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#trasvolata #atlantico #italobalbo #aeronauticamilitare #museo #museum #vignadivalle #volare #viaggiare #viaggio #simoviaggi #aeronautica #aereo #aerei #idrovolante #bracciano #elica #ali (presso Italian Air Force Museum)
Festeggiamo con tanti confetti i 40 del Museo Storico dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle (Bracciano). ✈️ vi consiglio di visitarlo! #museoaeronautico #vignadivalle #bracciano #roma (presso Anna Creazioni di Eleonora Cesarei)
Fuchs viene scoperto!
Passavano i giorni e la giovane spia continuava a portare avanti la sua missione arricchendo giorno dopo giorno il suo taccuino con le informazioni e le fotografie che era riuscito a raccogliere fino a quel momento. Il suo atteggiamento sciolto e dinamico non ha mai fatto destare alcun sospetto sulla sua vera identità fino a quando, durante una riunione, Moris venne interrotto dal telegrafista che portava una notizia sconvolgente: «Il sottotenente Banfrield ha abbattuto cinque dei nostri aerei». A queste dichiarazioni tutti rimasero tristemente colpiti, tranne uno, che invece con un ghigno soddisfatto manifestava un sentimento diverso rispetto ai suoi compagni. Potete immaginare di chi si tratta…
Moris incrocia lo sguardo del ragazzo e inizia a sospettare della fiducia che lui riponeva in lui.
Quella notte Moris non si dava pace per la perdita dei suoi compagni e non riusciva tantomeno a togliersi dalla testa quella strana espressione. Così si avviò per andare a parlare con il ragazzo, ma non lo trovò nel suo alloggio.
I sospetti di Moris iniziavano a diventare certezze, decise di coinvolgere Crocco e Ricaldoni, i quali lo seguirono alla ricerca del ragazzo nell’hangar dove si lavorava ai rivestimenti degli aerei e dove si montavano le armi per il combattimento, dove i tre si accorsero della presenza del giovane intento a manomettere quelle armi. E così di soppiatto decisero di non intervenire ma di recarsi in camera sua per raccogliere le prove di questo tradimento. Per la paura di farsi sorprendere, i tre iniziarono una ricerca rapida ma minuziosa; la camera nel giro di pochi minuti venne messa a soqquadro. Si aprirono cassetti, venne ispezionato l’armadio, ma fu Moris che trovò dentro il cuscino un taccuino, con all’ interno foto e appunti sulle tecniche di costruzione dei velivoli e altre informazioni che la spia era riuscita a raccogliere durante la sua permanenza all’ interno dell’idroscalo.
Ormai era certo che il ragazzo era un infiltrato e doveva essere fermato. Decisero allora di spegnere la luce e aspettarlo al suo ritorno per coglierlo di sorpresa.
Nel frattempo la spia soddisfatta delle informazioni raccolte, si avvia verso la stanza alle prime ore del mattino. Quando apre la porta entra in camera e viene tramortito immediatamente da un colpo sulla nuca. I tre rapidi gli bloccano le mani e lo legano su una sedia, disarmandolo.
Il ragazzo riprese coscienza e così inizia l’interrogatorio; la spia subito si rese conto di essere stato messo alle strette e che questa volta la sua astuzia non lo avrebbe salvato. Disse subito la verità sperando nell’indulgenza del Maggiore Moris: «Sono una spia austriaca, mandata qui per ottenere i vostri segreti». E, implorando pietà, aggiunse «Ma credetemi io sono solo un burattino nelle mani dei miei superiori». Le parole del ragazzo non sensibilizzarono gli animi dei presenti ma bensì peggiorarono la sua posizione, apparendo un semplice vigliacco, un uomo senza ideali che non meritava alcuna clemenza. Decisero di bruciare il diario con le informazioni così da eliminare ogni traccia del suo tradimento.
Per evitare una fuga di notizie, Moris chiamò una scorta formata da due uomini di fiducia i quali furono incaricati di condurre il giovane in prigione in attesa di sapere quale sarebbe stato il suo destino.
I giorni successivi Moris ripensò molto a quanto accaduto, interrogandosi sul da farsi. Alla fine si convinse che la cosa più giusta da fare fosse scambiare il suo prigioniero con un compagno italiano, ostaggio dei nemici austriaci.
Dopo questa triste vicenda, all’interno di Vigna di Valle tutto proseguì nella consueta normalità. La storia di questo tradimento non venne mai rivelata tanto che i colleghi della giovane “Fuchs” non seppero mai il vero motivo della sparizione…
Volete sapere cosa accadde alla nostra giovane “Fuchs”? … venite a scoprirlo!
Gli “Assi” degli Assi.
