«I luoghi più veri e profondi non si trovano mai segnati su nessuna carta geografica degli uomini. Come la carovana dei nani e dello hobbit Bilbo, costretti ad attraversare la densità soffocante della foresta per riguadagnare la Montagna Solitaria, il viandante sperimenta lungo il cammino la fame, l'allucinazione e l'assalto dei mostri grotteschi del sottobosco. L’aria stessa si offre qui più pesante e buia che in qualsiasi altro altrove, impregnata di un odore denso di vegetazione umida e putrefatta, una soglia in cui lo spaesamento radicale svela il volto numinoso e arcaico della terra. Da sempre la boscaglia è popolata da pericoli innominabili, demoni ostili che il nostro intelletto non riesce ad addomesticare e che traggono linfa dal sonno stesso della ragione. Di fronte a questo disfacimento, chi viaggia cerca disperatamente strade che lo sotggano all’astrazione, inseguendo sentieri di viva relazione e di interdipendenza alla ricerca di un pensare concretamente piantato nel suolo. È in questa concretezza che la ragione si aggiusta, ritrova la sua passione civile e pretende di coinvolgere l'Altro. Lo spirito del viaggio esige di scrivere direttamente sui luoghi dell'esperienza la formula più alta del dubbio: hic sunt quaestiones. Si acquisisce così la certezza che quelle terre abitate, ancora ignote alle prue delle proprie navi, non sono confini da recintare, ma occasioni sovrane per porsi da capo, e con rinnovata purezza, le domande fondamentali che animano l'esistenza»
(Sosio Giordano)



















