«Sapete dove potete trovare la parola d’amore più bella di tutte? Ecco, in italiano c’è "l’io" e c’è il "noi". Nel greco antico no, c’era una forma che non esiste in nessun’altra lingua: il duale! Non significa "noi" ma "noi due insieme".
Il duale è il numero dell’intesa assoluta, dei legami. I greci usavano il duale per nominare due persone, due amici, due cose uniti da un legame indissolubile: due occhi che guardano nella stessa direzione, due braccia che si tendono in un abbraccio, due mani che si stringono. Due metà che si completano. Amore e Psiche, Orfeo ed Euridice, Achille e Patroclo, venivano sempre nominati al duale.
[...] Ma vedete il duale è qualcosa di più di un numero, esprime qualcosa che noi abbiamo perduto, il senso delle relazioni tra le cose e tra le persone. La forza del "noi". Naturale che oggi fatichiamo a comprendere il senso e il perché del duale in un mondo dove ci sono rapporti ma non relazioni, conoscenti ma non amici, innamoramenti ma non amori! Viviamo in una società che sa dire soltanto "io" e non ha più tempo per il "noi". Sappiamo troppo e sentiamo troppo poco!
Ecco a cosa serve il duale: gli antichi greci ci ricordano che le cose più belle della vita non vengono e non nascono nell’Io ma hanno bisogno del "noi"! Ci ricordano che non esistono posti perfetti o momenti perfetti! Perché non sono le cose o i luoghi a rendere speciali la vita ma le persone. [...] l’Uno divide, separa, interrompe, è come una campana di vetro, ti isola da tutto ciò che conta e ha valore, il Due quando diventa "Noi" è un ponte, una finestra, stringe i cuori, rende vicine le anime, le mette in relazione. Perché non ha senso vivere senza questo. E se vogliamo salvarci: abbiamo bisogno di tornare a dire noi!» (Guendalina Middei)