Il giorno dopo, arrivato nell’hangar dove lavorava, il giovane ingegnere si accorse che alcuni dei suoi colleghi commentavano con grande entusiasmo le dichiarazioni di Francesco Baracca, trascritte nel settimanale italiano “La Domenica del Corriere”. Incuriosito si avvicinò al gruppo, e cominciò a leggere l’intervista che si incentrava sulla carriera militare dell’aviatore: «Sono arrivato all’aviazione per modo di dire, senza nemmeno saperlo, e senza neppure farmi raccomandare, ed ora mi accorgo di aver avuto un’idea meravigliosa, perché l’aviazione ha progredito immensamente ed avrà un avvenire strepitoso». L’articolo continuava riportando alcune informazioni sulle tecniche e sulle strategie che “l’Asso” adottava durante gli scontri aerei: «Di solito miro ad attaccare una pattuglia di velivoli. La mia tattica consiste nello scegliere, come primo obiettivo, il velivolo più arretrato, o quello che vola in posizione svantaggiosa, dal punto di vista della difesa dei suoi compagni di volo. Scelto il bersaglio, mi innalzo rapidamente con larga spirale arretrata e raggiunta una quota leggermente superiore rispetto a quella del mio avversario, sferro l’assalto. Riesco ad arrivare ad una distanza di circa cinquanta, trenta o addirittura venti metri».L’ultima parte dell’articolo riportava uno degli episodi più significativi della carriera del pilota: «Mi ricordo ancora quando, puntando il bersaglio e sparando quarantacinque colpi di mitragliatrice, in un istante il nemico si è piegato precipitando a picco. È stato uno dei miei momenti più belli!».Leggendo quelle parole, la giovane spia capì subito quanto l’intervento di Baracca all’interno dell’aviazione militare fosse determinante, e invidiava quel suo sprezzo del pericolo che gli permetteva di vincere tante battaglie.Continuando a sfogliare le pagine, il giovane austriaco venne colpito da un immagine raffigurante un aereo abbattuto: “… Ennesima vittoria del Barone Rosso che continua a mietere vittime tra i nostri aviatori…”, queste erano le parole riportate nella didascalia. Leggendo quel nome, con voce piena di orgoglio, si rivolse ai compagni, dicendo: «Lui è Manfred Von Richthofen, aviatore della Lutwaffe, conosciuto con l’appellativo di Barone Rosso, rispettivamente per le sue origini nobili polacche e per il colore rosso acceso che contraddistingueva il suo velivolo. È quel tipo di pilota con cui non vorresti mai scontrarti, per le sue abilità che gli hanno attribuito il titolo di “Asso degli Assi”, come d’altronde il grande Baracca.
I colleghi rimasero basiti in quanto pensavano fosse anomalo che uno di loro potesse esaltare con tanta enfasi il nemico.

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. Perché proprio Vigna Di Valle?
Un giorno, lavorando ad un progetto, la sua attenzione venne attirata da una foto appesa al muro di fronte a lui, che ritraeva il caccia SPAD S. XIII del “Asso Degli Assi” Francesco Baracca e subito notò le decorazioni e i diversi simboli che erano posti sulla fusoliera. Il velivolo, infatti, presentava sulla fiancata sinistra il simbolo del “cavallino rampante” dipinto di nero su sfondo bianco, mentre su quella destra, il simbolo della 91ª Squadriglia, quella degli Assi, al quale il pilota apparteneva. L’ingegnere Ricaldoni, accorgendosi dello sguardo perplesso della giovane spia, si avvicinò e gli chiese: «Cosa ti incuriosisce così tanto?» « Mi chiedevo come mai ha scelto proprio il cavallino…» domandò il ragazzo. Ricaldoni lo interruppe, dicendo: «Francesco Baracca scelse di adottare, apportando delle varianti, lo stesso stemma del “Piemonte Cavalleria”, di cui aveva fatto parte, quale emblema personale per rivendicare le origini militari e l'amore per i cavalli». Portato a termine il progetto al quale il giovane lavorava da tanto tempo, quest’ ultimo venne sottoposto alla revisione del Maggiore Mario Maurizio Moris, accolto con grande rispetto da tutti i presenti. Ciò destò un forte interesse nel giovane che decise di avvicinarsi. Uno degli ingegneri lì presenti, Gaetano Arturo Crocco, spiegò al giovane, ultimo arrivato, che si trattava di una autorità molto importante alla quale si deve l’edificazione del primo hangar di legno dove, a partire dal 1906, venne progettato il primo dirigibile militare italiano. Il giovane si avvicinò al Maggiore Moris il quale rimase molto colpito dall’interesse mostrato dal ragazzo nel parlare del proprio campo di lavoro.Il Maggiore chiede informazioni riguardo le esperienze militari del giovane a Crocco, il quale lo elogia per le sue abilità che sono state messe alla prova durante la realizzazione del progetto. Stupito da quanto gli è stato riferito decise di invitare a cena il ragazzo insieme all’intera squadra di specialisti coinvolti.
