IL RUOLO DELLA CINA E DELL'ITALIA NEL CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA.
Nonostante i divieti di esportazione dell'UE e degli USA, la Cina continua imperterrita a fornire componenti critici (microelettronica e macchine utensili) che la Russia non può più reperire. Il ricarico applicato ai russi per ottenere questi beni essenziali attraverso triangolazioni cinesi garantisce alle aziende cinesi margini di profitto elevati. La Cina è un hub critico per componenti tecnologici e macchinari sensibili: le aziende cinesi acquistano tecnologie occidentali e le integrano in prodotti o le rivendono direttamente alla Russia, che può serenamente montarli sui propri mezzi militari.
Il governo cinese sta investendo nel potenziamento delle rotte ferroviarie orientali e della rotta artica per ridurre i tempi e i costi di trasporto, bypassando zone di transito consuete come il Canale di Suez.
I flussi commerciali indicano che l'Italia (insieme ad altri paesi europei) continui a far arrivare merci in Russia attraverso triangolazioni con paesi terzi, tra cui la Cina, la Turchia e nazioni dell'Asia Centrale come il Kirghizistan. L'esportazione diretta dall'Italia è calata nettamente, ma il fenomeno della riesportazione permette ai prodotti "italiani" di aggirare il blocco rappresentato dai "divieti sulla carta".
Di fatto, il "made in Italy" non subisce ostacoli di alcuna sorta per arrivare in Russia: settori come la moda di lusso e l'arredamento (che non sono prodotti essenziali come quelli farmaceutici) viaggiano legalmente fino alla Cina per poi essere rivenduti sul mercato russo.
Altre triangolazioni sono rappresentate da un anomalo boom di export italiano verso paesi come la Turchia e il Kirghizistan, con incrementi percentuali a tre cifre che non corrispondono ad un reale aumento del consumo interno di quei paesi: le merci infatti proseguono verso la Russia.
L'Unione Europea sa benissimo cosa sta succedendo, ma non interviene per sanzionare i paesi intermediari e neanche i paesi che fanno parte dell'UE: si limita a fare pacchetti formali di sanzioni che nessuno rispetta.
Le sanzioni verso la Russia non sono comunque neanche sulla carta un blocco totale, ma uno strumento selettivo guidato da logiche di mercato contraddittorie che non rispettano alcuna Etica, ma solo il profitto aziendale. I soldi con cui vengono comprati quei beni di lusso "italiani" appartengono ad oligarchi vicino a Putin, pertanto i russi facoltosi continuano a fare una vita normale come se la guerra non esistesse.
Le triangolazioni Italia, Cina/Turchia verso Russia sono un vero scandalo economico: l'intermediario cinese applica ricarichi enormi; lo Stato russo incassa tasse sull'importazione parallela; l'azienda "italiana" mantiene il fatturato, ma perde credibilità agli occhi del mondo intero, perché sfrutta la guerra trasformandola in un business per chi sta in mezzo, a spese anche della coerenza politica dell'Occidente.
Le sanzioni verso la Russia hanno valore solo se servono a creare pressione interna affinché la Russia fermi la guerra; permettendo che i beni di lusso arrivino lo stesso in Russia si svuota la sanzione del suo significato. Se l'oligarchia russa può ancora comprare arredamento di design e moda "italiana" via Cina, non sentirà mai il vero isolamento necessario affinché il conflitto cessi.
La Spagna stessa, nonostante molti proclami etici, si trova nella stessa situazione dell'Italia: a parole condanna la guerra e la realtà dei flussi commerciali con la Russia, ma il caso più eclatante è rappresentato da quello energetico e della moda.
La Spagna continua ad essere uno dei maggiori importatori di gas liquefatto dalla Russia, nonostante le alternative di rifornimento; possiede colossi della moda come Inditex che hanno semplicemente cambiato nome ai negozi presenti in Russia, ma vendono lo stesso abbigliamento presente nelle collezioni di Zara grazie al passaggio a Daher Group (degli Emirati Arabi Uniti) - abbigliamento che arriva usando triangolazioni con la Turchia e il Marocco.
Se l'Italia sfrutta particolarmente la triangolazione dell'Asia Centrale, la Spagna ha una rotta privilegiata verso il Nord Africa: si è registrato un anomalo aumento di export verso quei paesi per settori come la chimica, macchinari e componenti industriali. Proprio come il caso italiano, le merci vengono nazionalizzate in Marocco e Turchia, aggirando formalmente il divieto di vendita diretta alla Russia.
A differenza di altri paesi europei, la Spagna non è mai stata realmente dipendente dai gasdotti russi: può comprare gas via nave da qualsiasi parte del mondo (USA, Qatar, Nigeria, Norvegia). La Spagna è inoltre collegata direttamente all'Algeria tramite un gasdotto sottomarino, oltre ad essere leader nell'energia eolica e solare. Oltre il 60% della sua elettricità è prodotta internamente senza bruciare gas.
Il motivo per cui la Spagna non si sgancia dal gas russo è puramente formale: la Spagna non vuole pagare il sovrapprezzo per il "gas amico" fornito da USA o Norvegia. Mentre il governo Sanchez chiede di tagliare il gas russo, le aziende spagnole lo importano perché è meno sanzionato del petrolio e costa meno del gas dei "paesi amici".