Recensioni di autori postumi perché mi trovo meglio con la gente morta
Siccome ho fatto un po' di casino con Tumblr, adesso il blog si è spostato e lo trovate qui. Spero anche di aver finito di fare casino con Tumblr :)

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Recensioni di autori postumi perché mi trovo meglio con la gente morta
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Gogol' (con l'accento) era nato in Ucraina, all'epoca territorio russo. Si trasferisce a Pietroburgo e lì cerca di diventare scrittore, ma senza successo. Per uno nato in Ucraina, Pietroburgo aveva più o meno lo stesso fascino che può avere Bergamo per uno cresciuto a Napoli. Non gli piaceva, si trovava male ed era così insofferente a quella città, che quando alcuni amici letterati lo aiutarono facendolo diventare professore di storia all'università (si riteneva un grande storico), lui si presentava con una finta fasciatura in faccia per poter parlare il meno possibile (i soliti terroni). I racconti sono: Prospettiva Nevskij, Il Naso, Il Ritratto, Il Cappotto, e Memorie di un pazzo.
Il nome della raccolta è in realtà postumo, e attribuito perché le storie hanno in comune il fatto di essere ambientate in questa città (in particolare la Prospettiva Nevskij è un po' la via dello struscio). Lo stile è paradossale, tagliente, quasi da indie-stronzo, ma d'altronde lui si considerava un genio, quindi è quasi comprensibile.
Perché si:
Perché ci sono modi e modi di lamentarsi della burocrazia e dell'immobilismo di un Paese, e lui lo fa in modo brillante. Perché c'è un naso che va in giro per Pietroburgo, un pittore che pare uscito da un racconto di Poe, un impiegato che trasferisce il suo bisogno di dignità in un cappotto nuovo, e uno che parla con i cani. Perché Dostoevskij, parlando della sua generazione di scrittori (quindi pure Tolstoj) diceva "siamo tutti figli del cappotto di Gogol'"
Perché no:
Perché ogni tanto infila intere frasi di descrizioni che non dicono nulla e desideri una cosa semplice semplice con soggetto, predicato, e complemento. Perché Pietroburgo è un posto freddo, e se Gogol' non ci stava bene, non vedo perché devo farmela piacere io.
Quarta di copertina:
La versione russa de 'Il ragazzo di campagna' di Renato Pozzetto.
Succede che nel 1849 Dostoevskij fosse condannato a morte perché faceva parte di un gruppo di intellettuali considerato sovversivo. Lo zar commutò la pena in deportazione in Siberia, ma con una certa malizia, lo condussero davanti al plotone di esecuzione e solo allora gli lessero il decreto dello zar. In Siberia ci va e si fa 4 anni di lavori forzati,e qui racconta quello che ha fatto, ma soprattutto l’umanità con cui è venuto a contatto. Un’umanità fatta di vagabondi, soldatini, polacchi, vigliacchi, eppure ‘la miglior gente della Russia’. Pare fosse l’unico romanzo di Dostoevskij che piacesse anche a Tolstoj, e probabilmente il motivo è proprio il modo di guardare al popolo, di considerarlo senza pregiudizi intellettuali e riconoscerne la ricchezza di spirito. Qui Dostoevskij prova a mettersi sullo stesso livello degli altri detenuti, ma il suo essere un nobile rappresenta una distanza incolmabile, per cui, nonostante tutti i suoi sforzi, non sarà mai considerato dai detenuti come uno dei loro.
Perché si:
Perché è da qui che parte quello che arriva coi grandi romanzi, perché ci sono le pene corporali, i lavori forzati in Siberia, i condannati a morte e i detenuti che fanno il teatro e quelli che invece si attrezzano e vanno a mignotte.
Perché no:
Perché nella minestra di cavoli ci sono gli scarafaggi, perché la vita in prigione è monotona, e perché più che un romanzo è una sfilza di descrizioni senza una vera narrazione. E sembra scritto da Napolitano per lo Svuotacarceri.
Quarta di copertina:
Dostoevskij come Fabrizio Corona, ma senza tatuaggi.
