Viviamo nell'epoca del 5G, delle connessioni gigabit, dei Wi-Fi 7 tri-band con antenne che sembrano ragni meccanici. E AVM cosa fa? Tira fuori un cubetto bianco, lo alimenta via USB-C, gli infila dentro un modem LTE Cat. 6 e lo manda in battaglia. Quasi una provocazione.
Ma dopo tre settimane di test intenso — e con intenso intendo averlo portato in redazione, a casa, in campeggio fuori Bracciano e persino nell'ufficio di un amico dove la FTTH era saltata per quattro giorni — devo ricredermi. Il FRITZ!Box 6825 4G non è un prodotto per chi insegue i numeri sulla carta. È per chi ha bisogno che le cose funzionino, punto. E qui funzionano, con quella solidità tutta tedesca che chi conosce AVM sa riconoscere al primo colpo.
La domanda vera, quella che mi sono posto fin dal primo giorno, è semplice: ha senso comprare un router 4G dedicato quando qualsiasi smartphone fa da hotspot? La risposta corta è sì. Quella lunga è il resto di questa recensione.
Qualche premessa, prima di cominciare. Ho usato questo router come unica fonte di connessione per intere giornate lavorative, con tutto quello che comporta: videochiamate su Teams, upload di file pesanti, streaming in background. Non mi sono limitato a un test da weekend. E questo fa la differenza quando si valuta un prodotto del genere, perché certi difetti saltano fuori solo dopo giorni di utilizzo continuativo, non dopo un'oretta di speed test. FRITZ!Box 6825 è disponibile direttamente su Amazon Italia.
Unboxing e prime impressioni
La scatola è AVM puro: cartone bianco e rosso, grafica pulita, zero fronzoli. Dentro ci trovi il router, un alimentatore USB-C (compatto, non il solito mattone), il cavo USB-C e una guida rapida multilingue. Nient'altro. Niente cavo Ethernet, niente adattatore per SIM, niente custodia da viaggio. Ecco, su quest'ultimo punto devo fare una nota: per un prodotto che si vende come «tascabile da viaggio», una custodietta morbida in dotazione non sarebbe stata male. Mica chiedevo il velluto, eh.
La prima cosa che ti colpisce quando lo tiri fuori è quanto sia piccolo. Davvero piccolo. Parliamo di 65 × 135 × 98 millimetri: sta nel palmo di una mano, entra nello scomparto frontale dello zaino, si infila accanto al caricatore del portatile senza problemi. Peso? 270 grammi. Meno del mio smartphone con la cover. L'ho appoggiato sulla scrivania e Dafne, la mia pastore svizzero, gli ha dato un'annusata perplessa — probabilmente si aspettava qualcosa di più imponente. Anche Anubi ha fatto il giro del tavolo, ha verificato che non fosse commestibile, e se n'è andato. Promosso dal comitato canino, direi.
L'alimentatore in dotazione è compatto, un cubetto bianco con spina europea e uscita USB-C. Il cavo ha una lunghezza ragionevole, circa un metro e mezzo, sufficiente per la maggior parte delle situazioni ma non abbondante. Se pensi di posizionare il router sul davanzale e la presa è dall'altra parte della stanza, dovrai procurarti un cavo più lungo o una prolunga. Piccolo dettaglio pratico che vale la pena segnalare.
Design e costruzione
Esteticamente il 6825 è un FRITZ!Box in miniatura. Stesso linguaggio stilistico dei fratelli maggiori: plastica bianca opaca, finitura leggermente zigrinata sui lati, la classica striscia rossa AVM in alto. Nessuna pretesa di fare il designer, nessun tentativo di sembrare un gadget lifestyle. È un router. Sembra un router. E va bene così.
La plastica è discreta ma non cheap. Ho premuto, ruotato, scosso (sì, faccio queste cose): nessun scricchiolio, nessun gioco. La base è piatta con quattro piedini gommati che fanno il loro lavoro su qualsiasi superficie. Lo slot per la nano SIM si trova sotto il dispositivo, protetto da uno sportellino a pressione. Devo dire che non è comodissimo da aprire con le dita grosse, ma lo fai una volta sola, quindi pazienza.
