Una mattina di qualche settimana fa sono sceso al parcheggio e ho trovato la Zoe con il paraurti posteriore segnato. Nessun biglietto, nessuno scuso, niente. Solo un graffio e una rabbia sorda. Poi mi sono ricordato che lassù, sul parabrezza, c'era una piccola scatola nera che non dormiva mai. Ho preso il telefono, ho aperto l'app, e in tre tap avevo la sequenza completa: l'auto che entra, si avvicina troppo, mi tampona, e scappa. Targa leggibile. Ora del fatto. Tutto.Ecco, se dovessi spiegare a un amico perché una dashcam non è un gadget ma un testimone, gli mostrerei quel video.
La 70mai Dash Cam 4K A810S è arrivata sulla mia scrivania come l'ennesimo dispositivo da provare, e ammetto che all'inizio ero abbastanza tiepido: di telecamere da auto ne girano a centinaia, molte si somigliano, e la sensazione era quella del solito 4K dichiarato che poi, di notte, fa pena. Mi sbagliavo. Non su tutto, perché qualche difetto c'è e ve lo racconterò senza filtri. Ma su una cosa avevo torto marcio: la qualità d'immagine.L'ho montata su entrambe le mie auto, la Cupra Formentor e la Renault Zoe, spostandola e rifacendo il setup più volte in questi due mesi. Ci ho abbinato il kit 4G, che ho cablato io stesso nel vano fusibili (e di quella avventura parlo dopo). E l'ho usata davvero, ogni giorno, tra Guidonia e Roma, con il caldo che già si fa sentire e con i miei due cani sul sedile posteriore quando vado al CUS per gli allenamenti di tiro. Insomma, non un test da banco. Un test da strada vera. Attualmente è disponibile su Amazon Italia con un coupon sconto.
https://www.youtube.com/watch?v=j5xofD1M2vI
Unboxing: una confezione che mette subito in chiaro le cose
Aprire la scatola è un'esperienza che, in piccolo, racconta già la filosofia del prodotto. Niente plastica buttata a caso, niente cartone molle da marketplace orientale. Tutto ha il suo alloggiamento, tutto è ordinato, e si capisce che chi l'ha pensata voleva trasmettere una certa idea di solidità prima ancora che tu accendessi qualcosa.
Dentro trovi il corpo principale, che ovviamente occupa il posto d'onore, e accanto la videocamera posteriore con la sua cavetteria dedicata. C'è la microSD da 128 GB già inclusa nel mio bundle, l'alimentatore per la presa accendisigari, e poi una serie di piccoli accessori che fanno la differenza: pellicole protettive per display e ottiche, lo sticker elettrostatico per fissare il supporto al vetro senza incollare nulla in modo permanente, e un set di adesivi da mettere sui finestrini per segnalare che il veicolo è videosorvegliato H24.
Quegli adesivi, lo confesso, mi hanno fatto sorridere. Sembrano una sciocchezza. Eppure un deterrente psicologico, per chi si avvicina a un'auto con cattive intenzioni, conta più di quanto pensiamo. C'è anche l'attrezzino di plastica per sollevare il rivestimento del montante e nascondere i cavi sotto, dettaglio che apprezzo perché significa che il produttore ha pensato all'installazione reale e non solo alla foto da catalogo.
Un appunto sui cavi, perché è la parte che nessuno racconta mai e che invece ti fa perdere il pomeriggio. Le porte per l'alimentazione e per il collegamento della posteriore sono entrambe sullo stesso lato del corpo macchina, scelta che dal punto di vista del cable management non è il massimo: ti ritrovi due cavi che escono dalla stessa parte e che vanno gestiti con un po' di pazienza per non lasciarli penzolare in vista. Vabbè, ci si lavora.
Il kit 4G UP04, invece, l'ho acquistato a parte: non è incluso e va aggiunto al carrello come accessorio. La dotazione di serie, a conti fatti, è generosa per la fascia di prezzo. Non manca quasi nulla. L'unica cosa che avrei gradito in confezione è il filtro polarizzatore CPL, che qui non c'è e che invece ad alcuni può servire per domare i riflessi del cruscotto.
