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#ilariadaolio

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Accarezza il mio essere più segreto,
dove la femminilità si schiude come petali notturni,
e lascia emergere la mia resa silenziosa,
un’onda che si arrende alla corrente senza lottare.
♠️
Mi hai portata nel tuo perverso mondo... Mi hai spogliata di tutte le paure e di tutti i tabù... Mi hai fatto guardare in faccia me stessa... Hai fatto luce sulle mie ombre... Ho visto una me che non conoscevo... II mio lato represso si è svelato... E ora con quel lato ci dovrò convivere per sempre... Anche se tu non ci sei più...
~ Virginia ~
completa appartenenza

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Un omaggio a Sabrina. Sempre stata bella ...
Elisabetta di Lampedusa
In primavera sono venuto a sapere che un conoscente ha messo in vendita a Lampedusa una vecchia casa e ho fatto la follia di acquistarla. Da allora ci sono andato diverse volte per iniziare a coordinare la sistemazione di questa piccola casa vicino alla spiaggia di Cala Madonna. Ho notato che i passeggeri sono sempre gli stessi tanto che ormai ci sono entrato in confidenza. E’ così che ho conosciuto Elisabetta che invece è di Lampedusa ma lavora a Venezia. E’ una donna sulla quarantina non particolarmente appariscente anche se ha forme e colori mediterranei. Per me misteriosamente affascinante. Mi prende perché è semplice, diretta e soprattutto non se la tira. La invito a cena per continuare la conoscenza. Tutto in maniera molto semplice ed istintiva. A maggio fa già caldo a Lampedusa e lei si presenta a cena con degli shorts aderenti color sabbia che le esaltano il bel culo e una maglietta aderente verde militare senza reggiseno che mi ipnotizza appena la vedo. Si cena con del pesce alla griglia e del fresco bianco della cantina Donnafugata. Diventa naturale la passeggiata fino a casa sua e l’invito da parte sua a bere un passito. Prima ci siamo eroticamente stuzzicati al ristorante poi sul divano sorseggiando un liquore al finocchietto selvatico meraviglioso. La situazione era istintivamente fantastica e anche se desiderata non era programmata. Le mie mani sotto la sua maglietta e la sua mano sul mio pacco per sentire se le piacevo. Certo che lei mi piaceva. Elisabetta ci sa fare. Ci siamo spogliati lentamente uno con l’altro ma non avevamo molta roba addosso. Le sue mutandine erano fradice e pericolosamente il muco biancastro spiccava sul nero dello slip. Passiamo non so quanto tempo a masturbarci con le mani, con la lingua, con le dita, con gli occhi lucidi di passione. Veniamo assieme. Io in bocca sua e lei nel palmo della mia mano schizzando il suo piacere sul divano e per terra. Puliremo dopo, mi dice riprendendosi dall’emozione. Ora vieni a letto con me che ti voglio dentro ma voglio essere comoda. Elisabetta ci sa davvero fare. Il tempo di arrivare in camera sua e sono già pronto. Nonostante la mia età mi sento un ragazzino e stasera tutto va per il meglio. Merito di Elisabetta che sa perfettamente mettermi a mio agio. Si stende sul letto supina con le gambe aperte ad angolo. Un invito irresistibile. Entro dentro di lei e scivolo senza fatica lentamente fino in fondo. E qui conosco un altro aspetto di Elisabetta. Inizia a contorcersi e la sua vulva si contrae e mi fa lentamente quasi uscire per poi risucchiarmi dentro. E’ lei che mi sta scopando. Questa danza senza tempo mi manda in paradiso ma poi si trasforma in un dolce inferno. Animalesco. Mi spinge sul letto. Il mio cazzo svetta duro come il marmo e lei mi si mette a cavalcioni infilandoselo fino a toccare in fondo. Le sue tette ballano ipnoticamente davanti ai miei occhi. Lei mi scopa, mi cavalca senza sosta ed ogni volta che sente che sto per venire si blocca ed io vado all’inferno. Con la mano mi stringe la base del cazzo e rimanda tutto indietro. Una volta, due volte, tre volte. Poi non resisto più ed il mio istinto prevale. La prendo di peso, la metto pancia sotto e le rientro dentro da dietro violentemente scopandola come se non ci fosse un domani. Elisabetta non aspettava altro. Inizia prima a emettere gridolini e poi si mette ad urlare ed imprecare. Non so quante volte lei sia venuta ma di sicuro ha allagato me ed il letto diverse volte. All’ultimo grido “bastardo” sviene sul letto fradicio e la sua vulva mi espelle istantaneamente. Sono anch’io esausto e mi stendo vicino a lei ma le metto il braccio sotto al collo e la avvicino al mio petto. La mia mano sul suo seno accarezza il capezzolo scuro e turgido di piacere. Ci svegliamo affamati la mattina dopo. Un sorriso sulla bocca di entrambi. Una doccia giocando con i nostri corpi e poi in centro a fare colazione. Siamo entrambi emozionati. Spero che questa storia non finisca presto.
