[...]Quando parliamo delle eccellenze del made in Italy in campo alimentare non possiamo farci convincere che il primo sia stato quel paraculo renziano che vediamo negli spot dei telefonini e che vuole convincerci di aver inventato il "mangiar bene", ma dobbiamo pensare a uomini come Tanara e alle centinaia di lavoratrici e di lavoratori che hanno prodotto i gelati nello stabilimento di Parma. Sta lì la vera eccellenza: la capacità di applicare alla produzione industriale e di massa le capacità di una bottega artigiana, la capacità di trasformare il proprio saper fare in una ricchezza condivisa.
Ma non è solo una storia del passato, perché ancora oggi le vicende industriali sono capaci di raccontare un'epoca, anche se in un modo del tutto diverso e purtroppo drammatico. Ovviamente il nome Froneri non vi dice nulla, ma è una storia che merita di essere raccontata. Così si chiama la joint venture che le multinazionali Nestlé e R&R hanno creato nel 2016 per produrre gelati, compresi tutti quelli dei marchi Italgel e Motta. Tra le prime decisioni di questa nuova azienda c'è stata quella di chiudere lo storico stabilimento di Parma. Perché? A dire il vero nessuno lo ha spiegato, ma verosimilmente perché i padroni della Froneri preferiscono produrre gelati in altri paesi, dove evidentemente spendono meno e quindi contano di guadagnare di più.
La decisione di chiudere lo stabilimento di Parma significa prima di tutto licenziare centoventi persone; insieme a loro perderanno il lavoro anche ottanta stagionali e cinquanta lavoratori dell'indotto: in tutto si tratta di duecentocinquanta persone, duecentocinquanta famiglie che di punto in bianco si ritroveranno a brevissimo senza un lavoro. E non perché lo stabilimento di Parma non produca utili o perché l'azienda sia in perdita, ma semplicemente perché la Froneri, al di là della retorica di quello che è scritto nei loro comunicati stampa e sul loro sito, è nata con il preciso obiettivo di licenziare in Europa - ci sono altri ottocentocinquanta lavoratori a rischio, oltre a quelli di Parma - per portare la produzione in altri paesi.
Il dramma è prima di tutto per la vicenda di queste persone, che stanno lottando con coraggio e con caparbietà - mostrando nella lotta la stessa passione con cui fanno il proprio lavoro - ma anche per un modo di concepire il lavoro in cui il saper fare, la competenza, la passione per quello che si fa e si sa fare non contano nulla. I padroni della Froneri non sono più imprenditori, ma burocrati, che applicano schemi in cui il lavoro ha perso ogni valore.
Per questa ragione - e per la storia che c'è dietro ogni Mottarello - Il tema non è uno scontro tra lavoratori del vecchio mondo e quelli dei paesi cosiddetti emergenti - e per fortuna i lavoratori lo hanno capito, dal momento che ci sono agitazioni e proteste negli stabilimenti Froneri in giro per il mondo contro la decisione di licenziare i loro colleghi di Parma - ma lo scontro tra un potere che non vuole riconoscere valore al lavoro e le persone che non solo vivono di quel lavoro, ma che quel lavoro hanno contribuito a far nascere, crescere e sviluppare[...]