All'inizio doveva essere solo la traduzione di 'Memorie di un mangiatore d'oppio' di De Quincey, ma col tempo il progetto si allarga. Baudelaire era sinceramente interessato agli effetti delle droghe sull'animo e sullo spirito umano, e aggiunge una parte scritta da lui sugli effetti dell'hashish. Viene fuori un Baudelaire che non ti aspetti, e anche se lui si strafaceva di laudano è molto lucido nel condannare l'uso (oltreché l'abuso) delle droghe. Ovviamente non gliene frega niente della salute. Il suo è un ragionamento morale, ai limiti del filosofico. 'Chi cerca il paradiso in questo modo non fa altro che crearsi l'inferno', perché la droga è una scorciatoia per un posto che non esiste, e chi ne abusa si isola credendo di non aver più bisogno della società. E lo dice lui che si faceva di laudano (una bevanda di oppio e alcol), cioè uno che capiva benissimo quelli con cui se la prendeva.
Perché sì:
Perché viene fuori un Baudelaire ironico che non ti aspetti, perché si parla di gente che si fa di hashish e che ha le visioni, e perché prima non lo fumavano ma lo mangiavano e lo bevevano. E poi c'è la storia incredibile di De Quincey, uno che da giovane aveva sofferto talmente tanta fame che prendeva l'oppio per calmare i dolori allo stomaco.
Perché no:
Perché il tono è, per forza di cose, morigerato e piuttosto distante. Perché non è una vera storia, ma più un trattato, e i trattati si accollano già di loro, figurati quelli che parlano di misticismo.
Quarta di copertina:
Anche gli artisti scazzano coi pusher

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Baudelaire li chiamava piccoli poemi in prosa perché trovava lo schema poetico troppo riduttivo per raccontare fino in fondo l'umanità che lo colpiva e che amava. Sono piccole storie, che per quanto varie rivelano il disprezzo per l'affettazione e l'ostentazione borghese, tanto quanto l'amore, o piuttosto l'invidia, per la chiarezza di priorità della gente semplice.
Perché si:
Perché viene fuori un Baudelaire meno lamentoso di quello dei Fiori del Male, e più comprensibile (per chi non è nato nell'Ottocento). Perché comunque c'è sempre un fondo di ironia, e perché, pure qui, non c'è mai una visione banale delle cose.
Perché no:
Perché alla fine più che di Parigi si parla di persone qualunque, e se si fosse chiamato 'Spleen di Macerata' nessuno avrebbe avuto niente da ridire. Perché sta passione per gli occhi dei poveri fa tanto azione cattolica e perché i francesi sono comunque sempre un po' fastidiosi.
Quarta di copertina:
Tipo un erasmus a Parigi, ma coi poveri
Giusto per capire che aria tira, all’inizio si doveva chiamare Le Lesbiche. Gli costò un processo per offesa alla morale e sei poesie furono censurate. Parla di tutto, di mare, della bellezza delle cose sconosciute, del suo terrore per la noia, per l'indifferenza e per la doppiezza di ogni cosa. Se da qualche parte c’è una donna affascinante sai già che dopo due versi si trasforma in un mostro pazzo assetato di sangue. Nonostante tutto non dice una parola che non sia d'amore
Perché si:
Perché la poesia non è didascalica come la prosa, e perché di base c’è molta poesia in uno che se la vive male. Poi c’è tutto il suo amore per le donne, per i loro capelli e le loro ginocchia (sta tipo in fissa con le ginocchia). Perché non ci sono immagini e riferimenti banali e perché se tu hai mai pensato una cosa lui la dice meglio.
Perché no:
Perché insomma, la poesia è effettivamente anacronistica. Cioè stiamo nel 2014, e andiamo ancora dietro alle poesie? Perché ogni tanto non capisci e ti tocca rileggere e non è che sia proprio una lettura rilassante. Perché in fin dei conti prendersela con la morale borghese è una mezza banalità
Quarta di copertina:
Se c’aveva Twitter ce la metteva in culo a tutti quanti.