#cuckold - terza ed ultima parte
Non mi faccio pregare e notando che è ben lubrificato dagli umori del suo orgasmo lo spingo dentro delicatamente ma con decisione fino in fondo. Beatrice si inarca per sentirlo meglio mentre Francesca cerca qualcosa di duro da infilarsi dentro e trova la bottiglia di whisky ormai vuota. Il culo di Beatrice è come un guanto e stavolta decido di non trattenermi appena sento che lei sta per venire. Francesca vuole venire ancora assieme a Beatrice ed accelera il ritmo ed alla fine arriviamo al nostro orgasmo tutti e tre quasi simultaneamente. Io scarico dentro Beatrice tutto il mio piacere riempiendola con non so quanti fiotti bollenti. Beatrice tira finalmente un urlo liberatorio mentre Francesca le urla “Puttana guarda cosa mi fai fare!”. Sfiancato mi risiedo sul divano mentre Beatrice si alza dal divano e va a sedersi in braccio a Francesca baciandola con passione ricambiata. Io mi alzo e raccolgo la bottiglia di whisky che ancora gocciola dell’orgasmo di Francesca e la lecco per assaggiare il suo gusto esaltato dall’aroma che viene dalla bottiglia. Sei proprio un Casanova mi dice Francesca, per te il piacere è un piacere assoluto. Si, le rispondo avvicinandomi a loro. La mia curiosità e la mia faccia tosta mi aiutano a soddisfare le mie voglie e le mie fantasie. Mi inginocchio e vado per leccare Francesca ma Beatrice mi blocca. Francesca la lecco solo io, mi dice. Tu non la tocchi. Obbedisco se le regole sono queste. Non mi sorprende poi tanto questa loro reazione. La serata continua rilassandoci e chiacchierando dopo essersi ripuliti in bagno. Arriva mezzanotte e Francesca prima di congedarmi chiede a Beatrice se le è piaciuto questo inaspettato regalo di compleanno. Si, dice Beatrice abbassando timidamente gli occhi, mi è piaciuto molto e tu sai benissimo quanto ne avessi bisogno avendone parlato tempo fa. Si amano alla follia e sono gelose una dell’altra ma per amore Francesca ha permesso una trasgressione a Beatrice che è diventata bisex per amore. Buon compleanno Beatrice.
