"Vannacci piece of shit" (Vannacci is a former general of the Italian Army, recently elected to the European Parliament within the far right party "Lega")
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"Vannacci piece of shit" (Vannacci is a former general of the Italian Army, recently elected to the European Parliament within the far right party "Lega")
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" Credo che non ci sia un servizio più utile di quello che compiamo ogni anno il 25 aprile – e non fermiamoci al 25 aprile – noi, pochi testimoni ancora in vita, raccontando, spiegando, affinché il significato della nostra scelta non venga disconosciuto e venga compreso soprattutto dai giovani. Molte volte, quando si va nelle scuole, alla fine del dibattito i ragazzi ci chiedono: «Ma perché non ce l’avete detto prima?». Ed è un rimprovero giusto, perché se non si sa non si può capire, né valutare. Perché, se è vero che la Costituzione è figlia della Resistenza, dobbiamo stare attenti che il tempo non ne consumi il patrimonio morale, civile, politico. La Resistenza, da questo punto di vista, non è mai finita, ha sempre in sé qualcosa da offrire. “
Tina Anselmi con Anna Vinci, Storia di una passione politica, prefazione di Dacia Maraini, Chiarelettere (Collana Reverse - Pamphlet, documenti, storie), 2023; p. 24.
Nota: Testo originariamente pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2006 e nel 2016.
“Combat Fascism”
1) “Metti anche che in un intento suicida i responsabili delle dimissioni insistessero per mandare a casa il banchiere [Draghi] giocandosi la fiducia di cui sopra e i miliardi di aiuti di cui sopra, al Presidente della Repubblica non resterebbe che mettere su un governo elettorale, forse perfino militare, com’è accaduto per il generale Figliuolo con le vaccinazioni. A mali estremi, estremi rimedi.”
[Marcello Sorgi, La Stampa]
2) “I non vaccinati mettano un cartello al collo, così sarà possibile scansarli” [Angelo Giovannini, sindaco di Bomporto, Modena, Centrosinistra]
3) “No, il dibattito no. Il caso Cacciari dimostra che le fake news non colpiscono solo gli ignoranti e non si curano con l’empatia.” [Linkiesta]
4) “Tessera elettorale, documento d’identità e Green Pass per votare alle prossime amministrative. Ti vaccini oppure stai a casa.” [Marco Miccoli, sindacalista CGIL, ex parlamentare PD)]
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Quando campi una vita a colpi di richiami all'unità antifascista,
e quando finalmente incocci in uno con manganello e fez,
scopri che era uno specchio.
1936-1939, Guerra civile spagnola, le forze nazifasciste di Hitler e Mussolini accorrono in aiuto di Franco con i loro eserciti di terra e di aria.
Sul versante opposto, l’Unione Sovietica manda al fronte popolare centinaia di aerei, carri armati e blindati, migliaia di fucili, mitragliatrici e bombe e milioni di proiettili; ma non i suoi uomini e i suoi eserciti.
Si mobilitano, invece, circa cinquantamila volontari provenienti da una cinquantina di differenti nazioni. Las Brigadas Internacionales. Non mercenari, ma antifascisti e difensori del modello di democrazia avanzata incarnato dalla Repubblica spagnola.
È la prova generale della seconda guerra mondiale, finita male per il fronte popolare e per tutta la Spagna democratica, libertaria, marxista, anarchica e antifascista.
Il bombardamento di Guernica diventa un simbolo dei disastri della guerra e un monito. Un monito non ascoltato.
Dopo la guerra, Francisco Franco governò la Spagna per altri 36 lunghissimi anni, ma non intervenne in modo diretto nel secondo conflitto mondiale. Quello che si concluse con i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.
La Spagna in quei tre crudelissimi anni fu funestata da qualcosa come 500mila morti (sul numero preciso si accapiglino gli storici).
Dal canto suo, la guerra mondiale, a distanza di pochi anni, produsse più morti di tutta l’attuale popolazione italiana (un numero oscillante tra i 60 e i 70 milioni di vittime militari e civili).
