RIVOLUZIONE DEL PROLETARIATO, ce la spiega Vladimir Uljanov Lenin – Te lo spiego facile – Canale di Vɘnti
«Ciao Vladimir!»
«Ciao Sofia e ciao a tutti!»
«Ormai siamo giunti all’ennesimo episodio di questa rubrica “Te lo spiego facile”, in cui cerchiamo di spiegare ai giovani (tipo me!) tutte quelle cose che ci permetterebbero di sembrare informati e possessori di un livello di cultura molto elevato anche se la nostra informazione proviene al 90% dai Ted Talk e dai canali di Infotainment.»
«Mi sembra una buona idea.»
«Tu Vladimir sei un rivoluzionario…»
«Più un politico e un filosofo che un rivoluzionario, principalmente mi occupo della diffusione e della messa in pratica delle idee marxiste»
«Ecco, bene, prima figura di merda fatta! Tu sei un filosofo politico, tra le altre cose. Hai pubblicato un libro molto bello (l’ho consigliato a un sacco di mie amiche) nel 1917, dal titolo “Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione” in cui parli del concetto di “rivoluzione”. Visto che il concetto di rivoluzione è mega-fico, ci vuoi spiegare che cos’è brevemente e perché è così importante per l’attualità?»
«Certo. Allora, la rivoluzione è la presa di possesso di tutti i mezzi di produzione a nome della società.»
«E fin qui probabilmente ci sarei potuta arrivare anche io! LOL!»
«Ahahah! ROTFL! Storicamente i mezzi di produzione sono stati lo strumento attraverso il quale la classe borghese dominante è riuscita a costruire la società capitalista e a sottomettere e a sfruttare la classe proletaria dominata, costituendo così l’essenza dello Stato imperialista. Questo perché nel processo storico materialista scoperto da Karl Marx (troppo mio padre), chi ottiene il monopolio economico con il depauperamento di una classe sociale ottiene anche il monopolio politico»
«Ok, quindi occorre che questa classe proletaria prenda le redini dello Stato per cessare la sua situazione concreta di soggezione; un po’ come quando facevi attivo in classe durante l’ora di storia per riprenderti un attimo dalle verifiche dei prof.»
«Mmh, non proprio. Ottenere il controllo dei mezzi di produzione non vuol dire ottenere il controllo dello Stato. Esso è già per sua architettura strumento borghese dell’oppressione; l’obbiettivo del Proletariat (per usare il linguaggio tecnico marxista) è l’eliminazione dell’apparato statale. Vedi Sofia, il problema dello Stato è che esso è il risultato della lotta sociale, non il risultante. Ogniqualvolta nel corso della storia si è data una contrapposizione politica tra due classi sociali (come, per esempio, i pottini e quelli con la kefiah al collo nei primi anni del duemila), si è necessitato lo Stato come controllo di questo conflitto, della parte reprimente nei confronti della parte repressa. Il vero obbiettivo del proletariato è l’eliminazione di questo controllo, attraverso la cancellazione della lotta di classe imperialista, a sua volta attraverso l’eliminazione dell’altra classe esistente, la Bourgeoisie.»
«Volo. È qui che entra in gioco la rivoluzione, giusto?»
«Esatto, e qui veniamo al nocciolo della questione. Per fare ciò la classe proletaria ha bisogno di rivoltarsi contro questa oppressione imperialista, per ottenere i mezzi di produzione. Attraverso questo processo questi vengono poi collettivizzati e resi disponibili all’intera popolazione contadina e proletaria. Per fare ciò sono necessari ovviamente gli espropri forzati, la sottrazione di una qualsiasi forma di proprietà privata e la coercizione virulenta degli oppositori.»
«Se non sbaglio questo è ciò che Marx ed Engels definiscono come la “Dittatura del proletariato”.»
«Esattamente, la Diktatur des Proletariats. È il processo fisiologico materialista di transizione dallo Stato borghese al Socialismo, in cui i borghesi vengono depredati delle loro proprietà, deturpati, soggiogati, torturati trucidamente, stuprati e violentati, ed infine uccisi. La classe proletaria si deve ergere a dittatore con atteggiamenti despoti e tirannici verso la borghesia, che deve essere proprio cancellata dalla faccia della terra. In questa fase la violenza è totalitaria e totalizzante.»
«Adoro, troppo io e le mie amiche quando facciamo ape sui Navigli: borghesi uccisi e dittatura instaurata. Morta! Mi piace come messaggio da mandare ai ventenni! Senti ho un’ultima domanda da farti: vuoi dire qualcosa a Kautsky?»
«Si: che se ne vada a fare in culo, quel mongoloide.»
«Ok, grazie mille Vladimir! È stato un piacere averti in questa puntata!»
«Grazie mille a voi di Vɘnti per avermi ospitato!»



















