
Franco Arminio tratto da “Cedi la strada agli alberi”.
Forti e sicuri di noi stessi: ecco come dovremmo vivere le nostre giornate!
Chi soffre in silenzio conosce il peso di notti infinite e giornate senza colore.

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Quando le fotografie riportano alla luce avvenimenti e ricordi...
Questo è forse l’anno in cui più di tutti ho avvertito il cambiamento di prospettiva riguardo le feste natalizie; ovvero la consapevolezza di vivere le festività nei panni di un'adulta rispetto agli occhi della bambina che ogni tanto tornava in me per vivere il natale con stupore...
Ho realizzato che forse i sorrisi che riescono a regalare queste feste natalizie sono più dovuti o sono più legati, ai ricordi d’infanzia, piuttosto che ad uno stato di benessere momentaneo.
Sono ormai anni che vivo il Natale sotto occhi diversi; le feste che vivevo da bimba, sono ormai un lontano ricordo. Quest’anno per diversi aspetti l'ho vissuto un po’ con cose allegre e un po' con cose tristi.. diciamo con un buon compromesso tra felicità e tristezza.
Ma anche quest’anno non sono mancate le doverose tradizioni: la cena della vigilia di natale è rimasta invariata, da piccina, era per me, il momento più "magico" in assoluto di tutte le feste, perché sapeva di amore, sicurezza e condivisione con solo i miei genitori e mio fratello .. ma ammetto, che più di tutti l'ho sempre più amata perché costituiva l'arrivo di Babbo Natale con lo scarto dei regali pressappoco prima della Mazzanotte per poi subito dopo andare alla messa. Il pranzo di Natale, era invece vissuto in modo più classico. Il pranzo con tutti i nonni, zii, cugini e diversi parenti..
Sinceramente avendo vissuto sempre tradizioni nordiche, la festa dell'Epifania non l'ho mai vissuta cosi con grande entusiasmo..
Era una festa che più che altro "percepivo", avvisavo di rimbalzo più che "sentire" nel vivo, rispetto ai miei cugini o anche ai miei amichetti di gioco, dove tutti andavano in grande fervore per questo arrivo della calza, tutti ne erano eccitati. Tranne me!
In fondo non l'ho mai vissuta come una grande festa, anche perché sottilmente era accompagnata da un velo di malinconia, per via del fatto che il giorno dopo ricominciava la scuola. Quindi mi trovavo sempre come al confine tra la gioia dell’atmosfera festiva, con la sorpresa della calza al risveglio, e il pensiero del giorno dopo che avrebbe visto la città disfarsi degli addobbi e le scuole riprendere le loro attività e vedere la fine di tutto.
Si! perché per me, le feste incominciavano già ai primi di Dicembre, nello scrivere la letterina a Santa Claus. Per me e mio fratello, chi portava i veri doni, era Babbo Natale non la Befana!!
Scrivevamo su dei fogli di quaderno, tutti i nostri possibili desideri, quelli che, ovviamente la mente di un bambino potesse partorire! Così, la letterina veniva poi consegnata alla mia mamma che ci portava fuori in giardino e ci faceva riporre la letterina sotto una pietra, in modo che i folletti potessero prenderla e consegnarla nelle mani di Babbo Natale. Ovviamente la letterina terminava con l'elenco delle monellerie compiute durante l'anno ma con la promessa e l'impegno di rimediare nel tempo e non più commetterne. Ma era l'eccitazione di quei momenti la cosa più importante. Il momento più magico che io potessi vivere. Per me, era un evento carico di attese.. di estrema contentezza per l'arrivo, inspiegabile, di questo Babbo Natale, che, volando in cielo scendeva giù con la sua slitta e le sue renne, carico di pacchi per poi scendere ancora giù dal camino per riempirci di regali.
Ma uno dei miei ricordi più vivi che ancora conservo però, è quello dell'Epifania del 1984.
Forse l'unica Epifania vissuta con più grande gioia. Avevo12 anni. Ero stata invitata a dormire dalla mia cuginetta preferita di un anno più grande.
Ricordo la sera precedente l'arrivo della Befana, cioè il 5 Gennaio. Mia zia, invitò a noi bambine ad andare a letto presto perché altrimenti la Befana non sarebbe mai arrivata. A dire il vero, già qualche ora prima il "ricatto" era in atto: "se non fate le brave e non andate a dormire, la Befana non vi porta niente”!!.
A me, bambina riservata e un po' scettica, questa cosa inquietava non poco. Mi chiedevo come facesse questa vecchina, che non mi conosceva, a dispensare dolci e regali ai bimbi quando in fondo non le si scriveva la letterina come a Babbo Natale! E come facesse poi, a distinguere i bambini buoni da quelli cattivi e quindi dare carbone e cenere a sua volta??Ma che ne sapeva lei?...Con quale criterio distingueva le due cose?