Una strage immane, un massacro inenarrabile e scellerato.
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Ci penso da settimane.
[…]
Ma non riesco a trovare un senso.
Le bombe della guerra civile e quelle della guerra mondiale

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Il fascismo non esiste. Miliardesima puntata Alba Dorata, il partito greco di estrema destra, con il leader ammiratore di Hitler, è un’organizzazione criminale.
L’OSM sostiene gli Unicorni sempre soprattutto #antifascisti 🖤 #Repost @mariachiara.gianolla ・・・ Qui nel mondo unicorno ci si prepara alla grande festa e così io e la mia Miss ci siamo agghindate così. Chi vuole unirsi alla festa? #prendeteecondividetenetutti ✨ @mariachiara.gianolla @missunicornmc https://www.instagram.com/p/COJQJcAhoo9/?igshid=1gxm96uvy7kjh
Nella mia attività pubblica, per esempio quando pubblico un articolo da qualche parte, “moralista” è il secondo insulto più comune che ricevo. Il primo è “fascista”. Ora, essere chiamato fascista mi lascia indifferente, semplicemente perché non sono fascista. Né, del resto, considero essere fascisti la condizione più deprecabile in cui si possa trovare qualcuno: votare +Europa, ad esempio, è peggio. Parlare di fascismo, oggi, è una forma di metus hostilis, il discorso sopra un nemico archetipico: serve soprattutto per dichiararsi antifascisti, che è un buon modo per rivendicare prestigio sociale senza fare un cazzo di niente. Il fascismo di cui parlano loro oggi non esiste, ed essere antifascisti è politicamente significativo più o meno quanto essere un cacciatore di dinosauri. Esiste, certo, il fascismo della società dei consumi, quello rivelato da Pasolini, ma mai che il discorso diventi tanto profondo. Di conseguenza, non esistendo il fascismo, si può dare del fascista più o meno a chiunque senza che debba significare alcunché. “Moralista” funziona similmente, nel senso che dichiararsi emancipati, disinibiti, progressisti è un altro buon modo per accumulare ammirazione senza fare un cazzo di niente. Perché la nostra società è emancipata, disinibita e progressista. Ed è anche una società infernale in cui l’intera esistenza umana (e animale) è mercificata. Le due cose sono in diversi sensi consequenziali, e questo è il motivo per cui le sinistre libertarie degli anni ‘60 e ‘70 sono diventate +Europa. Non potevano diventare altro, perché dal relativismo morale al neoliberismo il passo è obbligato. Il neoliberismo ovviamente si nutre della moltiplicazione infinita del desiderio, nei termini di Lacan: ed è questa la differenza fondamentale fra la lettura del capitalismo che ci da Max Weber e il neoliberismo. Ma insomma, questa è roba risaputa. A differenza di “fascista”, non essendo fascista, accetto la definizione di “moralista” e me ne vanto. In senso tecnico, non sono soltanto “morale”, ma proprio moralista perché ritengo che la questione morale sia politica. Che si debba lottare attivamente per imporre una certa morale all’interno dello spazio pubblico. Nella fattispecie, la morale come orizzonte definitivo dell’esperienza umana, in contraddizione con un orizzonte economico. Mi pare che sia l’unica posizione di dissidenza onesta, a livello esistenziale. In un’epoca in cui tutto è merce, l’astinenza dalla merce è una forma di resistenza. La scelta riguarda allo stesso modo la carne, la pornografia, il lavoro schiavile, e non credo avrebbe senso separare i singoli elementi: sul fondo c’è un’opzione di non-commerciabilità estesa all’intera esperienza della vita, un’ascesi rispetto all’economico. Una scelta nel presente e contro il presente, laddove il progressismo è, paradossalmente ma non tanto, una scelta nel passato e una dissoluzione nel presente nato proprio dal fallimento di quelle battaglie.