La linea gialla porta dell’Inferno Da quando è entrato in vigore l’accordo di cessate il fuoco dell’ottobre 2025, la cosiddetta “Linea Gialla”, un confine fittizio imposto dagli Stati Uniti, è emersa lungo il margine orientale di Gaza City, da Nord a Sud. Le forze di occupazione israeliane si sono ritirate su questa linea nella prima di tre fasi che dovrebbero portare a un ritiro militare graduale, consentendo a Israele il controllo sul 53 percento della Striscia di Gaza. Ma questa linea, inizialmente presentata come una fase temporanea prima di un ritiro completo da Gaza, ha visto negli ultimi giorni un rafforzamento sempre più marcato sul terreno. L’esercito israeliano ha spostato i blocchi di cemento gialli almeno cinque volte, ampliando il proprio controllo a oltre il 60 per cento del territorio. La Linea Gialla è diventata il simbolo dell’Inferno: elicotteri Apache che prendono di mira gli abitanti, con droni “quadcopter” che seminano morte dall’alto e colpi di artiglieria che devastano indiscriminatamente: oltre il 90 percento delle case di Gaza distrutte. Il centro di Gaza e le aree occidentali si sono riempite di sfollati interni provenienti dai loro quartieri d’origine, ormai privi dei beni essenziali, soprattutto acqua, e da chi è stato costretto a fuggire dalle case adiacenti alla Linea Gialla. Oggi questa linea rappresenta una soglia tra la vita e la morte, determinata dall’arbitrio dei soldati dell’occupazione. Il bilancio delle vittime lungo la Linea Gialla ha superato i 700 civili, tra cui oltre 150 bambini e 80 donne. Proprio in questi ultimi giorni, il ritmo dei bombardamenti di artiglieria e aerei si intensifica, insieme alla demolizione sistematica, alle esplosioni controllate e all’uso di bulldozer contro le abitazioni civili e le proprietà rimaste all’interno del perimetro della Linea Gialla. Ciò segue una chiara politica volta a imporre una nuova realtà demografica e di sicurezza, mirata a impedire ai residenti di tornare nelle loro aree originarie. Il rischio sempre più concreto è che la tregua si trafsormi in un’occupazione permanente. Engy Abdelal - Diario da Gaza