#cuckold - seconda parte
Direi invece che te la cavi bene e che te li porti bene mi dice Beatrice offrendomi un bicchiere di Wilson & Morgan invecchiato 25 anni. Grazie rispondo. Grazie anche per questo nettare. Vi piace trattarvi bene vedo, complimenti davvero. Poi un secondo bicchiere e poi un terzo. Io sul divano con seduta vicino Beatrice e su una poltrona davanti a noi Francesca. Si parla di musica, di arte di libri e di amori come Casanova. Sono curiose, molto curiose e a me piace raccontare. L’atmosfera si scalda con i miei racconti con soprattutto Venezia sullo sfondo. La definisco la più Puttana delle Città perché offre sempre angoli ed opportunità in cui coglierle. Uno struscio, un incrocio di occhi tra le calli uno scontro tra un angolo e l’altro. Racconto qualche aneddoto e storiella e Beatrice mi mette una mano sulla gamba. Guardo Francesca che mi sorride. Via libera penso. Prendo la mano di Beatrice e con nonchalance la avvicino al mio inguine. Beatrice si avvicina e non disdegna. Un ultimo bicchiere di Single Malt da il via libera all’inibizione di Beatrice che nota la mia erezione crescente e la commenta a voce alta lasciandosi scappare “che grosso!”. Da qui si capisce che l’inibizione è caduta e la voglia di trasgredire in coppia è arrivata al culmine. Francesca si mette una mano dentro i leggings bianchi che ormai lasciano trasparire l’umida eccitazione. Anche Beatrice ha ormai i leggings verdi fradici. Lei rossa di capelli sta divinamente con il verde. Allungo la mano e la tocco tra le cosce. Beatrice si ritrae un attimo sorpresa dal mio gesto molto diretto ma poi allarga appena le gambe ed inizia a sospirare sempre più affannosamente finché un orgasmo lento e delicato sopraggiunge veloce. Francesca continua a toccarsi sempre più velocemente e dopo poco si lascia andare anche lei al suo orgasmo più rumoroso. Io sono ancora sul divano con il mio cazzo sempre più grosso e duro che devo aprirmi i pantaloni per non scoppiare dentro. Beatrice che si sta riprendendo vede la scena. Le prendo la mano e la appoggio sul mio membro marmoreo. Lei sta ferma un attimo indecisa ma poi prende coraggio ed inizia ad accarezzarlo. Vedo la sua salivazione crescere sintomo di ritrovata eccitazione e delicatamente le prendo la testa dirigendola sul mio cazzo ormai paonazzo. Non sono brava, mi dice timidamente. Da quando sto con Francesca non ne ho più toccato uno. Non ti preoccupare le dico, fai quello e come ti senti. Io mi godo lo spettacolo comunque. Lei inizia a baciarlo e poi leggermente a leccarlo. Noto in Francesca uno sguardo di gelosia che però sparisce subito lasciando il posto all’eccitazione di essersi nuovamente messa una mano sul clitoride ormai in vista essendosi abbassata i leggings per scivolare meglio. Mi godo la bocca di Beatrice, bollente e avvolgente altro che non era brava. E con lo sguardo controllo Francesca che ormai si sta massacrando i suoi buchi lubrificati a dovere e passa da un orgasmo all’altro senza mai avvicinarsi. Guarda e si masturba come il più classico dei cuckold maschi. Beatrice invece viene silenziosamente solo ciucciandomi il cazzo. La sua mano sinistra me lo mena e la sua destra stuzzica il suo piccolo buchetto. La guardo e faccio per alzarmi. La voglio prendere e lei mi dice di fare piano e di non farle male. Mi alzo in piedi e la faccio stendere sul bracciolo del divano in cuoio che intanto ha raccolto tutto il nostro calore e che quindi non la fa scivolare indietro appena entro delicatamente dentro di lei, fradicia, bollente e strettissima. Una meravigliosa sensazione che faccio fatica a trattenermi. Ma con tutto me stesso la voglio portare ad un nuovo orgasmo scopandola come si deve. Lei inizia a sospirare sempre più velocemente mentre Francesca ci guarda dalla poltrona masturbandosi con sempre più frenesia. Beatrice non tarda a venire e Francesca l’accompagna venendo contemporaneamente a lei. Io mi tolgo da dentro Beatrice che maliziosamente si gira e mi offre il suo burroso culo.