Sul retro troviamo la porta LAN Gigabit e l'ingresso USB-C per l'alimentazione. Due LED frontali indicano lo stato della rete mobile e del Wi-Fi: niente pannelli touch, niente schermi LCD. Minimalismo funzionale. C'è chi lo considererà un limite — le saponette 4G di TP-Link e Huawei hanno spesso un display — e chi lo apprezzerà perché significa meno cose che possono rompersi. Io mi metto nel secondo gruppo, anche se ammetto che una qualche indicazione visiva sulla potenza del segnale LTE, un LED tricolore magari, sarebbe stata utile durante il posizionamento iniziale.
Un dettaglio che ho apprezzato molto: la possibilità di posizionarlo sia in orizzontale che in verticale. Sembra una sciocchezza, ma quando devi piazzarlo sul davanzale di una finestra per agganciare il segnale migliore, avere flessibilità nel posizionamento conta.
Specifiche tecniche
Specifica
Valore
Produttore
AVM (FRITZ!)
Modello
FRITZ!Box 6825 4G
Connettività mobile
4G/LTE Advanced Cat. 6, 3GPP Release 10
Carrier Aggregation
Dual 2CC
Antenna
2×2 MIMO
Velocità download max
300 Mbit/s
Velocità upload max
50 Mbit/s
Bande LTE FDD
1, 3, 5, 7, 8, 20, 28, 32
Bande LTE TDD
38, 40, 41
Fallback 3G
UMTS/HSPA+ (bande 1, 5, 8)
Wi-Fi
Wi-Fi 6 (802.11ax), banda singola 2,4 GHz
Velocità Wi-Fi max
600 Mbit/s
Sicurezza Wi-Fi
WPA3
Porte
1x LAN Gigabit Ethernet
SIM
Nano SIM
Alimentazione
USB-C (5V)
Sistema operativo
FRITZ!OS
VPN
WireGuard, IPSec
Funzioni aggiuntive
FRITZ! Mesh, Failsafe, Rete ospite, Parental control
Dimensioni
65 × 135 × 98 mm
Peso
270 g
Garanzia
5 anni
Prezzo di listino
129 € IVA inclusa
Sotto il cofano
Il cuore del dispositivo è un modem LTE Advanced di Categoria 6 conforme alla specifica 3GPP Release 10. Ok, detta così sembra la scheda tecnica di un satellite, mi spiego meglio. La Cat. 6 significa che il modem può aggregare due portanti LTE contemporaneamente — la famosa carrier aggregation 2CC — per spremere fino a 300 Mbit/s in download e 50 Mbit/s in upload. Nella pratica, e questo lo vedremo meglio nella sezione test, le velocità reali dipendono pesantemente dalla copertura del tuo operatore e dalla congestione della cella. Ma il supporto multiband è robusto: otto bande FDD (1, 3, 5, 7, 8, 20, 28, 32) e tre TDD (38, 40, 41), più retrocompatibilità con UMTS/HSPA+ su tre bande. Tradotto: prende praticamente ovunque in Europa.
La sezione wireless si affida al Wi-Fi 6 (802.11ax) in banda singola a 2,4 GHz, con velocità teorica fino a 600 Mbit/s. E qui so già cosa state pensando: «Ma come, solo 2,4 GHz? Nel 2026?». Ci arrivo, ci arrivo. AVM ha fatto una scelta precisa: privilegiare la portata e la penetrazione del segnale rispetto alla velocità pura dei 5 GHz. Ha senso? Dipende dall'uso. Se devi coprire un appartamentino in vacanza o un bungalow al campeggio, i 2,4 GHz passano meglio attraverso i muri e arrivano più lontano. Se invece vuoi streammare in 4K su cinque dispositivi contemporanei nella stessa stanza, allora no, non è il prodotto giusto. Ma di questo parlo tra poco.
L'antenna è di tipo 2×2 MIMO interna — niente connettori per antenne esterne, purtroppo. Sarebbe stata una mossa intelligente aggiungere almeno due TS9, soprattutto per l'uso stanziale in zone con copertura debole. Detto questo, il segnale ricevuto nei miei test è stato generalmente buono, con qualche sofferenza solo in condizioni davvero limite.
FRITZ!OS: quando il software fa la differenza
E qui viene il bello. Perché se il lato hardware è onesto ma non rivoluzionario, è l'ecosistema software che separa questo prodotto dalle saponette cinesi da 40 euro. FRITZ!OS è una bestia, nel senso buono. Un sistema operativo per router che ha più funzioni di quanto ci si aspetterebbe da un dispositivo da 129 euro.
