«Ci si mette in marcia per un'elementare difesa della mente, alzando un argine contro il logorio dei giorni prima che l'ombra consumi l'ora. Lo sguardo ha bisogno di un orizzonte lungo per guarire dall'asfissia di quei pensieri chiusi che continuano a morderci il petto. I grandi venti dell'ovest e l'aria fredda dell'acqua aperta spazzano via la nebbia che si accumula nelle stanze, proprio quando la boscaglia si fa troppo fitta intorno ai passi. Questo muoversi non è una fuga provvisoria, ma un viaggio intero che accetta la misura stretta di una giornata. La fatica sta tutta sulla soglia: infilare le scarpe del cammino, girare la chiave, consegnarsi alla strada. Cominciare esige questo taglio netto, un piccolo strappo quotidiano che spaventa perché si nasconde dietro gesti troppo semplici, come l’aprire una borsa prima della partenza o il prendere un giornale al bancone del mattino. Si cammina a filo della terra per difendere l'unica cosa deperibile che ci resta prima della sera, sollevando un vento contrario contro la corsa folle del borgo. Sotto le suole la terra ritrova la sua cadenza nativa e gli anni cedono il passo a questa direzione nuda che ci salva, finalmente puliti, dall'assurdo del mondo»
(Sosio Giordano)











