Piangere è aggiungere qualcosa: piangere è tu-più-le-lacrime. Ma la sensazione che Colin provava era l'esatto -e orribile - contrario del pianto. Era tu-meno-qualcosa. (Teorema Catherine, John Green)
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Piangere è aggiungere qualcosa: piangere è tu-più-le-lacrime. Ma la sensazione che Colin provava era l'esatto -e orribile - contrario del pianto. Era tu-meno-qualcosa. (Teorema Catherine, John Green)

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324 contatti in rubrica. Scorri su e giù, leggi e rileggi, ti soffermi su qualcuno che ormai non fa più parte della tua vita e ti chiedi cosa accadrebbe se avessi il sol coraggio di premere su quella cornetta verde. Mio cugino, Davide. Un legame appena nato, mandato all'aria in pochi minuti. La mia migliore amica, ormai una figura sbiadita in lontananza. L'amica storica, invece. Ci vediamo ogni giorno e “scusa” io ancora non te l'ho mai detto, perchè il rancore è troppo. Giuseppe, al quale ho distrutto il cuore perchè troppo presa dal mio malessere. Il mio migliore amico, troppo distante, troppo schiacciato da problemi che non ho saputo vedere. Yuri, Andrea. Basterebbe una chiamata ed in pochi minuti sareste qui, a prendervi ciò che da tanto desiderate. Ivan, Samuel. Le vostre parole, i vostri volti, il timbro della vostra voce è stato in grado di calmarmi per molto tempo, ci eravamo promessi un ‘sempre e per sempre’ durato troppo poco. Emanuele… Emanuele. Sono stata una cretina. Direi questo e riattaccherei, altro non posso dire. Giulia, quanto mi hai delusa. Non è colpa tua, non potevi immaginare, ma una cosa simile mai l'avrei immaginata. Ilaria. Morsa allo stomaco, giramento di testa, gambe che tremano. No, no. Irene, cuore mio. Amici di famiglia, sorelle praticamente. Eppure, la prima verso la quale ho provato risentimenti. La totale indifferenza. Matilde, non abbiamo un minimo di confidenza. Però ricordo di averti abbracciata senza dir nulla, senza pensare alla tua reazione. Piangevi per Ivan, l'ennesimo litigio. Parlasti tutto il pomeriggio della tua vita, travagliata, dolorosa. Qualcosa mi ha legata a te. Nicolò… dov'è finito tutto? Sabrina, oh Sabrina. Sarebbe stato magnifico restare, sarebbe stata l'amicizia perfetta. I tuoi problemi che io non vedevo, i miei problemi ai quali tu non hai voluto far fronte. Perdonami. A te so dirlo. Perdonami. Samuel, che strano incontro quello fra noi. Eppure siamo legati, lo sai. Ti abbraccio poco, ti vedo poco. Sei, siamo così fragili, ma con te mi sento invincibile. Silvia, amore, già hai fatto tanto ed un “grazie” non basta. Mirko, così menefreghista… mi avevi chiesto di fidarmi, di affidarmi. Potevo e posso contare su di te, ma la paura di un giudizio è sempre troppo alta.
E poi, tu.
Luca.
Non ci sono parole. Nonostante i tre anni di distanza, a leggere il tuo nome il cuore si è fermato, così come il tempo. Le lacrime han fatto capolino ed hanno iniziato a sgorgare. Il male che mi hai fatto. L'amore che ho provato. I “ti amo” e gli “ammazzati”. Insulti, insulti. Quel messaggio in cui mi incitavi a spararmi, in mezzo alla miriade di altre lame lanciate ad alta velocità, sono ancora nella mia testa, non si muovono, restano e resteranno sempre. Dopo 323 contatti, torno sul tuo. Lo fisso, leggo il numero. Ancora lo ricordo alla perfezione. Un sorriso scappa, è inevitabile. Tutto quello rimane, noi rimaniamo. Eppure, a sentire il tuo nome, il primo sentimento è lo schifo. È stato troppo, troppo, tutto questo. Sarà stato, l'effetto dello Xanax, starà stata la nostalgia o il dolore, ma a labbra serrate ho chiamato te 'amore’, proprio come una volta.
Poso il telefono, mi metto a letto. Lo riprendo, apro nuovamente il tuo contatto e sono tentata da quella cornetta verde. Penso. Cosa direi? “Lù.” Ero io a chiamarti così, solo io. Non ti piaceva dagli altri, ma a me è sempre stato permesso tutto. Avevo una parte di te riservata solo a me. Mi riconosceresti? Forse attaccheresti subito. Il mio numero han detto i tuoi amici che lo hai cancellato, per me è una cosa positiva. Ho la certezza che risponderai. “Lù.”, e poi? Silenzio. Sì. Ascolterei il tuo respiro, aspetterei. Ma tu non parli, tu odi il telefono, come me. Mi armerei di coraggio, quello che non ho mai avuto, e ti chiederei se hai capito chi sono, se mi hai riconosciuta. O mi hai dimenticata? Ecco. Poi qui calerebbe il silenzio più glaciale. “Rossella, ciao.” No, no. “Sei tu?” Nah, certo che sono io. “Sì, so chi sei.” E poi? Com'è lui adesso? Io non lo conosco più. È tornato il mio Luca? È rimasto ciò che era? Attaccherebbe, sì. O forse mi chiederebbe cosa voglio. Nella migliore delle ipotesi, “dimmi.” e poi silenzio. Parlerei. Io che mai lo faccio, mi svuoterei senza darti tempo di rispondere e realizzare, senza respirare, come dicevi tu. “Ferma, aspetta. Prendi fiato e poi continua. Prima o poi muori per le tue parole. Hai un cervello che pensa troppo.” Eh già. 'Sto cervello che mi fotte nuovamente. La quarta volta. Con te.
