La strana famiglia del Web: Gaber non è mai stato così attuale
Una giornata buia prende luce solo da uno scambio di battute e di pensieri, di idee e di riflessioni. Mi è capitato ieri sera quando ho letto Non è il web che sognavo del buon Luca.
Una serie di concetti che sottoscrivo due volte, ma che, inesorabilmente, fanno parte dell'italico paese. Un paese strano, originale, e per molti versi sempre affascinante (nel bene e nel male).
Quali sono questi concetti?
Primo: i frequentatori assidui della rete sono sempre gli stessi. I dati registrati dall'Auditel direbbero di no, ma il significato si riferisce al fatto che è sempre la stessa storia, sempre le stesse facce, sempre lo stesso perverso desiderio di numeri, di fan, di vip. Quando di storie VERE da raccontare ce ne sarebbero tante. La conclusione, interessante e inquietante, è allora: il Web non è che solo una porzione della società civile. La riflessione potrebbe essere anche peggio: e se fosse questa la parte migliore della società civile?
Secondo:** l'informazione offre ciò che la gente domanda**. E via quindi con le minchiate di testate che dovrebbero preservare la vera informazione. La verità più profonda è che si fa marketing, non informazione. Da Emilio Fede in poi, passando per i quotidiani sportivi, la linea editoriale è quasi mai rivolta alla ricerca e al racconto di verità, quanto alla ricerca di numeri, di tirature, di analytics in crescendo.
Terzo: il concetto del numero. Quanto ce l'hai lungo... il contatore di Twitter? E il conto dei like? Social SEO, quando cioè non hai modo di giudicare la qualità e ti affidi allo spudorato aumento di parametri. Senza dimenticare il klout, ovvero la seconda domanda dopo "come ti chiami?". Come se testimoniasse qualcosa. Come se veramente rappresentasse qualcosa, al di là di semplici operazioni matematiche fra parametri rubati in rete con precisione strategica. C'è un passaggio che però mi sta troppo a cuore, a proposito di numeri, visto che qualcosa abbiamo costruito con quel passaggio, da qualche parte della Sicilia più dimenticata perfino dai siciliani stessi:
Ne parlavo con un editore qualche giorno fa e che raccontava come ai numeri di Facebook ostentati dai suoi competitors e ai loro fan preferisse la qualità e la fedeltà dei suoi lettori. Gente che sa ascoltare, che conosce e apprezza la qualità di quello che facciamo. Gente che alla battuta di 140 caratteri svenduta in piazza preferisce la profondità di un pensiero inviato per email. E che puntualmente acquista.
Troppo difficile spiegarlo a chi è convinto che bastano due tasti, tre colori, due titoli, qualche euro buttati su Google o su Facebook per "costruire un e-commerce di successo". Troppo difficile raccontare storie vere, quelle che non hanno bisogno di nessun pitch, di nessun investimento da 500.000 euro per costruire un'impresa vera, sana, autosufficiente. Ne bastano appena 200, talvolta. In realtà esistono esempi virtuosi di giornalisti coscienti e senzienti che queste storie le hanno raccontate. Poi sono arrivate le competition.
E poi ci sono gli influencer:
Automi del tasto F5 affogati nella vanità di chi influenza, condivide, impone mode e tendenze. Un tweet, per quanto vi sforziate di convincervi, non cambierà il mondo. “Essere sui social”, “vendersi come influencers”, “incrementare il numero di followers” non sono gli unici paradigmi attraverso i quali le persone osservano il mondo. Una visione limitata. Un refresh sulla pagina farà solo il solletico alla vostra illusione di novità. La vita è altrove. Fatevene una ragione. Anche se qualcuno vi ha chiamato “guru” o vi ha dato in pasto a qualche ufficio stampa ben supportato.
Dimmi che personaggio vuoi essere e ti dirò che farai. E se vuoi essere te stesso, allora sono cazzi amari per il klout. Che poi magari i personal branding specialist coach**** ti si incazzano pure fornendoti quei trucchi per accrescere il tuo valore in rete. Il mio valore è fuori dalla rete. In rete potrei pure essere alto 1 metro e 90, biondo e con gli occhi azzurri. Poi scoprirai, davanti a un buon caffé, che non supero il metro e settanta, che sono castano e quanto hai letto di me corrisponde a perfetta verità, limiti e ostacoli compresi.
C'è però una cosa che non condivido dello sfogo di Luca:
Il merito e la qualità non pagano.
Non sempre. Purtroppo, libri di storia alla mano, merito e qualità non sono sufficienti. Sarebbero necessari, ma evitiamo l'apertura di questa parentesi. Ti fanno dormire, comunque, sereno. Ti fanno apprezzare una parte di vita non misurabile tramite i follower o il klout. Soprattutto, se capisci davvero fin dove arrivano nel tuo percorso di crescita, capisci pure dove puoi migliorare, mentre se cambia algoritmo e il klout va giù... son cazzi.
La verità, in fondo, è solamente una, cantata da Giorgio Gaber tanti anni fa, ma mai così attuale. Lui non lo sapeva, ma sul Web, la sua strana famiglia, avrebbe ancora tanto successo.