5.00am
Eccolo lì, il panico.
Si avvicina lentamente, come una mano mostruosa che esce da sotto il letto. Sale pian piano come una montagna russa e poi ti colpisce come il primo vagoncino in discesa, raggiunto il punto più basso. Come un tir in autostrada, uno di quelli che se ne frega dei limiti. Come un treno sui binari, che non ha margine di frenata se vede una persona passare. Vieni presa in pieno e basta, e rimani lì, sanguinante, a subirne le conseguenze. Chissà perché i momenti migliori per lui sono le ore notturne? Tu sei lì, tranquilla, che vorresti dormire, e invece esso si insinua dentro di te attraverso ogni poro della pelle, si autogenera, piantando il suo seme dentro di te, il quale si espande e moltiplica, e prende posto anche nei sogni, i quali disturba e lacera. Senti proprio la tensione sotto la pelle, il battito accelerare, il petto che fa male, la nausea che aumenta e la testa che oscilla tra la leggerezza prima di uno svenimento e un pulsare medio-intenso. Fine della calma, hai riposato abbastanza cara mia. Che poi, abbastanza vuol dire sveglia alle 3, alle 4.30, alle 5.15. E sta diventando insopportabile, snervante, soprattutto quando per qualche giorno hai assaporato nuovamente cosa volesse dire dormire bene, fino al suonare della sveglia. Ti senti impotente, vulnerabile, debole, piccola, stupida. Vorresti fare qualcosa, ma cosa? Non puoi fare nulla. E quindi i pensieri sul mollare tutto e andare altrove tornano, quando credevi di averli messi a tacere, o per lo meno scacciati per un tempo sufficiente. No, erano lì, dietro l'angolo, in agguato, e tu hai offerto loro l'ennesima occasione di entrarti ancora in testa. E nella tua impotenza, non puoi fare altro che stare lì a subire questo dolore. Menomale che in tutto questo c'è lui. Il mio raggio di sole in questa oscurità . ♡














