Pier Paolo Pasolini
Notes pour un film sur l' Inde (1968)
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Pier Paolo Pasolini
Notes pour un film sur l' Inde (1968)

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I take notes and then get distracted and make the pages explode with cute things, I didn't know I could draw manga like that
Prima di gelare
Tutto è toccato, nominato.
Tranne te. Fingi
di abitare i nostri giorni,
ma sei lontano. Oltre la luna,
oltre i telescopi. T'immergi
nel fango del mondo,
ci giochi, ti mostri. E il mondo
ti sorride, ti scalda.
Ma davanti a me - per un caso
delle anime - appare
la tua parte invisibile. Intoccata.
Fragile. Non esistono
parole per quella. Ogni mare
si farebbe pietra davanti
a ciò che io vedo. Io soltanto.
Distolgo
lo sguardo,
nell’attimo che m’insegue -
prima di gelare.
Online (Sulla linea)
Tu sei presente.
Tu sei disponibile.
Tu sei il termine di ogni connessione,
dice il pallino verde ai piedi dell'immagine.
Ma io non posso entrare.
Conosco il mio limite invalicabile,
pena l'esclusione - persino dal sogno più remoto.
E io vivo in quel margine,
terra desolata da cui vedo, in lontananza,
la tua barriera fiorita.
Verde, giallo, rosso:
sono soltanto colori.
Tutti uniti nel bianco candido che siamo nell'anima.
Abbacinante segreto, ultima consolazione.
Uno stendardo senza fine che copre valli e monti,
come la neve silente.
Come la neve silente...

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Ciao Pavese
(Il sogno proibito di tutte le donne)
Lessi di come era stato ritrovato in quella stanza d'albergo.
Non come "la bella addormentata".
In condizioni che testimoniavano i suoi ultimi momenti.
Non mi andava giù che una persona così eccelsa li avesse vissuti.
Allora, in una sorta di sogno lucido pilotato dalla mia coscienza, gli ho proposto un gioco.
Molto serio.
Gli ho chiesto di recitare quella sua ultima sera insieme a me. Cambiandola.
__
Non sei solo.
Ci sono io ad attenderti sotto l'albergo.
Che importa se quella notte d'incubo si addensò nel 1950?
L'amore non ha tempo né età.
L'amore brama di donare l'eternità.
Come ben sai, Cesare, donare è molto più "addictive" che ricevere.
Siamo andati al cinema.
Poi abbiamo passeggiato fino a tardi per le strade di una Torino metafisica. Una "città invisibile" di Calvino. Come i nostri invisibili, determinanti passi.
Pavese, in mia compagnia, ha letteralmente dimenticato di uccidersi.
A fine serata mi ha regalato un rossetto.
Come a dire: "Conosco il trucco della tua bellezza. So di cosa è fatta. Ma, nonostante ciò, ti amo ancora".
Tu non sei "un angoletto sporco", caro Pavese.
Non c'è "miseria" nel vuoto d'amore.
Non sei un fantoccio da smontare. Sei unità sacra.
Le mie parole erano il mio "rossetto". Funzionarono.
__
Una ragazza, ai giorni nostri, stava scrivendo una tesi su Pavese.
Pensava che il suo morire fosse stata una scelta di "nichilismo attivo".
Ma un pomeriggio, accanto alla tazza di tè sulla scrivania, scrisse ai suoi follower su Instagram:
"In questi giorni... sento un vuoto. Scrivo su Pavese per dovere, non con il consueto entusiasmo. È come se non conoscessi più chi sia stato veramente. È strano a dirsi, ma... sento che non è l'uomo che si è ucciso".
La "storia" digitale svanì dopo le consuete 24 ore.
Ma io avevo capito.
Avevo cambiato qualcosa nel passato.
Perché l'anima che lo proiettava era cambiata.
Nel presente. Nell'eternità.
Nota al 25% della mia lettura del Doctor Faustus di Thomas Mann
Credo che il personaggio di Adrian Leverkühn incarni il mio modello intellettivo ideale: un’intelligenza anticipatrice rispetto ai contenuti che apprende, capace, a partire dai primi elementi, di “completare la serie”, cogliendo i meccanismi costitutivi dei saperi, i loro mattoni fondamentali e il ritmo matematico che governa tanto le scienze quanto le arti.
È un intelletto “freddo”, che non si appassiona facilmente a ciò che apprende, perché la passione nasce dalla difficoltà della conquista, e la rapidità dell’apprendimento ne spegne la causa. Un intelletto che non avverte la “magia” dell’ignoto, ma che penetra subito nei meccanismi primi dei fenomeni.
È anche una personalità che non si dispera di fronte agli interrogativi esistenziali, ma tratta i dati di fatto del mondo come ingranaggi di un giocattolo; e, cosa forse più sublime di tutte, ne ride - fino alle lacrime.
😊💗