«La vera dimora dello spirito non conosce le geometrie ordinate dei giardini recintati o la simmetria forzata dell'artificio umano, ma si rivela unicamente nel ricamo spontaneo delle foreste e nell'incolta purezza dei boschi. Lì pulsa l'energia originaria della terra, un brulichio silenzioso di forme che affondano le radici nel ventre umido del sottosuolo, l'antichissima madre che nutre da sempre ogni creatura che popola i sentieri, le acque e l'immensità del cielo. L'errabondo, per sua natura, soffoca negli spazi chiusi e protetti; il suo passo cerca invece la seduzione selvaggia del bosco, lo scricchiolio dei rami secchi sotto le scarpe, i giochi di luce che filtrano tra le fronde e l'improvviso spalancarsi della radura, un luogo sacro in cui la terra si congeda per offrire un varco all'infinito, infondendo un timore reverenziale. È in questa solitudine che, levando lo sguardo verso la volta celeste e l'etere trapunto di astri lucenti, mentre si contempla il cammino eterno del sole e della luna, un'angoscia antica, rimasta a lungo sepolta sotto i dolori quotidiani, si risveglia nel profondo del cuore. Non è un tormento distruttivo, ma la vertigine sacra di fronte a un immenso e misterioso potere che muove le stelle nei loro molteplici moti, riconciliando il viandante con l'inafferrabile divinità della natura» (Sosio Giordano)









