Infiniti sogni, infranti, realizzati, infiniti incubi.
Infinite stelle in infinite galassie in infiniti universi in un multiverso infinito.
Come è possibile vivere proprio questa vita, questo mondo, questa storia, questi sogni, questi legami, questi amori, queste morti, quando esistono così tante variabili, così tanti universi, così tante possibilità?
Come è possibile quantificare quale sia il modo migliore, la dimensione migliore, la realtà migliore?
Come è possibile spiegare che la tua scelta di alzarti stamattina e fare colazione al bar invece che a casa ha creato una realtà completamente diversa da quella che sarebbe altrimenti stata creata?
Oggi hai fatto colazione al bar, e alzando lo sguardo dal giornale hai incontrato qualcuno di nuovo. Fare la strada verso l’ufficio assieme ti ha mostrato quell’angolo del parco che non avevi mai visto e tra due anni ecco che in quell’angolo ci sarà l’atmosfera giusta e il no di una domanda potrebbe diventare un si e la tua intera vita venire stravolta- perchè una mattina hai deciso di fare colazione al bar invece che a casa.
Considerando le infinite variabili e le infinite possibilità, è incredibile ritrovarsi a vivere la vita che si vive. Vivere proprio questa è una, una sola piccola, microscopica, minuscola, micragnosa possibilità tra un infinito numero di altre.
In una dimensione del Multiverso, Maximilian Lee è ancora sposato con Arthur Blake. In un’altra, o forse in molte altre, i suoi passi procedono accanto a quelli di Emma Nimoy. Ci sono dimensioni in cui i Superumani regnano sugli Stati Uniti d’America e dimensioni in cui una dittatura li ha costretti in campi di concentramento. Ci sono dimensioni in cui il Superhuman Control Act non è mai stato varato, e dimensioni in cui la Terra è diventata subordinata alle armate di Magnus e dimensioni in cui la vita sulla Terra nemmeno esiste, spazzata via da un asteroide o un’esplosione Solare o qualunque altra catastrofe che invece in questa dimensione, miracolosamente, non si è abbattuta.
Max non lo sa, mentre guarda negli occhi di Olympia, che le ruote di una nuova divergenza sono già in moto, che la realtà in cui avrebbe potuto vivere si è già staccata dalla realtà in cui vive, che un’ombra è in agguato e pronta a colpire. Mentre bacia la fronte della sua bambina non ha idea di quanto incerto sia il domani, ma qualcosa la sa.
Che di migliaia di Dimensioni in cui avrebbe potuto vivere, questa forse non è la più fortunata, o la più felice. Che le cose sarebbero potute andare meglio, in così tanti modi diversi che l’elenco è... Infinito.
E che ciò nonostante, questa è l’unica Dimensione che ha, quella con un dito che si sente nudo e una neonata sul petto, due bambini attorno davanti alla tv, un fratello a sorridergli nonostante tutto e una compagna che lo aspetta con una bottiglia di champagne nella vasca da bagno in un appartamento sotto terra a cui per qualche motivo non ha pensato a mettere l’ingresso nel corridoio.
E’ tutto quello che ha. E’ tutto quello per cui combatte.
E non la cambierebbe con nessun’altra.