L'interfaccia web è quella classica di AVM: non vincerà premi di design (quei rossi e grigi sono rimasti fermi al 2015, onestamente), ma è chiara, ben organizzata e tradotta perfettamente in italiano. La prima configurazione è questione di minuti: inserisci la nano SIM, accendi, collegati al Wi-Fi, apri il browser e segui la procedura guidata. Tre passaggi e sei online. Ho cronometrato: dalla SIM inserita alla prima pagina web caricata, quattro minuti e mezzo. Sui FRITZ!Box non ci si perde mai, e questo è un vantaggio enorme rispetto a certi router che ti catapultano in un'interfaccia da ingegnere nucleare.
Ma la vera forza sta nelle funzioni avanzate. La rete Mesh: collegando il dispositivo a un'infrastruttura FRITZ! esistente, diventa un nodo Mesh a tutti gli effetti, estendendo la copertura senza creare una seconda rete. Le VPN: WireGuard e IPSec integrati, configurabili dall'interfaccia senza impazzire. L'accesso ospite: una rete separata, isolata, con password propria. Il parental control: filtri temporali, blocco dispositivi, protezione minori. E poi c'è MyFRITZ!, il portale remoto che ti permette di gestire il router da qualsiasi parte del mondo.
C'è da dire che non tutto è perfetto. Manca un'app mobile dedicata nel senso tradizionale del termine — AVM ha la MyFRITZ!App, ma è più un tool di notifica e accesso rapido che un pannello di controllo completo. Per le impostazioni profonde tocca passare dal browser. Non è un dramma, però nel 2026 me lo aspetterei.
Test sul campo: tre settimane, tre scenari
Scenario 1: casa a Roma, zona Tiburtina. La mia postazione principale. Ho inserito una SIM Iliad con piano dati da 150 GB e ho piazzato il router sul davanzale della finestra dello studio, quello che guarda verso est. L'assistente di allineamento integrato nel FRITZ!OS — una funzione semplice ma utilissima che ti mostra in tempo reale la qualità del segnale ricevuto — mi ha aiutato a trovare il punto ottimale in meno di due minuti. Risultato: in download ho toccato picchi di 85-90 Mbit/s, con una media stabile intorno ai 60-65 Mbit/s durante la giornata. Upload sui 20-25 Mbit/s. Numeri più che sufficienti per lavorare, videochiamate comprese.
Ora, il confronto inevitabile: ho fatto lo stesso test con l'hotspot del mio smartphone nello stesso punto. Velocità simili in download, ma la differenza si è vista sulla stabilità. Il router ha mantenuto la connessione costante per ore senza un singolo dropout. Il telefono, dopo un'ora di hotspot, ha cominciato a scaldare e a fare i capricci. Ecco, questo è il punto: la velocità pura magari è comparabile, ma la costanza no.
Una nota sulla latenza, che spesso viene trascurata nei test dei router 4G: il ping medio che ho misurato si aggirava intorno ai 25-35 millisecondi verso i server di Roma, salendo a 40-50 verso Milano. Per navigazione web e streaming sono numeri trasparenti, non li noti. Per le videochiamate anche. Per il gaming online competitivo? Ecco, no. Ma se pensavi di giocare a Valorant in ranked su un 4G portatile, forse è il caso di rivedere le aspettative, indipendentemente dal router che usi.
Un'altra cosa che ho notato durante il test romano: la gestione delle celle è intelligente. In un paio di occasioni ho visto il router passare da una cella all'altra — capita, soprattutto nelle ore di punta quando le celle si congestionano — e la transizione è stata quasi impercettibile. Un brevissimo micro-lag di un secondo, poi tutto tornava fluido. Con lo smartphone in hotspot, lo stesso handover causava disconnessioni di 3-4 secondi. Dettagli? Forse. Ma quando sei in una call di lavoro, quei secondi pesano.
Scenario 2: campeggio sul lago di Bracciano, un weekend lungo. Qui ho portato il router nello zaino insieme a un power bank da 20.000 mAh con uscita USB-C. E questa è stata la vera rivelazione. Il 6825 collegato al power bank ha funzionato ininterrottamente per oltre 14 ore prima che il power bank si esaurisse. Quattordici ore. Senza presa di corrente, senza stress, con tre dispositivi collegati (il mio portatile, il tablet di mia sorella e il telefono di mio cognato che pretendeva di guardare la Serie A in streaming). La copertura LTE nella zona era discreta — due tacche su quattro, diciamo — e il router ha tirato fuori circa 25-30 Mbit/s in download. Abbastanza per lo streaming in buona qualità e per le mie email.
