Per tutti coloro che in Italia, di fronte alla potenza degli scioperi, dell’opposizione popolare e dell’espressione del dissenso, ribattono che, anziché manifestare, i francesi (ovvero meno del 40% dei votanti) in fin dei conti hanno scelto di votare nuovamente Macron, laddove avrebbero potuto scegliere diversamente votando Marin Le Pen, Barbara Stiegler mostra come la democrazia non possa essere ridotta al solo ed esclusivo momento del voto. Questa critica, condensata nella formula “votare serve”, espressa in Italia da chi ritiene che il lepenismo rappresenti una reale alternativa al macronismo, è cioè figlia di quella stessa logica macronista per cui l’unica legittimità politica è incarnata dagli eletti, e che la partecipazione democratica tramite l’espressione del dissenso e le manifestazioni non siano altro che una forma di inutile folclore, dato che la soluzione ai problemi può essere esclusivamente rappresentata da un voto parlamentare. Questo logica rivela piuttosto un’incapacità a costruire un’opposizione forte e organizzata, extraparlamentare, che sia capace di raccogliere e costruire consenso, da cui storicamente sono giunti i maggiori cambiamenti sociali; nonché un’incomprensione della realtà francese, profondamente diversa in questo da quella italiana. Se certamente “votare serve”, tuttavia un voto parziale esercitato in una fase di crisi profonda della rappresentanza, connotato da una fortissima astensione e da una concreta assenza di reali proposte alternative, non è l’unico condensato dell’espressione democratica. Quest’ultima continua, invece, a essere incarnata da un popolo, unica fonte della sovranità, quando esso si riconosce e si manifesta come tale.