Il suo unico romanzo. Poe preferiva scrivere racconti brevi, ed il motivo era semplice: tenere il pathos, l'eccitazione o anche solo la curiosità per molte pagine è parecchio difficile. Senza il problema dello spazio riesce comunque a sviluppare le sue ossessioni (l'essere sepolto vivo, l'impazzimento, il fascino del male, l'imbarbarimento dell'animo) senza che il ritmo della narrazione venga meno. Per capirci, è un romanzo che ha influenzato gente tipo Lovecraft, Verne, e pure Magritte. Uno che piace alla gente che piace, ecco.
Perché si:
Perché c'è un sacco di gente che muore di morte violenta, perché c'è il Polo Sud, ci sono i diari di bordo, le navi alla deriva e gli squali.
Perché no:
Perché magari vi impressiona il fatto che due esseri umani affamati si guardino a vicenda e immaginino di sbranarsi, o perché magari preferite i racconti dove non muore nessuno.
Quarta di copertina:
Storia di un viaggio in compagnia di naufraghi impazziti. Tornerete ad amare Ryanair.
Racconti scritti un po’ perché aveva sempre bisogno di soldi, e un po’ perché, considerando le sue dipendenze, se avesse fatto altro non gli sarebbe riuscito un cazzo. Oltre ai racconti del terrore sono interessanti quelli del mistero. È il primo ad inventarsi il poliziesco in letteratura, tanto che Conan Doyle si ispirò ad un suo personaggio (Dupine) per creare Sherlock Holmes. Baudelaire disse di aver letto uno racconto di Poe, ebbe l’impressione che fosse tradotto male, lo studiò per bene e si innamorò di lui. Leggendolo aveva l'impressione che Poe parlasse delle sue stesse paure), allora passò qualcosa come dieci anni traducendo in francese tutti gli scritti di Poe. Fu proprio l'interessamento di Baudelaire a far apprezzare Poe in Europa, addirittura più di quanto non lo fosse in America.
Perché si:
Perché se avete visto The Following, lì Poe è raccontato con dei cliché tagliati con l'accetta e magari è il caso di uscirne. Perché ci sono tante donne misteriose, pazzi, fantasmi, maledizioni e perché c'è gente sepolta viva.
Perché no:
Perché lo vendono come un autore di paura, ma ad essere sinceri qui siamo più dalle parti psicologiche di Dario Argento invece dalle parti splatter di Tarantino. E perché ci sono comunque più gatti su Instagram.
Quarta di copertina:
Metà Un Giorno in Pretura, metà Chi l’ha visto, metà Forum. Una bomba.
È la storia di un inglese flemmatico e piuttosto silenzioso che, spinto da una fede cieca e irrazionale nel progresso, nella scienza e nelle istituzioni dell'Impero Britannico, decide di scommettere coi suoi amici del club che avrebbe fatto il giro del mondo in 80 giorni esatti.
Perché si:
Perché ci sono un inglese, un francese e un'indiana che girano il mondo, perché sono sempre di fretta, perché ci sono induisti, templi, tigri, oppio e femmine.
Perché no:
Perché le mongolfiere sono in parecchi racconti di Verne, e questo non è uno di quelli. Perché è una cosa da bambini. Perché magari preferite le storie dove non succede niente.
Quarta di copertina:
Tipo un porno con le tigri e i nani, ma meglio.

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Sì vabbe' questo lo sapete già. Achei contro Troiani, Odisseo multiforme ingegno, Ettore dall'elmo lucente e di cani e di augelli orrido pasto.
Perché si:
Perché non fanno altro che creparsi di mazzate dalla mattina alla sera, perché si fanno i dispetti come i bambini anche se sono re, perché ci sono gli dei coi superpoteri e perché c'è una discreta quantità di fica, e perché l'epica è (insieme alla fica) davvero bellissima.
Perché no:
Perché si sa già come va a finire ed è pure pieno di spoiler, perché ci sono pagine intere di 'tu Eurialo, figlio di Aiace, re dei possenti Anatoli, che da giovane uccise un mulo con la sola forza di uno sguardo, che alla fiera mio padre comprò'.