Un dettaglio che ho apprezzato molto in questa circostanza: la possibilità di connettere il dispositivo a un hotspot Wi-Fi esterno esistente e ridistribuire la connessione. Al campeggio c'era una rete Wi-Fi del gestore (lenta e instabile, come da tradizione), ma agganciandola con il router e facendola passare attraverso il suo Wi-Fi 6 ho ottenuto una connessione leggermente più stabile per i dispositivi collegati. Mica male come piano B.
Ma la cosa che mi ha colpito di più dell'esperienza al campeggio è stata un'altra: il silenzio. Nel senso che il router è completamente silenzioso — nessuna ventola, nessun ronzio — e non scalda quasi per niente. Dopo quattro ore di funzionamento continuo con tre dispositivi collegati, la scocca era appena tiepida. Confrontatelo con uno smartphone che dopo un'ora di hotspot scotta e vi cala la batteria a vista d'occhio, e capite perché un dispositivo dedicato ha senso. Ho potuto lasciarlo acceso tutta la sera senza preoccuparmi di nulla, con il power bank che scendeva lentamente ma inesorabilmente.
Una sera, per curiosità, ho provato a stressare la connessione: streaming in Full HD sul tablet, download di un aggiornamento da 2 GB sul portatile e mio cognato che scrollava TikTok come se non ci fosse un domani. Il router ha retto senza battere ciglio, spartendo la banda in modo intelligente tra i dispositivi. Non ho notato prioritizzazioni evidenti o dispositivi che «rubavano» banda agli altri. La gestione del QoS, anche se non configurata manualmente, sembrava fare il suo lavoro in automatico.
Scenario 3: Failsafe in casa di un amico. L'amico in questione ha un FRITZ!Box 5590 Fiber come router principale. La fibra gli è saltata di giovedì mattina ed è tornata la domenica. Gli ho prestato il router con la mia SIM, lo abbiamo collegato via cavo LAN al 5590 e configurato il Failsafe in dieci minuti scarsi. Da quel momento, il passaggio alla rete LTE è stato automatico e trasparente: i dispositivi di casa hanno continuato a navigare come se nulla fosse successo. Quando la fibra è tornata, il 5590 ha ripreso il comando senza intervento manuale. Ecco: «questo» è il caso d'uso che giustifica l'acquisto anche per chi ha già la fibra a casa.
Un appunto pratico sulla configurazione del Failsafe: serve un cavo Ethernet per collegare il dispositivo al router principale, e la procedura va fatta dall'interfaccia del FRITZ!Box principale. Non è complicata, ma richiede qualche minuto di navigazione nei menu. Quello che mi ha sorpreso positivamente è che il sistema ricorda tutto: una volta impostato, il Failsafe è sempre attivo. Non serve rifare nulla dopo un riavvio o un aggiornamento firmware. Ho chiesto al mio amico di tenere il router ancora qualche giorno dopo il ritorno della fibra, per testare eventuali falsi positivi. Nessuno. Il sistema ha funzionato come doveva.
Approfondimenti
Copertura e ricezione del segnale LTE
Ho testato il router con SIM di tre operatori diversi: Iliad, TIM e Vodafone. I risultati migliori li ho ottenuti con TIM nella zona di Roma est, dove evidentemente la copertura Cat. 6 con carrier aggregation era più diffusa. Iliad seguiva a ruota, con qualche Mbit/s in meno ma una latenza leggermente migliore in certi momenti della giornata. Vodafone è stata una sorpresa mista: ottime velocità in centro, prestazioni più altalenanti in periferia.
Il supporto multibanda è uno dei punti di forza. Le otto bande FDD coprono praticamente tutte le frequenze usate dagli operatori europei, inclusa la banda 20 (800 MHz) che è cruciale per la copertura in interni e in zone rurali. La banda 28 (700 MHz) sta diventando sempre più rilevante con il refarming post-switch off DVB-T, e avere anche quella è un buon segno di lungimiranza. Manca il supporto al 5G, ovviamente, ma a 129 euro era irrealistico aspettarselo.