#cuckold - prima parte
Ieri sera ero a Venezia per un incontro di lavoro con un cliente storico. Normalmente poi usciamo a cena ma ieri sera aveva altri impegni presi in precedenza per cui mi trovo alle 9 di sera a perdermi in una Venezia che conosco benissimo girovagando per le calli in cerca di un locale aperto in cui mangiare un boccone senza essere spennato. Mi ricordo di una trattoria vicino alla redazione del giornale “Il Gazzettino” e vado verso. Entro e non c’erano molti clienti. Mi siedo guardo il menù e i prezzi sono sempre onesti. Prendo un antipasto di pesce crudo e una frittura che avevo visto essere bella abbondante servita al tavolo vicino. Al tavolo vicino sedevano due donne sulla quarantina ma portati bene che allegramente festeggiavano qualcosa. Ho scoperto poi che una delle due, quella che della coppia doveva essere la donna, festeggiava il compleanno. Ho fatto portare loro una bottiglia del vino che già stavano bevendo ma senza secondi fini. A me piace festeggiare il compleanno e quando ne vedo uno voglio sempre festeggiare con loro in qualche modo. Una delle due, quella che probabilmente è il maschio della coppia, non la prende bene ed inizialmente la rifiuta. Poi l’altra le parla sottovoce ed alla fine accettano. La stappano e brindano alla mia salute ed io da lontano ricambio. Tutto sembra finire li quando invece il maschio, Francesca, si avvicina al mio tavolo e mi invita a prendere il caffè con loro. Ciao, io sono Beatrice e questa sera festeggio il mio compleanno. Piacere mio, mi chiamo Mauro. Beh, Mauro, non mi chiedi quanti sono? No, rispondo io. Sono curioso ovviamente ma è una domanda che non si pone mai ad una donna, specialmente quando si vede che se li porta benissimo e soprattutto quando è accompagnata dalla sua giovane compagna. Due sorrisi si stampano sui loro visi. Il clima si rilassa ancora di più e dopo il caffè e l’ammazzacaffè si rimane al tavolo finché Ridha e Margherita, i titolari, ci spazzano fuori con un sorriso. Una volta fuori Beatrice guarda Francesca che annuisce e mi invita a salire da loro che abitano lì vicino per un ultimo bicchierino di Whisky scozzese Single Malt che vogliono farmi assolutamente assaggiare. Accetto con un sorriso, sperando in qualcosa in più del bicchierino anche se le due donne si vede che sono innamoratissime. Siamo quasi a Rialto e saliamo al secondo piano dello stabile in Calle della Bissa. Dentro tutto ristrutturato e tutto perfettamente in ordine, sembra un appartamento da rivista. Ho quasi timore a sedermi sul divano. Mi chiedono se mi serve il bagno e ne approfitto. Loro vanno in camera a mettersi comode, dicono. Dopo cinque minuti esco e loro sono ancora in camera così passeggio curiosando per l’appartamento notando lampade d’epoca, mobili restaurati e quadri di pittori locali. Nella libreria scorgo un volume si Casanova, lo prendo e lo sfoglio. Esce Francesca e mi dice che Casanova è uno dei suoi autori preferiti ed in modo particolare quel volume “Histoire de ma vie” scritto in francese è il suo preferito. È anche il mio, le rispondo, e sai che quest’anno è il trecentesimo anniversario della sua nascita? Si, mi risponde Beatrice che intanto stava uscendo dalla camera da letto e che aveva sentito la nostra conversazione. Siamo due insegnanti di letteratura e queste cose non ci scappano. E tu che fai? Sono un commerciale ma in realtà mi ritengo un vecchio mediatore come quelli di una volta che facevano incontrare chi compra con chi vende. Sei un truffaldino mi dicono sorridendo, Si rispondo loro sono come Casanova che leggo negli occhi delle persone i loro bisogni e cerco di soddisfarli avendo anch’io soddisfazione. Noto intanto che si sono messe una maglietta aderente e i leggings che poco lasciano all’immaginazione. Avevo notato che avevano un bel fisico ma questa mise lo esalta pienamente. Perché ti ritieni vecchio mi dice Francesca? Perché anch’io quest’anno ho fatto conto tondo, sessanta, e quindi non sono più un ragazzino. Ma non ho ereditato tutte le doti di Casanova.

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Se devi insistere non è la tua taglia.
Questo vale per anelli, vestiti, scarpe, amore, amicizia...
Web
Condivido pienamente
Non esistono gli amici che vediamo nei film.