Quarta di copertina
Il libro ideale se cercate un nome per il vostro cane.
[due post su Guerra e Pace perché la copertina è molto bella]
Qui c'è un racconto della battaglia di Borodino che mette insieme storiografia e visione del mondo. Il punto è che Tolstoj credeva davvero che l'arte (e quindi la letteratura) avesse la funzione di essere utile al popolo. Non per educarlo, ma per aiutarlo ad orientarsi tra il bene e il male. Viene fuori un'umanità che è un tutt'uno con la cultura popolare russa, che quasi diventa il centro di tutto il romanzo (che cazzo non mi riduco a scrivere pur di non spoilerare niente)
Perché si:
Perché c'è di mezzo una delle guerre più sanguinose della storia, perché ci sono gli ussari, i circassi e i cosacchi, perché ci sono le mostrine, la cavalleria, la fanteria, l'artiglieria e il popolo. Perché c'è l'assedio di Mosca e Napoleone che abita nel Palazzo d'Inverno. Perché cosa è la storia? Ha davvero un suo ordine o è solo l'interpretazione che gli diamo a farla apparire ordinata?
Perché no:
Perché sappiamo tutti come è andata a finire, e perché quando il racconto finisce ci sono almeno cento pagine di riflessioni filosofiche sulla storia e si sa, con la filosofia non si ammazzano i francesi. E perché se ti immagini Gioacchino Murat con la faccia di Claudio Amendola diventa tutto meno affascinante.
Quarta di copertina
Napoleone, come avere un micropene e farlo notare a tutta Europa
Tolstoj aveva una calligrafia così illeggibile che ogni sera la moglie Sofia gli copiava in bella tutte le bozze. Pare che abbia riscritto Guerra e Pace undici volte. Comunque. Siamo in Russia nel 1805. Più che in Russia però siamo nei salotti dell'aristocrazia russa, con russi che parlano il francese per darsi un tono, e ne dicono di ogni a Napoleone che nel frattempo ha conquistato mezza Europa, e ora punta a quella metà dove c'è pure la Russia. I personaggi si incastrano perfettamente sullo sfondo della storia europea. C'è il principe Andrej che va a fare la guerra contro Napoleone, mentre Pierre si ritrova così ricco che non sa che fare dei soldi e poi Natasa fa ogni tanto la stronza.
Perché si:
Perché Tolstoj è l'unico capace di creare una mitologia di personaggi così chiara (per capirci, i personaggi descritti sono così tanti e così ben raccontati che è tipo Il Signore degli Anelli). Perché nella vita vorremmo essere come il principe Andrej, ma alla fine se ci va bene siamo come Pierre. Perché i Rostov sono sostanzialmente dei terroni. Perché c'è tantissima roba.
Perché no:
Perché 1500 pagine sono sempre 1500 pagine. Perché Napoleone ce lo siamo levato dalle palle più di 2 secoli fa, e l'aristocrazia pure.
Quarta di copertina:
Un'opera riassumibila in: 'meglio un giorno da Napoleone o cento da pecora?'
Piccola digressione sull'autore: la pronuncia corretta è Salgàri. Non ha avuto molta fortuna con gli editori, che erano più che altro degli strozzini che lo pagavano una miseria. Doveva puntare sulla quantità, e di conseguenza era costretto a scrivere roba che piacesse a più gente possibile e in pochissimo tempo. Però di base era uno che ci credeva nelle cose che scriveva, tanto che in casa aveva un pappagallo e aveva chiamato Nadir uno dei suo figli. Purtroppo non gli dice molto bene: la moglie va in manicomio e lui rimane solo ad accudire i figli. Nonostante i suoi titoli vendano sempre piuttosto bene, e il suo apprezzamento sia trasversale in tutto il paese (tanto che il Re gli concede il titolo di Cavaliere della Corona d'Italia) continua ad essere pagato una miseria e non ha mai una lira. Esasperato da una vita a cui ha dato tutto e che non lo ha mai appagato, la fa finita con un harakiri nel bosco.
