«La schiavitú, infatti, non è che lo sfruttamento da parte di certuni del lavoro forzato di molti.
E perché la schiavitú non ci sia bisogna che la gente non voglia sfruttare il lavoro forzato degli altri, lo consideri un peccato o una vergogna.
Ma invece ci si mette ad abolire la forma esteriore della schiavitú, si fa in modo che non si possa piú stipulare contratti d'acquisto di schiavi, e s'immagina e ci si vuol convincere che la schiavitú non esista piú, e non si vede e non si vuol vedere che la schiavitú seguita ad esserci, perché la gente continua proprio nello stesso modo ad amare e ritenere opportuno e giusto lo sfruttare il lavoro degli altri.
E dato che lo ritengono opportuno, si troveranno sempre delle persone piú forti o piú astute delle altre, che lo sapranno fare.
Con l'emancipazione della donna è lo stesso.
Infatti la schiavitú della donna consiste soltanto nel fatto che la gente desidera e ritiene molto opportuno servirsene come di uno strumento di godi-mento.
E cosí, ecco che si dà la libertà alla donna, le si concedono ogni sorta di diritti eguali a quelli dell'uomo, ma si seguita a guardare a lei come a uno strumento di godimento e cosí la si educa, nell'infanzia e ad opera della pubblica opinione.»
La sonata a Kreutzer - Tolstoj