Non esistono amici perfetti in tutto.
Siamo nel 2025 e non è vero che sono tutti amici.
Ormai essere amici significa bere due birre al bar, fare serata in discoteca, andare in giro.
Quello non è essere amici.
Essere amici è altro.
Essere amico è dirgli, ti voglio bene.
Ho bisogno di te, devo parlarti, mi serve un tuo parere, “non mi sento bene, vieni da me? “. Come farei senza di te.
Un amico ti cerca, ti scrive, ti bacia, ti abbraccia.
Un amico è come un secondo fratello, deve sapere tutto di te. È la tua anima gemella. Un amico hai bisogno di vederlo, di chiamarlo per raccontargli come ti va la vita, la giornata, l’amore.
Adesso gli amici al massimo sanno con chi vai a divertirti, che lavoro fai. Non si parla di niente. Di obiettivi, di vita, di segreti. E sapete perché? Perché tutti pensano di essere fregati.
Tutti pensano che gli “amici” siano gelosi.
Che è anche vero,ci sono anche quelli gelosi. Ma se uno è un tuo amico, vuole il meglio per te. Anche se lui non ha nulla. Anche se lui è nella merda e tu nell’oro. Un amico ti sprona, ti aiuta, ti prende a cazzotti, ti fa svegliare, ti fa aprire gli occhi, ti dice che stai sbagliando, ti innalza. Un amico c’è sempre, anche se tu rimani solo.
Essere amici adesso non esiste.
Perché scambi per amico colui con cui esci la sera o al bar.
Gli amici sono altri.
E la maggior parte di voi non hanno amici.
Amici veri.
vale la pena rebloggare, cosa per me insolita
La danza metafora della vita
Parlare di danza in tempi molto difficili?
Possiamo davvero danzare, oggi?
Sì, dovremmo danzare anche sugli abissi, esortava Nietzsche.
Anzi, se è vero che la danza é una metafora della vita, allora è anche una finestra sulla vita. E, quindi, forse potrebbe aiutarci a pensare e a decifrare la condizione umana attuale.
Sembra paradossale. Perché, di norma, non associamo la danza e il danzare alla dimensione del pensiero.
Ma, in fondo, perché non farlo? Perché non pensare alla danza come un'arte che ha qualcosa da dire sulla nostra finitezza, ma anche sulla capacità di attraversarne il confine, indicando universi possibili, visibili e invisibili, "di cui solo il gesto umano potrebbe sfiorare la parete incerta"? (Henri Bergson).
In realtà, come sosteneva Paul Valéry. la danza non è una semplice esecuzione di passi, non è soltanto un esercizio, un divertimento, un’arte ornamentale o un gioco di società.
La danza e il danzare sono "una cosa seria", (Philosophie de la danse).
Nel senso che, danza e danzare, rappresentano anche un'esplorazione della verità della vita, un movimento circolare "stranamente instabile e stranamente regolata", che cerca di avvicinarsi a essa pur senza mai raggiungerla pienamente.
Non è un caso, forse, che la danza sia nata all'interno di rituali sacri, fin dalle epoche arcaiche, ed è forse un peccato che gran parte delle confessioni religiose l'abbiano emarginata.
C'è qualcosa nella danza, come nella poesia e nella filosofia, che aspira e spinge instancabilmente verso un altrove indefinito e indefinibile.
Forse, davvero, la danza, come il gioco, è un "girotondo intorno alla verità" (Hugo Rahner).
In questa ottica possiamo capire meglio perché, per Nietzsche, l'ostilità delle chese cristiane alla danza era anche il segno di un'analoga ostilità alla vita.
Da ciò derivava la paradossale dichiarazione, vera sfida di Nietzsche al cristianesimo, che troviamo in Così parlò Zaratustra: ."Io crederei solo a un Dio che sapesse danzare".
A dire il vero, stando al parere di un biblista come il Cardinale Ravasi, questa frase di Nietzsche non dovrebbe apparire scandalosa, dal momento che la stessa Bibbia (Pro 8,30-31) non ha imbarazzo nel raffigurare la Sapienza divina, alle origini della creazione, come una fanciulla che sta danzando, divertendosi nell'orizzonte di quel mondo che sta fiorendo dalle sue mani.