Design e costruzione: la forma a cuneo che funziona
La prima cosa che ho notato prendendola in mano è che pesa il giusto. Non è un giocattolo. Ha quella forma a cuneo, leggermente inclinata, che le permette di appoggiarsi quasi a filo del parabrezza una volta installata. Risultato: dal posto guida la vedi a malapena, e questo per me è un valore enorme. Le dashcam ingombranti che ti tagliano la visuale le detesto.
Il display è un IPS da 3 pollici con risoluzione 640x360. Non aspettatevi la nitidezza di uno smartphone, ma per quello che deve fare (controllare l'inquadratura, rivedere al volo una clip, navigare i menu) va benissimo. I colori sono vivi, la leggibilità sotto il sole è accettabile. Sotto lo schermo ci sono quattro tasti fisici che permettono di gestire tutto anche senza app, e devo dire che il feedback è più sodo, più tattile rispetto ai modelli precedenti del marchio. Personalmente i tasti morbidi di una volta mi piacevano di più, ma questi danno l'idea di durare nel tempo. Sarà.
Il sistema di aggancio è a scorrimento: fai scivolare il corpo macchina sul supporto dall'alto verso il basso e si blocca, in senso inverso lo stacchi. Comodissimo quando vuoi portarti via la telecamera, ad esempio se parcheggi in zone poco raccomandabili e non ti fidi a lasciarla in vista. L'ottica frontale ha un'apertura F1.7 e un angolo di campo di circa 150 gradi, abbastanza ampio da coprire la carreggiata e i lati senza distorcere troppo agli estremi.
Dentro, e qui arriva la vera novità costruttiva, non c'è una batteria al litio ma un supercondensatore abbinato a una piccola cella. Sembra un dettaglio da nerd. Non lo è. Ci torno tra poco, perché in un Paese dove l'auto in estate diventa un forno è una scelta che cambia le carte in tavola.
Specifiche tecniche
Sensore frontale
Sony STARVIS 2 IMX678
Sensore posteriore
Sony IMX662
Risoluzione frontale
4K UHD 3840x2160
Risoluzione posteriore
Full HD 1080p
Apertura ottica frontale
F1.7
Angolo di campo (frontale)
circa 150 gradi
HDR
Doppio canale (frontale e posteriore)
Display
IPS 3 pollici, 640x360
Codec video
H.265 (HEVC)
Connettività
Wi-Fi 6 (solo 2,4 GHz), Bluetooth
GPS
Integrato
G-sensor
5 livelli di sensibilità
Alimentazione interna
Supercondensatore + cella a bottone
Memoria
microSD fino a 512 GB (128 GB inclusa nel bundle)
Guida assistita
ADAS (corsia, collisione, pedoni/ciclisti)
Controllo vocale
Sì
Registrazione di emergenza
Con buffer fino a 3 minuti prima dell'urto
Modulo 4G
Kit UP04 opzionale (richiede SIM dati)
Hardware: cosa c'è davvero sotto la scocca
Il cuore di tutto è il sensore Sony STARVIS 2 IMX678 sul fronte, lo stesso che oggi viene considerato il riferimento per le dashcam consumer. Otto megapixel, riprese in vero 4K UHD, e una sensibilità alla luce che, abbinata all'apertura F1.7, fa una differenza concreta quando cala il buio. Dietro c'è invece un IMX662 che lavora in 1080p: buono, ma di un'altra categoria, e ne parliamo per bene più avanti.
La scelta del supercondensatore al posto della classica batteria è la mossa che mi è piaciuta di più dal punto di vista ingegneristico. Una batteria al litio, dopo qualche estate passata a cuocere sul cruscotto, prima o poi si gonfia, perde capacità, nei casi peggiori diventa un problema di sicurezza. Il condensatore no: regge il calore molto meglio e ha una vita operativa più lunga. Il rovescio della medaglia è che non serve a far funzionare la telecamera da staccata. Serve solo a garantire il tempo necessario per chiudere e salvare il file quando salta la corrente. Per la sorveglianza in sosta, infatti, l'alimentazione esterna è obbligatoria.
