Non voglio sapere niente, io voglij a te.
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Non voglio sapere niente, io voglij a te.

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Scioglietevi ghiacciai, innalzate il livello delle acque, portatemi da lei anche solo per un bacio.
All'inizio guardavo le tue foto e mi facevano un male tremendo, chiudevo gli occhi e mi ricordavo tutto nei dettagli, tutto il tuo viso, ogni singola imperfezione. Adesso che sono passati due mesi e poco più le tue foto le guardo spesso perché se chiudo gli occhi la tua faccia è disegnata a tratti più incerti, i dettagli si sono un po' persi, non mi ricordo più tutto come prima ed è una cosa che paradossalmente mi spaventa perché io non voglio dimenticarti, non voglio dimenticare come sei fatto, non voglio dimenticare com'erano i tuoi occhi l'ultima volta che ci siamo visti perché se dimenticassi, sarebbe come se non fossi mai esistito. Mi addormento tutte le notti immaginando sempre la stessa identica cosa, esprimendo silenziosamente lo stesso identico desiderio di sempre che è quello di rivederti, di rivederti anche solo un'altra volta non importa come, quando e con chi, se mi odi, se mi hai dimenticata, io voglio vederti l'ultima volta anche se per poco.
diciottoaprileduemilatredici.
Oggi sono venuta a trovarti, la tua casa era piena di fiori. Ti ho lasciato un segno del mio passaggio, una margherita fresca di Primavera, incastrata fra la tua sciarpa e quel nome scolpito nel legno. Spero che il vento non se la porti via, come ha fatto con te quella notte. E’ un po’ il mio regalo di compleanno per te, in ritardo, come sempre. Già è passato un mese da quando non girottoli più da queste parti, ed il tempo corre comunque, inesorabile, anche se manchi più di quanto pensassi. Oggi è Primavera, e tu non ci sei. Non ci sei a godertela, a sorridere beffardo in questo mondo strano e rovinato. Come si sta lassù? Ti diverti? Quante ragazze hai già fatto innamorare, con quel tuo sguardo malizioso? Sicuramente un sacco. Sono fiduciosa nelle tue capacità di latin lover, lo sono sempre stata. Son venuta a trovarti, ed ho annaffiato i tuoi fiori con le mie lacrime. Scusami. Non ce l’ho fatta a sorriderti come facevo sempre. Come un’idiota mi aspettavo di trovarti lì, seduto, a prendermi in giro per quella pioggia che mi sgorgava dagli occhi, ma tu non c’eri. Non c’era la tua macchina, non c’era la voce di Samuel a cantarti Aurora sogna, a risuonarci dentro. Non c’erano le tue mani con quelle unghie mangiucchiate, e la tua voce che non riesco a togliermi dalla testa. Come si fa a non pensarti, ogni tanto? Non si può. Ed adesso dovresti seriamente prendermi in giro, o a sberle. L’avresti mai detto che avrei parlato così, di te? Io? Io che amavo prenderti in giro, io che ti rubavo il posto sul pullman, io che ho sempre sorriso pensando a quanto megalomane e stupido fossi? Le ultime parole che mi hai detto non le dimentico, lo sai. ‘Buonanotte bellissima’. E forse eri ubriaco, te l’ho pure chiesto sorridendo, ci ho scherzato su come al solito. Te lo ricordi? Non scordarlo eh, che ti prendo a calci, poi, quando ci rivediamo. Mi manchi. Presto ci torno a trovarti, giuro. Presto.
Caro te,
da quando non ci sei ‘è il vuoto ad ogni gradino’, dice quello splendido uomo ch’era Montale.
