«Il tempo si imprime nello spirito attraverso il sigillo nudo delle stagioni. Quale luce tagliava l'aria, quale freddo o quale calore abitava la terra in quel giorno sottratto al flusso dell'oblio? In questa domanda risiede l'essenza stessa del nostro ricordare, dove i frammenti del passato smettono di essere semplici tracce per farsi immagini assolute, capaci di accrescere il mondo. Ciascun ricordo appartiene all'universo di una stagione totale, una perfezione immobile che non inganna, in cui ogni singolo dettaglio custodisce e propaga il medesimo valore. Così, un solo tramonto, dipinto come una tela nell'azzurro incendiato della memoria, basta a riassumere l'intera tavolozza di un'esistenza. L'inverno, il fiume dell'estate, l'oro dell'autunno non sono semplici spectacles offerti allo sguardo, ma dimore indistruttibili dell'anima, custodi di una grazia che guarisce il presente. È l'autunno delle foglie che si fanno ali, alberi che prendono fuoco come la Fenice nel rosso del loro rogo silenzioso. In questa semplicità ritrovata, le stagioni dell'infanzia coincidono finalmente con la parola del poeta. Sono istanti al contempo unici e universali, inscritti non nelle cronache degli uomini o nelle date della storia, ma in un autentico zodiaco della memoria cosmica. È la testimonianza della nostra appartenenza originaria alla terra, a un mondo dominato dagli elementi, dove la stagione apre l'orizzonte entro cui l'essere di chi contempla può, finalmente, schiudersi alla luce. (Sosio Giordano)









