«Nello stesso anno ho visto con mia madre Il giardino dei Finzi Contini. È uno degli ultimi film di Vittorio De Sica, ed è tratto da un romanzo di Giorgio Bassani — nomi che ovviamente non mi dicevano nulla. È ambientato negli anni del fascismo e racconta la persecuzione che, in modo insidioso, si stringe intorno agli ebrei di Ferrara, in particolare intorno a una famiglia ricca, aristocratica, che vive nel cuore della città in una magnifica villa circondata da un parco incantevole. Mentre si prepara il peggio, si vedono bei giovani vestiti di bianco, con i pullover appoggiati con noncuranza sulle spalle, che giocano a tennis e pedalano sulle loro biciclette. Tutti subiscono il fascino della figlia dei padroni di casa, interpretata da Dominique Sanda, allora ventenne, che per molto tempo sarà il più fedele e ardente supporto delle mie fantasie erotiche. Alla fine il protagonista, che è chiaramente innamorato di lei, va a cercarla. È notte. Attraversa il parco deserto, si dirige verso il campo da tennis in abbandono. Alla finestra del capanno la luce è accesa. Lui si avvicina, senza fare rumore. Eccolo davanti alla finestra illuminata. A sinistra c'è un letto, e la sagoma indistinta di un uomo nudo. E a destra, seduta su una poltrona, anche lei nuda, Dominique Sanda. La parte inferiore del suo corpo è nascosta dal letto, ma la parte superiore si vede bene, perché le mani sono tranquillamente posate sui braccioli della poltrona. Il protagonista la guarda, sconvolto. Crede di essere nascosto dall'oscurità, dal fogliame, ma lei ne incrocia lo sguardo. Lo ha visto. Lo vede. Sostiene il suo sguardo, e quello dello spettatore. L'inquadratura si prolunga. Alla fine lui fugge. Io e mia madre, in sala, siamo impietriti. È un sollievo quando, subito dopo, cominciano gli arresti, le famiglie ebree vengono ammassate nei cortili delle scuole, e quando, su meravigliose immagini delle strade deserte e dei tetti in tegole ocra di Ferrara, si alza il kaddish. Usciamo dalla sala senza guardarci. Non ne parleremo. Ricorderò quell'inquadratura per tutta la vita. In ogni caso, il mio primo seno l'ho visto accanto a mia madre.»
Madonna, Emanuelito, ora capisco perché hai «passato una trentina d’anni sui divani degli psicanalisti», questi sì che sono dei fucking traumi LACANIANI del cazzo, e lo so perché ne ho vissuti parecchi di simili anch’io, ma in compagnia più de mi padre che de mi madre, visto che era con lui che vedevo i films, tra cui anche questo con la Dominique-Micòl che però non è mai stata un SUPPORTO 👀 delle mie fantasie erotiche, anche se ammetto che con quei COMPLETINI DA TENNIS anni 3️⃣0️⃣ non era niente male 🔥🔥🔥 Che poi a me il tennis non è mai neanche piaciuto, perciò se andassi anch’io dallo psicanalista una delle prime cose che gli chiederei è come fa a farti venire l’arrapino una cosa che non appartiene al tuo immaginario manco pe’ gnente.