Nella Gaia scienza, poi, Nietzsche è ancora più radicale, riguardo alla natura del danzare, quando sostiene che "non saprei che cosa lo spirito di un filosofo potrebbe desiderare di più che essere un buon ballerino. La danza, infatti, è il suo ideale e anche la sua arte, perfino, in definitiva, la sua unica religiosità, il suo servizio divino".
Ma Nietzsche è in buona compagnia, perciò potrebbe risultare intrigante e illuminante per noi ripercorrere i sentieri di filosofi e poeti (o filosofi-poeti) come Mallarmé, Valéry, Rilke, Otto, ma anche Merleau-Ponty e Bergson, i quali, da varie prospettive, ci suggeriscono che danza e poesia hanno qualcosa in comune con la ricerca filosofica.
Non solo, ma anche che "la danza è una forma originaria dell'esserci umano... e al tempo stesso una forma dell'essere in generale... è la verità e al tempo stesso la giustificazione dell'essere stesso del mondo...La danza è la verità di ciò che è, ma, nel modo più immediato, la verità di ciò che vive", scriveva Walter Otto (Il corpo umano e la danza).
Forse la famosa Isadora Duncan (danzatrice-filosofa), con la sua visione della "danza libera" e della danza come "onda", voleva esprimere qualcosa del genere.
La danza, allora, come un pedagogo socratico, che "ci insegna, in quanto ai passi, a conoscere un po’ meglio noi stessi?» come sostiene Paul Valéry, nel suo dialogo L’Anima e la Danza?
In quel dialogo, alla domanda se la danzatrice rappresenti o meno qualcosa, Socrate (protagonista insieme alla danzatrice Athikte del dialogo stesso) risponde: «Nessuna cosa … Ma ogni cosa … L’amore, come il mare e la vita stessa, e i pensieri … Non sentite che essa è l’atto puro delle metamorfosi?».
Ecco la metamorfosi, anzi le metamorfosi: cioè l'abisso sul quale Nietzsche sosteneva che occorre danzare, o l'onda, a cui Isadora Duncan associava la danza, o la fiamma e l'altrove infinito, di cui parlava Paul Valéry, o, magari, la nostra condizione presente, a pensarci bene.
Una modalità, quella dell'essere che danza che potrebbe far apparire l'invisibile, forse.
Ma, quando "la provincia del linguaggio" pare restringersi, mentre cresce il settore del testo decifrato o artificiale; quando tutte le categorie linguistiche sembrano insufficienti, non è poca cosa se vogliamo conservare la capacità di rispondere alla domanda: cosa è il presente.
Source: La danza metafora della vita
La Vita è un ballo sopra la Morte da fare con passione e trasporto con chi senti vicino.
È il mio 12 anniversario su Tumblr 🥳
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#Hotel_de_Passe
Room_#23
Stefania aveva il terrore che suo marito ci scoprisse. Aveva il terrore che qualcuno ci vedesse. Per cui ogni volta che ci si trovava ci sembrava di essere due agenti segreti. Lei era però sempre eccitatissima da questa cosa. L’albergo fuori mano era sempre lo stesso e il titolare ormai con ci chiedeva più i documenti. La stanza oggi la numero 23. Arrivava sempre molto elegante perché scappava via dal lavoro e veniva a farsi scopare prima di andare a casa. Camicetta e gonna corta. Spesso senza reggiseno e mutandine perché aveva una voglia smisurata. Entrava in stanza mi dava un bacio profondo mi buttava sul letto e in un attimo mi toglieva pantaloni e slip. Finiva lo spogliarello e si impalava sopra di me. Era una furia scatenata. Aveva orgasmi veloci e ogni volta i suoi gridolini mi facevano impazzire. Mi conosceva benissimo ormai e mi impediva di venire bloccando tutto con le mani. Le piaceva mettersi a pecora e bastava infilarglielo brutalmente che veniva. Ma il massimo lo raggiungeva quando lo voleva nel culo. Non lo voleva sempre ma l’ultima volta è stata incontenibile. Dopo pochi colpi dentro il suo buchino che ormai non era più tanto stretto mi ha inondato squirtando un liquido giallastro bollente e quella lubrificazione mi ha fatto sentire un toro e mi sembrava di spaccarla in due ma lei non mollava e ribatteva colpo su colpo. Sessanta minuti di pura follia non di più lei mi concedeva. Doveva avere il tempo di farsi una doccia, cambiarsi e tornare a casa da suo marito. Che io venissi o non venissi non le interessava. Stefania voleva solo godere. Voleva sentirsi una troia montata fino allo sfinimento per poi tornare l’elegante Signora della buona Borghesia. Ti chiamo io mi diceva. A presto. Ciao Stefania.