Sul fronte compressione, il dispositivo registra in H.265. A parità di qualità i file pesano molto meno rispetto al vecchio H.264, e questo significa più ore di girato sulla stessa scheda. L'unico scotto da pagare è che per riprodurli su un computer datato serve più potenza di calcolo, ma nel 2026 è una preoccupazione sempre più rara. C'è poi il Wi-Fi 6, però limitato alla banda 2,4 GHz: un passo avanti rispetto al passato, sì, ma con velocità di trasferimento reali intorno ai 20 Mb/s. Non un razzo, e si sente quando scarichi clip lunghe sul telefono. Completano il quadro il GPS integrato, che aggancia posizione, velocità e dati di percorso, e il Bluetooth per il primo abbinamento.
La camera posteriore monta un sensore IMX662 più piccolo e meno raffinato del fratello maggiore, ma comunque della famiglia STARVIS, e si collega al corpo principale tramite un cavo dedicato che corre lungo il padiglione dell'auto fino al lunotto. Microfono e altoparlante interni ci sono e fanno il loro mestiere: registri l'audio in cabina (disattivabile, se preferisci, e in certi casi è bene saperlo per questioni di privacy) e senti i messaggi vocali della telecamera. Il modulo GPS, infine, vive integrato nel supporto stesso, quindi quando stacchi il corpo macchina lasci attaccato il pezzo che dialoga con i satelliti. Piccola accortezza progettuale che, una volta capita, rende l'uso quotidiano più fluido.
L'app 70mai, funzione per funzione
Qui mi prendo il mio spazio, perché l'applicazione è metà dell'esperienza e merita di essere raccontata fino in fondo. Si scarica gratis su Android e iOS, si crea (o si usa) un account 70mai, e da lì in poi diventa il telecomando di tutto. La connessione di base avviene via Wi-Fi diretto: la telecamera genera un proprio hotspot, ti colleghi avvicinando il telefono, e accedi. Il modulo 4G, quando c'è, aggiunge tutto il pezzo di gestione da remoto.
La schermata principale ti accoglie con la live view. Vedi in diretta quello che inquadra la telecamera, puoi passare dalla frontale alla posteriore con un tap (e nel frattempo entrambe continuano a registrare, attenzione, non è che guardando il retro perdi il fronte), scattare una foto o avviare una clip manuale. È la cosa che uso di più quando ho parcheggiato in un posto che non mi convince e voglio dare un'occhiata.
Poi c'è l'Album, ed è il cuore della consultazione. Si presenta in due modalità: per Categorie o per Timeline. Nelle categorie i video sono divisi in cartelle per tipologia: registrazioni normali, video di emergenza, video di sorveglianza in sosta, time-lapse. Ogni miniatura porta un'iconcina che ti dice subito di che tipo di filmato si tratta, e all'interno di ogni cartella puoi alternare tra ripresa frontale e posteriore. La modalità Timeline, invece, ti fa scorrere il girato in ordine cronologico, ed è quella che ho usato per ritrovare in un attimo il tamponamento: scorri, individui la fascia oraria, e sei lì. Comodissima.
Durante la riproduzione puoi premere Download e, cosa che apprezzo, scegliere la durata esatta dello spezzone da salvare invece di scaricarti l'intera clip da tre minuti. Piccolo limite: i video di frontale e posteriore vanno scaricati separatamente, non insieme. I file finiscono sia nella galleria del telefono sia nell'album locale dell'app, da dove poi puoi condividerli direttamente sui social o via messaggio. C'è ovviamente la voce per eliminare ciò che non serve.
Le impostazioni sono dove ti perdi un pomeriggio se sei uno smanettone come me. Regoli la qualità di registrazione, la durata delle clip in loop, la sensibilità del G-sensor su più livelli, le modalità di sorveglianza in sosta, gli avvisi ADAS, il trigger di avvio (all'accensione del motore oppure su rilevamento di movimento), la lingua, e l'accensione o spegnimento dell'hotspot Wi-Fi. C'è anche la gestione del controllo vocale, che però va detto: quando sei connesso all'app, i comandi vocali si disattivano. Una scelta sensata, perché altrimenti telefono e voce litigherebbero.
Dal menu si gestisce anche l'aggiornamento firmware: l'app scarica il pacchetto e lo invia alla telecamera con un push, durante il quale la registrazione si ferma e l'indicatore lampeggia. In due mesi ho ricevuto più di un aggiornamento, segno che il prodotto è seguito e non abbandonato dopo il lancio. E poi i dati GPS, sovrapposti al video, con la mappa del percorso, la velocità istantanea e le coordinate. Utile per ricostruire un tragitto, meno per la precisione assoluta, perché ogni tanto l'aggancio del segnale si fa attendere.