No, basta Rossella. Spengo il telefono, prendo altro Xanax. Zitta, basta. Cervello, non pensare più, smettila. Ti uccidi. Mi giro dall'altro lato, lacrime a dirotto.
…..Che male al petto, che sensazione familiare. Basta. Fermati. Calma. Chiudi gli occhi, dormi. Riposa, respira. Tutto va meglio. Hai lui, il TUO Sam, ora. Anche se c'è e non c'è, anche se tutto va male. Lui c'è. Sempre. Rossella, dormi…..
ho un gran bisogno di qualcuno che mi abbracci e che mi dica di non lasciar perdere tutto come faccio sempre.
Caro te,
da quando non ci sei ‘è il vuoto ad ogni gradino’, dice quello splendido uomo ch’era Montale.
E così è, se ci penso, se mi metto là seduta sul pavimento, e non sento le tue dita sul mio foglio. Non ho molto tempo, ultimamente, dovrei studiare, e smettere di tormentarmi la pelle con quei graffi che lasciano segni anche su di te. Dovrei studiare, rientrare nei parametri di ciò che ero, e liberarmi di ciò che sarei voluta essere. Dovrei, ma, vedi amore mio, io non posso. Perché su questa pelle ho scritto parole d’amore che fan rima soltanto con te, e non saprei proprio da dove cominciare a strapparmi via l’anima. Ci sono poesie che non ho mai scritto, e dichiarazioni di guerre fredde a cui soltanto noi due siam stati partecipi, gli artefici, e studiare storia mi fa male, ché mi fa pensare a te. Diciamocelo, mi sono ristretta la vita da sola, e nessuno più mi si avvicina, perché è così che va, quando riempi il cuore col mare, e ci affoghi dentro. E pensare che io neanche so nuotare, e mi sta bene così, nessuno rema contro il destino di una vita già scritta a mano. La mia calligrafia è peggiorata, e ieri ho scritto sæglópur su un foglio bianco, come a dire che mi son persa dentro te, e lo sai che presto sarà marchiato a fuoco sulla mia pelle, vorrei che ce lo scrivessi tu, comunque. Quando mi hai detto, in quel pomeriggio fresco di Primavera, che avresti dovuto portarmi via con te, lontano dai nostri mondi, io ti ho detto che avresti dovuto, e lo pensavo veramente, io amo la Primavera. Avrei sentito la mancanza dei miei cari, mi hai corretta, di chi mi sta intorno, e sì, è vero, ma avrei avuto te, e tutto avrebbe comunque racchiuso il senso che vorrei darmi. Sembra così sbagliato che, giuro, sei sempre stato giusto per i miei bisogni, e ancora non riesci a capirlo, ché sei troppo abituato a guardarti su specchi rotti. Guardati attraverso il riflesso dei miei occhi, io vedo le persone per ciò che sono prima che lo facciano loro, te l’ho detto col sorriso, e tu sei tutto ciò che non avrei mai sperato d’incontrare, ché poi non sarei riuscita ad uscirne, mai del tutto, mai e basta. Scrivi mai di me, nelle tue giornate spente? Scrivi ancora? Non ascolti molta musica, ed è come se non volessi ritrovarmi nelle tue strade interiori, faccio continuamente l’autostop, una valigia in mano, aspetto te. Mi chiedo spesso se mi pensi, se quando vedi qualcuno che ha i miei capelli sorridi, i miei capelli biondi che ti piacciono tanto e me lo scrivi quando parliamo di pappagalli e scarafaggi, e a me vien da sorridere come quando un’onda trasporta la fresca acqua del mare ai tuoi piedi, e tu salti dalla sorpresa e dopo tutto è inevitabilmente bello. E la banalità non è la tua firma, come puoi paragonarti a tutti, se tutti non sono te? amo le persone gelose, ma amo di più te, perché non me lo fai pesare, e me lo dici comunque come se fosse la cosa più naturale di tutte. ‘Con te la parola naturale c’è sempre’ sussurri, ci scherzo su per non vedere quanto amore racchiuda una frase simile, ché spaventa me tanto quanto lo fa con te.
Vedi, amore, quando te ne vai, ci sono un sacco di cose che mi tengono ancorata a te, ma più di tutte, ci siamo noi, ed andrà tutto bene, non ci perderemo.
Buongiorno, siamo lontani, ma vicini come nessuno.
Tua, Effe.