L’appuntamento era previsto alle 20.30 presso una locanda di Anguillara, un paese nei dintorni del lago. Moris si presentò in compagnia di Crocco e Ricaldoni. Durante la cena, il Maggiore invita il giovane ad avvicinarsi poiché era fortemente interessato alle motivazioni che lo avevano spinto ad intraprendere la carriera militare. Il ragazzo, come da protocollo, iniziò a raccontare una storia piena di menzogne e, una volta entrato in confidenza con Moris, si permise di porgli una domanda: «Maggiore, quali sono state le motivazioni che Vi spinsero a scegliere proprio Vigna Di Valle?». Moris rimase colpito dall’interesse del giovane e così iniziò a raccontare: «Tutto ebbe inizio a Parigi, dove l’aeronauta Jacques Garnerin costruì i primi palloni aerostatici con i quali effettuava temerarie ascensioni fra l’entusiasmo della folla parigina. Ma Garnerin aveva fatto qualcosa di ancora più temerario; aveva realizzato un enorme pallone legato ai margini da una fitta collana di funi che sostenevano una cesta di vimini, con lo scopo di accederci di persona da alta quota.Godeva di una tale fama che Napoleone, avendo deciso di farsi incoronare Imperatore di Francia il giorno 3 Dicembre 1804, incaricò Garnerin di celebrare l’evento con il lancio dei suoi palloni nella Chiesa di Nôtre Dame di Parigi. Furono innalzati sei palloni che presero il volo ma in condizioni metereologiche piuttosto sfavorevoli, tanto che uno di questi si allontanò in direzione Sud e, dopo circa venti ore dal lancio, apparve nel cielo di Roma a bassissima quota e, nelle ultime ore di navigazione, cadde nelle acque del Lago di Bracciano dove vi rimase fino al giorno dopo. Era scritto nel Fato che l’avvenimento dovesse risultare funesto per Napoleone, ma allo stesso tempo che dovesse fornire un segno premonitore per la futura nascita di un cantiere sperimentale aeronautico.Passarono gli anni e, in occasione della costruzione del primo dirigibile italiano del quale si occuparono Crocco e Ricaldoni, che per la prima volta prese il volo il 3 Ottobre 1908, venne eretto a Vigna Di Valle un capannone nei pressi delle rive meridionali del lago».
Seguì una lunga pausa e, con sguardo nostalgico, Moris sospirò: «Quelli erano gli anni in cui ero al comando della brigata degli specialisti!». «Bei tempi!» esclamò.
Al termine della conversazione, il giovane salutò il Maggiore e si avviò verso l’uscita che portava al giardino esterno, soddisfatto delle informazioni che, sotto mentite spoglie, aveva acquisito da Moris.
L’arrivo di “Fuchs” a Vigna di Valle.
Il suo unico obiettivo era quello di sottrarre le tecniche rivoluzionarie di costruzione degli aerei e di impossessarsi dei segreti nemici. La località dove venne inviato per intraprendere la sua missione era ovviamente Vigna di Valle che ai tempi del primo conflitto mondiale, era uno dei centri nevralgici dell’aeronautica militare italiana. Perché proprio in questo luogo? Per le sue caratteristiche morfologiche ottimali per una base militare già familiari al giovane austriaco in quanto molto simili a quelle della città dove era cresciuto, Trieste.
Vigna di Valle, inoltre, era importante per la sua posizione strategica, nel cuore dell’Italia e sulle sponde del Lago di Bracciano, lontano da occhi indiscreti.
La ottimale funzionalità di questo idroscalo poteva essere decisiva per le sorti della Guerra, ecco perché il primo sottotenente austriaco Banfrield decise di inviare la spia sul luogo al fine di intercettare informazioni utili per la loro causa.
Sotto falsa identità, il giovane austriaco, si fece assumere come ingegnere meccanico e, facendosi apprezzare per le sue capacità e le sue conoscenze aeronautiche, entrò a far parte di un gruppo di specialisti addetti all’assemblaggio e alla manutenzione di velivoli militari.
Quest’ultimi erano guidati da capi militari esperti e “la volpe” capì subito che era un’ottima occasione per raccogliere le informazioni tanto desiderate.
Scrutando attentamente tutte le fasi della costruzione, si accorse della particolarità dei materiali utilizzati ed, in particolare, della forma aerodinamica che veniva data alla fusoliera del velivolo. Questa tecnica di costruzione, che prevedeva l’utilizzo di materiali lignei pregiati, presentava il vantaggio di realizzare aerei più leggeri ma, allo stesso tempo, robusti e resistenti.
Il tempo passato all’interno di questa struttura, gli permise di conoscere in maniera sempre più dettagliata le tecniche e le innovazioni applicate nel settore della progettazione aeronautica italiana.