Con il kit 4G collegato, l'app cambia pelle e diventa un sistema di vigilanza vero. Ricevi avvisi istantanei sullo smartphone se qualcuno tocca l'auto in sosta, puoi accedere alla live view da remoto anche se sei dall'altra parte della città, scattare foto o registrare a distanza, e seguire il tracciamento del veicolo con aggiornamento della posizione ogni quindici secondi (comodo, ad esempio, se presti la macchina a qualcuno). Una particolarità un po' bizzarra: gli avvisi sullo stato della batteria dell'auto li ricevi soltanto se hai inserito la SIM dati. Senza, l'app resta muta su quel fronte. Detto questo, l'interfaccia in italiano c'è e funziona, qualche frase tradotta un po' alla buona si trova, ma niente che comprometta l'uso quotidiano.
Torno un attimo indietro sul primo abbinamento, perché è il momento in cui un'app o ti conquista o ti fa imprecare. Qui è andata liscia: scarichi, crei l'account, ti avvicini all'auto, ti colleghi all'hotspot della telecamera (la password di default è quella classica, da cambiare subito) e in trenta secondi sei dentro. La gestione delle notifiche è abbastanza granulare: decidi cosa ti deve arrivare e cosa no, così non ti ritrovi sommerso di avvisi inutili. E qui un consiglio spassionato: tarate bene le notifiche, altrimenti tra urti in sosta, soglie di tensione e movimenti rilevati rischiate di ricevere più ping voi che un gruppo WhatsApp di famiglia.
Una funzione che ho imparato ad apprezzare è la cosiddetta scoperta intelligente degli eventi, in pratica una timeline colorata che marca con tinte diverse i momenti potenzialmente interessanti (un urto, una frenata brusca, un evento in sosta). Invece di scorrere ore di girato, vai dritto al punto giallo o rosso e ci sei. È esattamente così che ho ritrovato il tamponamento in pochi istanti. C'è poi l'album locale, accessibile dal menu in alto a sinistra, dove restano salvati i file che hai scaricato, divisi tra foto e video, pronti da rivedere anche quando non sei più connesso alla telecamera. E la condivisione è immediata: dal player tocchi, scegli la chat o il social, e il file parte. Per chi come me a volte deve mandare al volo una clip a qualcuno, è comodità pura.
Prestazioni e gestione energetica
Parlare di autonomia, in senso classico, qui non ha molto senso: il supercondensatore non è fatto per tenere accesa la telecamera quando l'auto è spenta, ma solo per salvare l'ultimo file in caso di interruzione improvvisa. Tutta la parte di sorveglianza H24 vive sul cablaggio fisso o sul kit 4G, che pesca dalla batteria dell'auto in modo controllato.
E qui entra in gioco una protezione che ho imparato ad amare: il taglio automatico a bassa tensione. In pratica imposti la soglia oltre la quale la telecamera smette di assorbire, così non rischi di trovarti l'auto che non parte la mattina. Sulla Zoe il discorso è diverso e interessante, perché su un'elettrica la 12 V ausiliaria è una bestia delicata: ho tenuto la soglia prudente e in due mesi non ho mai avuto un avviamento mancato. Sulla Formentor, motore termico, margine più ampio e zero pensieri.
Il consumo dei dati con il modulo 4G dipende tutto da quanto usi la live view: lo streaming in diretta divora traffico in fretta, mentre le notifiche e i piccoli upload di eventi sono leggeri. Io ho montato una SIM con un piano dati onesto e, finché non passo le giornate a guardare l'auto come un genitore apprensivo, il consumo resta gestibile. Un'ultima nota sui tempi: con schede molto capienti l'avvio si allunga di qualche secondo, perché il sistema deve scansionare la memoria. Nulla di drammatico, ma con una 512 GB lo noti.
Test sul campo: due mesi, due auto, una brutta sorpresa risolta
Veniamo al sodo, perché le specifiche le legge chiunque, ma è sull'asfalto che un prodotto si gioca la reputazione. Il banco di prova più severo, paradossalmente, non è arrivato guidando. È arrivato a motore spento.
