ALPINISTI IN FERRATA
Come ogni anno, anche nel 2018 si è svolto il corso di alpinismo. I ragazzi che vi partecipano sono pieni di aspettative e durante il suo svolgimento chiedono quali attività potranno svolgere una volta terminato.
Quest’anno si è formato un gruppo di una quindicina di coetanei che ha deciso di continuare a frequentarsi sia in montagna, sia per una pizza la domenica sera. Fanno falesia, vanno regolarmente in palestra ad arrampicare, organizzano cene a casa di uno o dell’altro, programmano weekend in parchi a tema… Io ho deciso di unirmi a loro una domenica d’inizio agosto.
L’organizzazione comincia, come da manuale, il lunedì precedente al week-end; chi è libero conferma subito la sua presenza. Seguono tutti le previsioni e il meteo è favorevole, fin troppo caldo per una gita nei dintorni del Lago di Garda, ma non si lasciano demoralizzare da qualche grado in più. Giovedì sera c’è l’ultimo aggiornamento prima di confermare l’uscita e qui qualcuno avvisa della propria assenza. Siamo in 5: Mari, Bea, Alle, Eros ed io e abbiamo la relazione della ferrata Gerardo Sega, sul monte Coalàz, che il bravo capo-gita ha scaricato e stampato.
L’orario di partenza non è proprio da manuale, ma ci si giustifica dicendo “siamo ai primi di agosto e le giornate sono lunghe!”. Si arriva al parcheggio, tempo di infilarsi gli scarponi e si parte; le chiacchiere sono quelle che scambierebbe un gruppo di amici storici, cresciuti insieme fin da piccoli, invece noi 5 ci siamo conosciuti appena qualche mese prima, ma la confidenza e l’amicizia in montagna crescono meglio che in altri ambiti. Il caldo di mezzogiorno si fa sentire, ma si prosegue in salita a denti stretti e con la fronte che gocciola fino all’attacco della ferrata, per fortuna all’ombra. Il corso di alpinismo, e anche quello di ferrate per qualcuno di loro, ha insegnato tutto il necessario: imbrago, set e casco sono indossati alla perfezione (operazione non scontata, purtroppo, visti i tanti incidenti causati dalla distrazione).
La ferrata inizia con un tratto verticale attrezzato con una scaletta, per poi proseguire su un traverso quasi orizzontale. Siamo tutti entusiasti e le foto non mancano. Risaliamo per gradoni più o meno friabili fino ad arrivare ad una cengia che poco dopo si trasforma in boschetto. Saliamo ancora per tratti più esposti e, seguendo il cavo, ritroviamo la roccia Dopo qualche passaggio arriviamo al libro delle firme: ognuno scrive le sue emozioni, pensando sia quasi finita, ma la relazione che avevamo letto parlava di altri tratti tecnici che, infatti, non tardano ad arrivare. Prima, però, facciamo una pausa, ammirando dall’alto tutta la Valle dell’Adige su un tratto di sentiero pianeggiante. Si alternano ancora cenge e brevi tratti di bosco, tutti accompagnati dal fedele cavo metallico, cui segue un passaggio verticale in un bellissimo diedro ricco di appigli che termina su un masso che sembra staccato dal resto del massiccio. Sentiamo aria di “cima”, quindi scattiamo una delle ultime foto con imbrago e casco. Sorpassiamo la fessura tra i massi in spaccata e vediamo il cavo scomparire pochi metri davanti a noi tra i verdi pascoli dell’altopiano che fungono da nostra vetta! La salita per oggi è finita: attraversiamo i pratoni e scendiamo verso la macchina, stanchi ma soddisfatti.
Dicono che ogni alpinista che si rispetti conclude la sua ascesa davanti a una birra. Credo, allora, che questo gruppo sia composto dai migliori alpinisti!
Silvia Mazzelli
Questo articolo è stato pubblicato sul Cimone, il notiziario del CAI di Modena. Per scaricarlo Cliccate Qui














