27/02/2026 -00:27 sono a casa e non riesco a prendere sonno. Faccio un rapida carrellata di quello che è successo oggi e per certi versi non va affatto bene.
Erano le 16:00 circa e stavo ritirando la patente ad un tizio, quando nelle cuffie del casco sento: "Beta 2, portatevi in Vittorio Veneto. Si tratta di un tram che ha deragliato"
Le Beta sono le pattuglie automontate, quelle che si occupano dei rilievi degli incidenti per intenderci. Alla radio si sentono le comunicazioni di tutti quelli che sono in un determinato canale, perciò chiunque comunichi con la centrale, viene sentito da tutti gli altri operatori in ascolto.
Guardo il collega e gli faccio: "Frà, minchia un tram" facendo la faccia stupita, ma ci facciamo una risatina pensando non fosse nulla e proseguo a scrivere il verbale. Solo che dopo pochi secondi, esplode il finimondo. La centrale inizia a chiamare tutte le pattuglie del Reparto disponibili e le dirotta in Vittorio Veneto. Vengono autorizzati i sistemi (sirene e lampi) ci sono continue comunicazioni da parte dei colleghi sulle auto e sulle moto. Fino alla comunicazione che nessuno vorrebbe mai sentire. "Dalla Beta 2, abbiamo un codice nero".
Mi blocco, guardo il collega e gli faccio: "finiamo qui e schizziamo a dare una mano". Liquido il cittadino, saltiamo in sella, accendiamo le trombe e voliamo sul luogo dell'incidente. Arrivati, c'era il delirio.
Persone a terra con i volti coperti di sangue. Persone che piangevano, altre che stavano sdraiate con gli occhi sbarrati, urla, ambulanze che arrivavano, addirittura taxi utilizzati per il trasporto dei feriti meno gravi, in quanto le ambulanze non erano sufficienti. Io e il socio andiamo dall'ufficiale che dirigeva i lavori e ci mettiamo a disposizione. Veniamo scelti per scortare le ambulanze nei vari ospedali. Niguarda, San Raffaele, Policlinico e Fatebenefratelli. É stato creato un corridoio all'interno del disastro, dove venivano messe in fila indiana le ambulanze e una volta caricato il ferito, una coppia di motociclisti, partiva a canna aprendo la strada. Si arrivava all'ospedale e non si entrava nemmeno al pronto soccorso, ci si girava e senza nemmeno fermarsi, si tornava a tutto gas sul luogo dell'incidente per prelevare un'altra ambulanza. Ho letteralmente massacrato tutti i 120 CV della moto di servizio. Buenos Aires era completamente ingolfata dal traffico e a bordo avevano un paziente ridotto male. Arrivavo alle intersezioni in piedi sulle pedane per farmi vedere il più lontano possibile, fermando, deviando, accelerando, frenando e ripartendo. In mente un solo pensiero: "dobbiamo portarne il più possibile e più in fretta che possiamo" in neanche un'ora riusciamo a scortare 5 ambulanze in cinque ospedali differenti, in tempi ridottissimi. Gli altri motociclisti ne hanno scortare altre. Era una scena surreale, partivamo per una destinazione e incrociavamo gli altri equipaggi che rientravano per prendere altri pazienti.
Sul posto c'è un uomo che si dimena, si agita, è una maschera di sangue, si strappa tutto di dosso, nonostante fosse legato ad una cucchiaio. Ce l'ho davanti a me, sta male ma è vivo. "Forza fratello, tieni duro" mi allontano per vedere la prossima destinazione e il codice di invio, torno dopo nemmeno un minuto. Lo stanno rianimando. Subito dopo sarà il secondo codice nero.
C'era una ragazza che piangeva, era una passeggera, aveva tagli un po' dappertutto. Sono andato in un ambulanza e ho preso una coperta, mi sono avvicinato da lei e gliel'ho avvolta intorno. L'ho abbracciata e le ho detto che era viva, che sarebbe andato tutto bene e che la sera sarebbe stata a casa. Mi guarda e si sforza di sorridere. Ma scoppia a piangere e allora io l'abbraccio più forte.
Ripartiamo a canna verso il Niguarda, mi scappa diverse volte la frizione, faccio interi tratti ad una ruota. Non per divertimento, stavo letteralmente piegando alla mia volontà la moto di servizio, dovevamo fare in fretta. Riusciamo a scortare tutti in ospedale. Più di 50 persone. Scorte concluse, sono un bagno di sudore.
Il buio scende, la tensione pure. Guardo i colleghi dell'autoradio continuare con i rilievi, i vigili del fuoco, dio li benedica, stanno cercando di capire come fare a togliere il tram di mezzo. Lo taglieranno in quattro tronconi si dice. Attendiamo in luogo e il Commissario ci dice di fare una cosa che non posso riportare qui. La facciamo, ci dice ok e alle 22:45 ci libera. Ripetiamo che se hanno bisogno di noi, possiamo anche rimanere, ma ci dice: "no ragazzi, rientrate pure, grazie di tutto"
Torniamo in comando, ci cambiamo, la doccia me la faccio a casa, sono stanco e ancora sento l'adrenalina scorrermi dentro. Io e Bruno decidiamo di andare da Maradona, quello che fa i panini in via Tabacchi. Ci sediamo al tavolino, mi rilasso e penso al primo codice nero. Era una persona come tante altre, potevo essere io. Stava su un cazzo di marciapiedi ed è stato travolto da un tram. Non ha senso, penso.
La seconda persona, quella che ho visto morire, poteva tranquillamente passare una serata tranquilla a casa. Domani sarebbe andata a fare colazione, ma vai tu a pensare che deraglia il cazzo di tram sul quale sei a bordo.
Finisco il panino, sorseggio un goccio di Coca.
"Brù, da retta a me, io più vedo queste cose, più penso che siamo come i numeri della tombola. La vita rimesta, rimesta e rimesta, quando esce il tuo numero é fatta e non puoi farci nulla"
Bruno fissa la sua bottiglietta d'acqua e fa cenno di sì con la testa. Cerchiamo di distogliere il pensiero parlando un po' di moto. Ci salutiamo.
Ora cerco di prendere sonno, penso a chi non ce l'ha fatta e mi dispiace profondamente. Siamo solo numeri, che attendono di essere presi dal sacchetto del destino.
Non c'è altra spiegazione.