L'assistente di allineamento merita una menzione a parte. Funziona bene, aggiorna il segnale in tempo quasi reale e ti guida verso il posizionamento ottimale. Ho notato differenze fino a 30 Mbit/s spostando il router di un metro lungo la stessa finestra. Sembra assurdo, ma chi ha esperienza con il 4G sa che è normalissimo.
Wi-Fi 6 in banda singola: scelta coraggiosa o compromesso?
Torniamo sul punto dolente, o presunto tale. Il Wi-Fi 6 a 2,4 GHz ha i suoi vantaggi innegabili: portata superiore, migliore penetrazione attraverso muri e ostacoli, compatibilità universale con qualsiasi dispositivo. In un contesto di utilizzo mobile o temporaneo — casa vacanza, campeggio, ufficio provvisorio — sono vantaggi che pesano eccome.
Ma c'è un però. E il però è che nel 2026 la banda a 5 GHz non è più un lusso, è un'aspettativa. Non per la velocità in sé (il bottleneck è comunque la connessione LTE, non il Wi-Fi), ma per la gestione delle interferenze. I 2,4 GHz sono affollati: microonde, Bluetooth, telecomandi, router dei vicini, baby monitor. In un condominio romano, dove nel raggio di dieci metri ho contato ventitré reti Wi-Fi dalla mia scrivania, il canale a 2,4 GHz è un campo di battaglia. Il router se la cava grazie al Wi-Fi 6 e all'OFDMA che gestiscono meglio le interferenze rispetto al vecchio Wi-Fi 5, ma a volte ho notato micro-lag durante sessioni di videochiamata su Zoom che attribuisco proprio alla congestione della banda.
Stavo per scrivere che AVM ha fatto un errore. Ma ripensandoci, non ne sono più così sicuro. La banda singola tiene basso il prezzo, riduce il consumo energetico (fondamentale per l'uso da power bank) e semplifica il software. Per il target a cui mira questo prodotto, probabilmente è il compromesso giusto. Ma devo essere onesto: se avesse avuto anche i 5 GHz, avrei usato una sola riga per dirlo e non un intero paragrafo per giustificarne l'assenza.
Un test specifico che ho fatto: ho collegato al router cinque dispositivi contemporaneamente in una stanza con altre quindici reti Wi-Fi visibili. Il throughput effettivo per singolo dispositivo è sceso in modo percepibile, soprattutto per lo streaming video, con qualche buffering sporadico che non avevo notato con un solo dispositivo connesso. Non un disastro, ma nemmeno la fluidità che otterresti su un canale a 5 GHz con meno interferenze. Per un uso con uno o due dispositivi, comunque, il problema non si pone quasi mai.
Alimentazione USB-C: la feature killer
Sarò diretto: l'USB-C è il motivo numero uno per cui questo router ha senso come prodotto da viaggio. AVM dichiara che è il primo FRITZ!Box alimentato via USB-C e francamente era ora. Il consumo è contenuto — non ho i dati ufficiali esatti ma con un misuratore inline ho registrato un assorbimento medio intorno ai 4-5 watt — il che significa che un power bank da 10.000 mAh ti garantisce grossomodo 7-8 ore di funzionamento continuo. Con uno da 20.000 mAh, come nel mio test al campeggio, si arriva tranquillamente a fine giornata.
Ho provato ad alimentarlo con tre caricatori diversi: l'alimentatore in dotazione (ovviamente funziona), il caricatore del mio smartphone Samsung, e un caricatore Anker GaN da 65W. Tutti e tre hanno funzionato senza problemi. Ho provato anche con il caricatore del MacBook Air e anche lì, nessun dramma. La versatilità è reale, non è marketing.
Un appunto: il router non ha batteria interna. Se stacchi il cavo, si spegne. Punto. Questo significa che per l'uso in mobilità sei vincolato a un power bank o a una presa. Non è un tablet router come certe saponette Huawei o TP-Link che hanno la batteria integrata e le porti in tasca. È un router fisso che puoi alimentare in modo flessibile. La distinzione è importante e va capita prima dell'acquisto.
FRITZ! Failsafe: l'assicurazione sulla connessione
Questa è la funzione che, secondo me, rende questo prodotto interessante anche per chi ha già la fibra a casa e un FRITZ!Box come router principale. Il concetto è semplice: colleghi il router via cavo al tuo router FRITZ! principale, lo configuri come dispositivo Failsafe, e lui resta lì in standby. Se la linea principale cade — fibra, DSL, cavo, quello che è — lui prende il comando e fornisce la connessione via 4G.
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