La Zoe era in sosta in un parcheggio, io ero altrove. Qualcuno, facendo manovra, l'ha tamponata sul posteriore e se n'è andato come se niente fosse. Classico colpo da vigliacchi. Quando sono tornato e ho visto il segno, la prima reazione è stata la solita: rassegnazione, danno mio, amen. Poi mi sono ricordato della sorveglianza in sosta attiva grazie al cablaggio. Ho aperto l'app, sono andato sulla Timeline, e in pochi secondi avevo l'intera scena. Era sera, luce scarsa, eppure la targa del responsabile si leggeva. Quel video ha trasformato un danno subito in subito in una pratica gestibile. Sul serio, da solo vale buona parte del prezzo.
Sulla guida quotidiana, tra casa a Guidonia e Roma, il ritmo è quello di sempre: traffico, semafori, qualche tratto di scorrimento veloce. Di giorno la resa è ottima, le insegne si leggono, le targhe davanti pure. Ma è di notte che mi ha conquistato davvero. Tornando tardi da una cena, su una statale poco illuminata, ho rivisto il girato per curiosità: dettaglio pulito, rumore digitale contenuto, targhe leggibili anche delle auto che incrociavo. La visione notturna non è marketing, è roba vera.
Non è tutto rose, però. Il G-sensor ogni tanto fa i capricci: sui dossi e sulle buche (e da queste parti, tra Guidonia e certe strade di Roma, di buche ce n'è da vendere) parte la registrazione di emergenza anche quando non è successo niente. Ho abbassato la sensibilità e la situazione è migliorata, ma qualche falso positivo resta. Niente di grave, solo qualche clip "di emergenza" che emergenza non era.
E l'ADAS? L'ho zittito dopo nemmeno due giorni. Gli avvisi di cambio corsia e di collisione, nella guida reale in città, diventano una cantilena fastidiosa. Magari su lunghi tratti autostradali ha più senso, ma per il mio uso era solo rumore. Una cosa simpatica, invece: i miei cani, Dafne e Anubi, quando li carico per andare al CUS Roma agli allenamenti di tiro, finiscono regolarmente nelle riprese interne in quei momenti in cui apro il portellone. Dettaglio inutile, ma rende l'idea di quanto sia diventata parte della routine. Ah, e il caldo: la villa è fuori città, l'auto resta al sole per ore, e il supercondensatore finora ha retto senza un battito di ciglia.
Mi è rimasta impressa una sera di pioggia battente, di ritorno da un allenamento. Strada bagnata, riflessi ovunque, quel tipo di condizioni in cui una telecamera mediocre restituisce una poltiglia di luci e ombre. Ho rivisto il girato per scrupolo e invece la scena era leggibile: le linee di mezzeria, i fanali delle auto davanti, persino i cartelli. Non perfetta come col sole, ci mancherebbe, ma utilizzabile. È in quei momenti che capisci se hai speso bene i tuoi soldi, perché una dashcam la compri proprio per le situazioni storte, non per la bella giornata.
Sulla Formentor, invece, l'uso è più autostradale: tratti veloci, sorpassi, code improvvise. Lì il frontale 4K dà il meglio nel congelare le targhe a velocità sostenuta, e in un paio di occasioni in cui qualcuno mi ha tagliato la strada in modo spericolato ho avuto la tranquillità di sapere che, se fosse successo qualcosa, la prova ce l'avevo. Non è successo niente, per fortuna. Però quella tranquillità, sapete, non ha prezzo. O meglio, un prezzo ce l'ha, ed è più o meno quello del bundle.
Approfondimenti
Qualità video di giorno e leggibilità delle targhe
Di giorno, con buona luce, il sensore frontale tira fuori il meglio di sé. L'immagine è incisa, i colori sono fedeli senza quella saturazione finta che certi produttori spingono per impressionare. La cosa che mi ha colpito è la gestione del controluce: entrando in una galleria o uscendo verso il sole basso del tramonto, l'HDR a doppio canale bilancia le alte e le basse luci in modo convincente, senza bruciare il cielo né impastare le ombre. Le targhe delle auto davanti sono leggibili a distanze rispettabili, e con un fermo immagine ben fatto recuperi anche un dettaglio che a occhio nudo ti era sfuggito.
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