E così è, se ci penso, se mi metto là seduta sul pavimento, e non sento le tue dita sul mio foglio. Non ho molto tempo, ultimamente, dovrei studiare, e smettere di tormentarmi la pelle con quei graffi che lasciano segni anche su di te. Dovrei studiare, rientrare nei parametri di ciò che ero, e liberarmi di ciò che sarei voluta essere. Dovrei, ma, vedi amore mio, io non posso. Perché su questa pelle ho scritto parole d’amore che fan rima soltanto con te, e non saprei proprio da dove cominciare a strapparmi via l’anima. Ci sono poesie che non ho mai scritto, e dichiarazioni di guerre fredde a cui soltanto noi due siam stati partecipi, gli artefici, e studiare storia mi fa male, ché mi fa pensare a te. Diciamocelo, mi sono ristretta la vita da sola, e nessuno più mi si avvicina, perché è così che va, quando riempi il cuore col mare, e ci affoghi dentro. E pensare che io neanche so nuotare, e mi sta bene così, nessuno rema contro il destino di una vita già scritta a mano. La mia calligrafia è peggiorata, e ieri ho scritto sæglópur su un foglio bianco, come a dire che mi son persa dentro te, e lo sai che presto sarà marchiato a fuoco sulla mia pelle, vorrei che ce lo scrivessi tu, comunque. Quando mi hai detto, in quel pomeriggio fresco di Primavera, che avresti dovuto portarmi via con te, lontano dai nostri mondi, io ti ho detto che avresti dovuto, e lo pensavo veramente, io amo la Primavera. Avrei sentito la mancanza dei miei cari, mi hai corretta, di chi mi sta intorno, e sì, è vero, ma avrei avuto te, e tutto avrebbe comunque racchiuso il senso che vorrei darmi. Sembra così sbagliato che, giuro, sei sempre stato giusto per i miei bisogni, e ancora non riesci a capirlo, ché sei troppo abituato a guardarti su specchi rotti. Guardati attraverso il riflesso dei miei occhi, io vedo le persone per ciò che sono prima che lo facciano loro, te l’ho detto col sorriso, e tu sei tutto ciò che non avrei mai sperato d’incontrare, ché poi non sarei riuscita ad uscirne, mai del tutto, mai e basta. Scrivi mai di me, nelle tue giornate spente? Scrivi ancora? Non ascolti molta musica, ed è come se non volessi ritrovarmi nelle tue strade interiori, faccio continuamente l’autostop, una valigia in mano, aspetto te. Mi chiedo spesso se mi pensi, se quando vedi qualcuno che ha i miei capelli sorridi, i miei capelli biondi che ti piacciono tanto e me lo scrivi quando parliamo di pappagalli e scarafaggi, e a me vien da sorridere come quando un’onda trasporta la fresca acqua del mare ai tuoi piedi, e tu salti dalla sorpresa e dopo tutto è inevitabilmente bello. E la banalità non è la tua firma, come puoi paragonarti a tutti, se tutti non sono te? amo le persone gelose, ma amo di più te, perché non me lo fai pesare, e me lo dici comunque come se fosse la cosa più naturale di tutte. ‘Con te la parola naturale c’è sempre’ sussurri, ci scherzo su per non vedere quanto amore racchiuda una frase simile, ché spaventa me tanto quanto lo fa con te.
Vedi, amore, quando te ne vai, ci sono un sacco di cose che mi tengono ancorata a te, ma più di tutte, ci siamo noi, ed andrà tutto bene, non ci perderemo.
Buongiorno, siamo lontani, ma vicini come nessuno.
Tua, Effe.

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Due anni.
Son passati due anni. Solo due pesantissimi anni.
"Credo che sia il mio angelo custode. Mi sento sollevata. Ha sollevato le due saracinesche, ci diamo la buona notte e mi addormento tranquilla, perché con lui posso sempre parlare. Speriamo ci sia sempre Leo, anche quando saremo grandi."
Due anni e mi manchi. Mi manchi solo come i migliori possono mancare. E davvero -davvero- non so come io sia sopravvissuta a quest'assenza, oh certo, respirando si sopravvive, ma come, come io abbia fatto senza il mio migliore.
"Ci sarò sempre, amore, anche quando saremo grandi."