Ma io seguivo l'eccitazione della mia cuginetta. Quella sera appendemmo le nostre calze al camino, insieme a quelle dei miei cugini, tradizione che ancora oggi si rinnova e che custodisce una simbologia dal grande significato, di radici antiche che si sono evolute nel corso dei secoli.
Tra le nostre calzettone di lana spessa, fatti a mano dalla mia nonna paterna, scegliemmo quelle più in buono stato. Non erano mica le calze di oggi, così in buona fattura, enormi e colorate! Quella sera, ricordo che non appena finito di cenare, corremmo a letto presto. Eravamo nel lettone, ma già dai primi momenti sollecitavo mia cugina ad andare a vedere al piano sottostante se la Befana fosse già scesa dal comignolo. Mia cugina mi invitava ad aver pazienza.. saremmo dovute restare sveglie, ed infatti nelle prime ore riuscimmo a non addormentarci, sussultavamo ad ogni rumore chiedendoci: -"sarà arrivata?" Ma Alla fine, sfinite dalla lunga attesa, ci addormentavammo.
Ed ecco finalmente che arrivò la mattina del grande giorno. Scendemmo velocemente dal letto e via a correre giù per le scale e ci fermammo a metà a guardare da lontano il camino che, nella parte superiore esterna della cappa, era pieno di mandarini e arance; e dalla parte anteriore vi pendevano tutte le calze riempite di qualche cosa da scoprire. Scendemmo gli ultimi gradini per avvicinarci e per vedere cos’altro avesse portato la Befana.
Davanti il caminetto, vi era la vecchia sedia a dondolo di mia nonna, con accanto una scopa di saggina ed un cappello tipico delle streghe appeso sullo schienale. Sotto di essa vi era una bella palla, un trenino di legno e dei piccoli soldatini. Doni riservati ai miei cugini. Mentre invece sulla sedia, sedute, c'erano due meravigliose bambole di pezza, destinate a me e mia cugina. Nella mia calza, trovai, un'arancia, quattro noci, due mandarini, un paio di calze nuove, una matita, una gomma, un piccolo quadernino, qualche caramella "Rossana" (confezionate da quella carta rossa, che sfido ogni bambino non abbia mai portato agli occhi per vedere il mondo tutto tinto di rosso) di cui ero fortemente ghiotta!! Trovai anche dei lecca lecca e alcuni fichi secchi.. ma niente carbone! Non erano in fondo grandi regali, ma per me costituivano la gioia, la serenità di quei momenti e la felicità di realizzare che quell'anno ero stata tanto brava anche per la Befana da meritare solo cose buone. Mi sentivo la bambina più fortunata del mondo.
In fondo eravamo comunque felici, io i miei cugini, di tutto quello che la befana ci avesse portato. Io e mia cugina, giocammo con quelle bambole fino all’ora di pranzo. Il pomeriggio venne a trovarci un'amico dei miei zii, un certo, Peppino, il falegname del paese. Ricordo che rimasi affascinata dal fatto che si trascinasse dietro la sagoma della Befana, tutta di legno dipinta, alta circa un metro e mezzo, con una bisaccia sulle spalle, con una banana ricurva all’ingiù come naso, tutta riccia. Veramente un capolavoro!!
Peppino oltre che falegname del paese, principalmente era pittore/decoratore e aveva partecipato anche al restauro di una vecchia chiesa, dalle parti di un paese vicino, insieme ad altri suoi colleghi. Era davvero bravo a dipingere, ed il disegno di quella sagoma, in effetti, aveva ben raffigurato la vecchina già presente nella mia immaginazione...
So che non riuscirò mai a ritrovare la stessa atmosfera e lo stesso candore di quei tempi; ma chi l’ha detto che gli occhi di un adulto non riescano più a vedere la magia?
Ecco, questa è stata la mia infanzia, il mio piccolo grande mondo in cui tutto era più buono, semplice e così magico.. . Ricordi di momenti indimenticabili, impressi nella mia mente e nel mio cuore come marchi di un tempo passato che, con incommensurabile nostalgia, vorrei rivivere anche solo per un attimo con le persone che non ho più vicino. Forse oggi coltivo la speranza nel mio domani.. chissà! Vorrei che ci fosse almeno quella serenità di un tempo...✨
𝒮𝓌𝑒𝑒𝓉𝒜𝓇𝒶𝓁𝑒 ➰🖋️
“Gli inglesi dicono “fall in love” e credo non esista termine più adatto.
Fall, cadere.
Quando ti innamori non è semplice, ti ribalti, non ti addormenti senza pensare a lei.
Quando ti innamori passi le giornate a sperare di sentirla.
Quando ami faresti pazzie, davvero.
Amare è cadere.
È cadere e sperare che ci sia qualcuno a prenderti.”
— Francesco Roversi
Nessuno sa, nessuno sa cosa io abbia davvero nella mia testa, nessuno sa quanto io mi senta sempre sola, nessuno sa come affronto le mie giornate, nessuno sa a cosa penso ogni sera, nessuno sa quanto io stia male dentro e mai lo sapranno dato che ho sempre nascosto tutto.