D'alto bordo e di passione
Oggi mi sento femmina spudorata. Sospendo i miei sentimenti d'odio e rivalsa. Li chiudo in dispensa assieme ai barattoli vuoti, l’aglio e tre limoni ormai secchi. Decido di essere bellissima, malgrado lo squallore delle città deserte, nelle strade e nei bar. Esco e vado a caccia di uomini. Saprò togliermi un capriccio. Ne ho assoluta necessità, altrimenti impazzisco.
Devo fare la spesa. Non ho più nulla: né in casa per il mio stomaco né nel cuore per te. Aridità stile deserto del Nevada. In genere non passavano più di tre minuti, dal momento in cui mi sedevo al tavolino di un bar, perché mi si avvicinasse qualcuno con una scusa qualsiasi e cercasse di attaccare bottone.
E in lui, chiunque egli fosse, era sempre chiarissima la voglia di portarmi a letto. Adesso invece le teste pensano ad altro. Ma il desiderio maschile di possedere una donna non lo fermano le guerre, figuriamoci un bastardo di virus. E anche io ho una santa voglia d’uomo. Lo voglio adesso. Ho un chiodo fisso tra le gambe, alle complicazioni sentimentali non voglio pensare più e non mi interessano. Troppo sei costato, alla mia anima.
Voglio essere posseduta, amata e umiliata sessualmente. Mi piace troppo. Ne ho un gran bisogno. E allora mi vesto con scrupolo e raffinatezza, mi profumo e trucco accuratamente. Chi l'ha detto che a causa del Covid-19 debba esserci il golpe delle tute… la vita e la sua celebrazione quotidiana non possono venir meno.
Poi semplicemente adoro suscitare il desiderio negli uomini maturi e le erezioni evidenti nei jeans stretti dei trentenni. Sorrido, perfida e conscia. Fra un po’ ne prenderò all’amo uno al supermarket qui vicino; ho solo l'imbarazzo della scelta. Eccolo lì, quel bel pezzo di manzo proprio vicino al banco della carne… la caccia comincia.
“Salve. Mi scusi, ma secondo lei la carne di vitello farà bene, in questo periodo? Aiuterà almeno un po’ l'organismo? Fortificherà il fisico?”
“Salve signorina: che piacere, scambiare due parole! Per la carne… forse si, ma non saprei veramente. Mi consenta di dire però che il suo fisico non mi sembra abbia bisogno di nulla. Sa: io sono da poco in città per il mio nuovo lavoro e cerco di arrangiarmi, sia con la spesa che con la cucina! Anzi: per favore mi consigli lei qualche ricetta semplice-semplice, da scapolo; qualcosa da fare stasera, se le va… sempre a distanza fisica-sociale, ovviamente.”
“Certo! Anzi: se mi dà il suo numero gliela scrivo direttamente… poi se me lo permette, stasera la chiamerò per sapere se le è piaciuta… noi donne siamo curiose, sa? Anzi senta: se anche lei abita qui in zona, se vuole, perché non viene a cena da me? Abito proprio qui dietro e due-passi-due davanti a casa da solo si possono pur fare, con la spesa in mano…”
RDA
Adorabile Spudorata !