E sapevo che poi la vita decide di voltarti le spalle, e l'ha fatto, e l'hai fatto anche tu. Ci si sente piccoli come un fiume che si versa in un oceano enorme, piccoli come le lucciole e la luce che si portano dietro. Piccoli, semplicemente, quando non si è più al proprio posto. A proprio agio. Con la propria persona. E io mi son sentita piccolissima, da quando te ne sei andato. Grande, e forte, alle volte. Piccola e fragile, come sempre. Mi mancano le mie spalle forti, il mio muro del pianto, mi mancano le risate, i sorrisi, i litigi, mi manca l'odore della cioccolata la sera, e il divano scompigliato. Mi mancano i film, i film con te, e mi mancano le parole. Le parole che sanno sempre di buono. Mi manca il sole, mentre fuori piove, mi manca il rumore della moka che mi avvisa che il tuo caffè è pronto, che "io proprio lo odio, ma se lo prendi, ti faccio compagnia." Mi manca la tua rabbia, e la luna che ti calma e il fumo di quella sigaretta, sempre troppo breve per i tuoi gusti. Mi manca il coraggio da quando non ci sei, e mi mancano le nostre canzoni, le nostre urla, i nostri abbracci sempre troppo forti ma mai dolorosi. Mi manchi tu e non so dove sei e non so cosa fai e non so chi sei. Mi manchi e io, da quando non ci sei più, sono sempre troppo sensibile, sempre troppo debole, sempre troppo me. Mi manchi e io, io.. io non so come fare. E piango quasi spesso. e non avresti voluto. Son cambiate mille e più cose, ma non è mai cambiata la tua assenza. Mi manchi, e mi mancano i tuoi calci alle porte, i tuoi pugni stretti, i tuoi occhi lucidi e le liti con tuo padre. Mi manca doverti dire di star attento, "ché fuori è buio e tu sei troppo nervoso per stare lì, di notte", mi manca anche l'amore del tuo nonno, e la sua pazienza. Mi manca la tua stanza in disordine, la cartella sempre troppo lontana dalla scrivania, e le camicie coi bottoni piccoli. Mi mancano i tuoi messaggi incomprensibili, dopo la tequila. Mi mancano quei cappelli, in cui si nascondevano i tuoi sogni, e mi manchi tu. Mi manchi Migliore, mi manca la mia felicità, tornare a casa e trovarti lì ad aspettarmi: "com'è andata oggi?", e mi manca la tua rabbia nei confronti di chi mi lascia il cuore ferito. Mi manca noi, noi che avevamo sangue diverso, ma il cuore era lo stesso. Mi manchi e mi manco io. Io con te, vicino, insieme, da lontano. Mi manco io quand'ero sorridente, quando ti mandavo a fanculo e tu non tornavi mai, e soffrivi, perché senza la tua Migliore proprio non riuscivi a starci. Mi manco io, io per te. Mi mancano le nostre voci che cantano Mobrici, il mio (e tuo) più grande amore. Le mani, le mani al cielo, e i desideri, e le tue donne, e i miei casi disperati. Mi manchi tu che quando parlo, mi ascolti. Mi manco io che quando parli, ti ascolto. Mi manchi tu sempre troppo vicino, mi manchi tu, ma mai troppo ossessivo.
Mi manchi e non c'è nessuno che possa prendere il tuo posto, e da quando non ci sei, lì è vuoto, è vuoto e io odio chi prova soltanto a guardare quel vuoto, per cercare di rimediare, per cercare di occuparlo. Odio chiunque provi a dirmi che tu non sei mai esistito per me, e odio chi si ostina a credere che "tutto passi", certo, certo, passa. Passa ovunque, ma non mi trapassa mai il cuore, non vai mai via da lì, Migliore. Mi manca tutto quello che ci apparteneva, e mi manchi, fondamentalmente, tu.
Mai avere aspettative troppo alte.
Cose che ho fatto oggi:
Riunione Scout con i bambini.
Pranzato.
Dormito per quasi due ore.
Votato, sia per diritto che per dovere.
Guardato una puntata di Revenge.
Guardato il calcio in TV.
Cose che avrei voluto fare oggi:
Stare con te, fuori e dentro il letto.
San Valentino ed io non posso nemmeno baciarti.