Ora li libro. La storia è abbastanza nota: Sandokan contro il suo acerrimo nemico, cioè il governatore cattivo e imperialista. Però Sandokan si innamora di Marianna, la nipote del governatore, che di base sarebbe pure uno tranquillo, ma ha un odio così cieco per i pirati che tiene su un intero libro.
Perché si:
Perché in fondo è uno dei pochi veri cult italiani che abbiamo, e perché il fatto che sia un cult fa un capire che la fama internazionale di melodrammatici ce la strameritiamao. E poi c'è Yanez.
Perché no:
Perché in Malesia non ci sono tigri, Mompracem non esiste, e il Lord James che qui fa lo stronzo era in realtà uno che voleva bene ai malesi, e li voleva liberare dai pirati che invece che dei passionari romantici erano dei ladri stronzi. Perché è l'ennesima storia di innamorarsi della figlia di quello sbagliato e di sicuro non è quella raccontata meglio.
Quarta di copertina:
“Natale a Labuan”
Un corsaro di origini italiane nel Mar dei Caraibi ha dei conti in sospeso con gli spagnoli, e per questo assalta la città di Maracaibo. Poi attacca una questione personale con il governatore della città e pur di regolarla attraversa la foresta vergine incontrando cougari (puma) e cannibali.
Perché sì:
Perché ci sono i pirati, Maracaibo, e tanto tanto mare. Perché tutto sommato è un titolo che ha fatto la storia, e perché è una delle cose più popolari nella letteratura italiana.
Perché no:
Perché il Corsaro Nero è sempre così uguale a sé stesso che sembra Stallone. Non cambia mai e fa esattamente quello ci si aspetta. Perché i dialoghi sono melensi e scontati e perché le descrizioni sono lunghe, barocche, ridondanti e didascaliche. Perché anche se è uno dei migliori della letteratura italiana, è comunque uno dei migliori nella schiera dei mediocri imitatori di Verne e Stevenson.
Quarta di copertina
Dedicato con affetto alla regina Margherita. Tu pensa se la monarchia je stava sul cazzo.

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Chi scrive di questo libro si sente in dovere di citare Lo Scarabeo d'oro di Poe. Mah. Pare che Verne si fosse ispirato ad un vecchio libro per questo racconto, ma anche questo è piuttosto trascurabile. Zio e nipote credono di scoprire in una vecchia lettera delle indicazioni per un viaggio al centro della terra entrando in un vulcano addormentato. Lo stile è semplice, la storia pure, i personaggi non cambiano mai idea, però tutto si tiene e comunque non ci si annoia.
Perché sì:
Perché si respira tutto l'entusiasmo di quel periodo, quello delle scoperte scientifiche, e hai come l'impressione che questo entusiasmo coinvolgesse anche i fruttivendoli. Perché la scienza e il dibattito accademico sembra qui diventano pop ed è parecchio una ficata. E poi perché c'è l'Islanda.
Perché no:
Perché non c'è nessuno che muore, perché è una storia che conoscete, e boh perché se vi annoiano le storie per ragazzi allora non ci siamo proprio.
Quarta di copertina:
E se la realtà che conosciamo non fosse l’unica possibile? Verne for Vendetta
Pare che sia una storia inizialmente pensata per divertire il figlioccio, e per renderla più coinvolgente, Stevenson disegna anche la mappa dell'isola. Poi ci ha preso gusto, l'ha pubblicata ed è diventata una delle storie più conosciute della letteratura. Si tratta di un po' di gente che salpa dall'Inghilterra per andare alla ricerca di un tesoro. Ovviamente qualcosa va storto e Jim, il bimbo rompicazzo protagonista, cercherà di sistemare le cose.
Perché si:
Perché è la storia delle storie, con pirati contro bambini, pirati contro pirati, bambini contro pirati. Perché si legge in due giorni, e perché ogni cosa succede nel modo più naturale possibile, perché tutto si tiene ed è tutto bellissimo.
Perché no:
Perché magari non siete mai stati bambini.
Quarta di copertina:
Letteratura per ragazzi coi morti ammazzati. Game, set, match.