Chi non ha mai citato una battuta di Woody Allen (“Le parole più belle del mondo non sono Ti amo, ma È benigno”, “Sei così bella che fatico a distogliere gli occhi dal tuo viso per guardare il tassametro”, “Finché sono vivo, la morte è qualcosa che riguarda gli altri”, “La vita è piena di miseria, solitudine, sofferenza - e tutto ha fine troppo presto”, “L’uomo sfrutta l’uomo e a volte è il contrario”)?
I suoi film sono definitivamente entrati nell’immaginario collettivo, i suoi libri divertenti e ironici sono una manna per i cacciatori di battute (basti pensare a Citarsi addosso, dove si fa la parodia del coro della tragedia greca, come succederà poi, con risultati di irresistibile comicità, in La dea dell’amore, a Saperla lunga, con la prefazione di Umberto Eco, e a Effetti collaterali, curato da Daniele Luttazzi) e ora, a breve distanza dal film del 2019 Una giornata di pioggia a New York, un’uscita tormentata e rallentata da annose polemiche, ecco pubblicata, anch’essa dopo varie difficoltà e tentativi di boicottaggio, e grazie al coraggio degli editori de La nave di Teseo, A proposito di niente, l’autobiografia del grande regista newyorkese.
“Dedicarsi alla lettura di A proposito di niente, per i seguaci del regista, è come sfogliare le pagine di una storia già nota; il final cut di un vecchio film riportato in sala con aggiunta di scene tagliate e contenuti extra”. Un’opera interessante e ironica (“Se morissi adesso non potrei lamentarmi né lo farebbe un mucchio di altra gente”, p. 344), ma soprattutto un’autodifesa da accuse che si trascinano ormai da trent’anni. Il maestro si rammarica di non aver mai fatto un grande film, ma, dice, ci sta ancora provando: attribuisce il successo più alla fortuna che a reali capacità tecniche (“Come riassumere la mia vita? Tanti stupidi errori compensati dalla fortuna”). Si può certo perdonare il peccato di falsa modestia all’autore di Io e Annie (la cui sceneggiatura è citata nelle antologie scolastiche), Manhattan, Provaci ancora Sam, Crimini e misfatti, Blue Jasmine, al diciannovesimo posto nella classifica stilata da Entertainment Weekly dei cinquanta migliori registi di tutti i tempi, i cui premi e riconoscimenti ormai non si contano più (Oscar, David di Donatello, Golden Globe, Grammy Award, Leone d’oro e moltissimi altri).
Della modestia di Allen parla anche Natalio Grueso in una biografia del 2016, Woody Allen l’ultimo genio. Da questa ‘accusa’ il maestro si schermisce decisamente: “Io un genio? Allora cosa sono Shakespeare, Mozart o Einstein? No, no, sono solo un comico di Brooklyn che nella vita ha avuto molta fortuna”. Grueso ci parla del debutto come ghostwriter e cabarettista, dei grandi autori che ne hanno forgiato la personalità artistica (soprattutto Bergman, Fellini e i maestri del Neorealismo) e delle sue passioni: il jazz, la scrittura e la magia (impossibile dimenticare l’esilarante interpretazione del mago Splendini in Scoop).
“Nuova variazione jazz sull’immaginario newyorkese, Un giorno di pioggia a New York è una commedia ineffabile come la nascita di un sentimento”. Due giovani innamorati decidono di trascorrere un fine settimana nella grande mela: sulle struggenti note della tromba di Chet Baker il protagonista Gatsby Welles (alter ego di Allen), nome azzeccatissimo per un nostalgico amante dei film in bianco e nero, della musica di Gershwin e Charlie Parker, dei locali old fashioned e della pioggia. Ma il destino è il vero protagonista di un film che non delude i fans di Allen, lasciando un messaggio semplice e positivo, sintesi di un discorso filosofico e psicanalitico che dura da tutta la vita dell’autore, a riprova della legge non scritta che nell’arte la semplicità è sempre una faticosa conquista. A impreziosire il quadro, la partecipazione dell’ottimo Jude Law e la fantastica fotografia di Vittorio Storaro su una città che da sempre è stata una delle muse ispiratrici del regista (ricordate l'esordio di Manhattan?: “New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata”).
Riportiamo qui sotto il trailer di Rifkin’s Festival, quarantanovesimo e ultimissimo film scritto e diretto da Allen, appena presentato in anteprima mondiale al Festival di San Sebastian. “La vita è come un film: talvolta è una commedia, talvolta un dramma o un romanzo, ma soprattutto è un mistero”. Allen lavora ormai al ritmo di un film all’anno, nella ricerca quasi ossessiva del grande capolavoro ancora da scrivere.
Il poster di Rifkin’s Festival è stato disegnato dall’illustratore spagnolo Jordi Labanda.
Tutti abbiamo nel cassetto una classifica dei nostri film preferiti di Allen, nel mio c’è Manhattan, e in particolare, la scena finale in cui Woody, sdraiato sul divano, registra come idea per un racconto un elenco delle cose per cui vale la pena vivere, e cita, fra gli altri, Groucho Marx, vera icona della sua formazione comica, Joe di Maggio, Mozart, Louis Armstrong, i film svedesi, Marlon Brando, Frank Sinatra, Cézanne, il viso di Tracy…
Del resto, che senso avrebbe la vita senza la natura, l’armonia in famiglia, una biblioteca ricca e sempre aggiornata…?
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