A transformed photo from the album cover of crash test dummies Oooh La La. in memory of 1 of Sigyns first comic book appearance.
seen from China

seen from United States
seen from United States
seen from South Korea

seen from Singapore
seen from Russia
seen from United States
seen from Jordan
seen from Netherlands
seen from Türkiye
seen from Ireland
seen from Japan

seen from Japan
seen from United States
seen from China
seen from Mexico
seen from China
seen from United States
seen from Sweden
seen from United States
A transformed photo from the album cover of crash test dummies Oooh La La. in memory of 1 of Sigyns first comic book appearance.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Le alte torri di Valaskjalf si ergevano in lontananza, manifestandone tutta la loro imponenza.
I Vanir che ne sarebbero stati ospiti rimasero colpiti dall’oro che adornava il magnifico palazzo del regno eterno.
Segno tangibile di una terra nata dal sangue e dalla schiavitù.
Un’antica civiltà fiorente, costituita da fieri e indomiti guerrieri.
Un popolo che tuttavia mirava al futuro, nonostante fosse fedele alle proprie tradizioni.
Due giovani di entrambe le stirpi divine sarebbero presto convolate a nozze, principalmente per interesse politico.
Asgard sarebbe stata l’assoluta spettatrice del lieto evento, generando una miriade di pettegolezzi.
Ossia uno degli argomenti più chiacchierati della cittadella celeste.
Sigyn ammirò la bellezza del luogo, ritenendolo colmo di fascino.
Le Norne avevano filato per lei un triste destino, ma necessario per la salvaguardia dell’amata patria.
Un’alleanza tra due popoli era più che conveniente per le sorte di ambedue i regni.
Gli Einherjar liberarono il passaggio per lasciarli passare.
Iniziarono a percorrere i vasti corridoi della reggia, decorati da diversi affreschi che narravano la storia degli Æsir.
La Dea della Fedeltà si soffermò su uno in particolare: ovvero quello raffigurante i membri della famiglia reale.
Fu lesta ad osservare ogni singolo dettaglio del dipinto, incuriosita soprattutto dallo sguardo malizioso e intrigante del figlio minore dei sovrani.
Un sorrisetto furbo e crudele, intriso di inganni e bugie.
Proseguirono col cammino, finché non giunsero all’interno della maestosa sala del trono.
Odino avrebbe stabilito l’accordo matrimoniale con entrambe le famiglie.
L’anziano osò alzarsi dal proprio scranno, intimando a costoro di avvicinarsi.
Il suo unico occhio buono cominciò a scrutare l’esile figura della giovane, passando successivamente al futuro consorte.
Theoric era il suo nome.
Egli era noto per essere il capitano delle guardie personali di Padre Tutto, eppure i suoi atteggiamenti si rivelarono alquanto discutibili.
Ciò avvenne durante il pranzo dopo aver ultimato il colloquio con il re.
Manifestò un’aria rozza e volgare, disgustando i presenti.
Sigyn era intimorita, desiderosa di fuggire altrove.
Avrebbe dovuto sottostare al volere dei suoi familiari e dello stesso Odino, costringendola a sposare un soldato sudicio e gretto.
Prigioniera di una terribile sorte, costituita da una vita infelice.
Abbandonò il refettorio, recandosi ai giardini reali: costei avvertiva l’assoluto bisogno di riflettere.
Il clima primaverile le permise di provare un profondo benessere.
Uno stato di quiete, durato solo pochi attimi.
Il flusso dei suoi pensieri venne interrotto da un fruscio tra gli arbusti, come se qualcuno ne stesse osservando i movimenti.
Un sibilo improvviso la fece sussultare di paura, lasciandola sbigottita.
Si ritrovò nientemeno che un piccolo serpente attorno al braccio, scomparendo tramite la magia.
Un incantesimo ambiguo e al contempo inquietante da provocarle uno strano moto di nervosismo.
“Lo consideri come un modo per darle il mio benvenuto in codesto regno.”
Proferì dal nulla una voce beffarda e canzonatoria.
Ella si voltò di scatto, ritrovandosi dinnanzi a sé un giovane uomo dalla chioma corvina e la pelle diafana.
Costui indossava un’armatura dagli inserti verdi e dorati, donandogli un portamento regale ed elegante.
Lo riconobbe all’istante, rammentando lo sguardo smeraldino e malevolo raffigurato sopra l’affresco.
“Lei è Loki.”
Constatò gelida, guadagnandosi una risatina sardonica da parte dell’ingannatore.
“Perspicace, devo ammetterlo.”
Commentò sorpreso, quasi meravigliato in verità.
“Ha rischiato di spaventarmi, lo sa?”
Inveì la bella vanir, accigliando le iridi azzurre.
“Per un innocuo scherzetto ho osato spaventarla? Chiedo venia mia cara, ma lo ritengo divertente.”
Replicò il Dio dell’Inganno, protendo le braccia.
Una frase pronunciata col solo scopo di deriderla.
“Non si azzardi a prendermi in giro, è chiaro?”
Intimò la ragazza, alzando il tono vocale.
Tale reazione rallegrò Lingua D’Argento, ricevendo un’occhiata truce.
Stuzzicarla per puro divertimento sarebbe stato interessante.
“Alquanto indisciplinata oserei dire.”
Ghignò in maniera perfida, venendo colto alla sprovvista da una sfera d’energia.
Sigyn si permise di scagliargliela, lasciando intendere che padroneggiasse l’arte del Seiðr.
Arte di cui era un vero e proprio maestro, tramandatagli dalla madre e sovrana della splendida Asgard.
Una straordinaria virtù di cui entrambi disponevano.
“Sfidarmi è stato un errore, piccola figlia di Vanaheim.”
Sibilò infido, lanciandole un’occhiata maligna e sprezzante.
La figlia di Bjorn fu pervasa da un velato terrore, temendo il peggio.
Riuscì a salvarsi grazie all’arrivo dei genitori, impegnati con le ricerche nei confronti di quest’ultima.
L’ingannevole divinità si dileguò giusto in tempo attraverso un bagliore dai riflessi verdastri.
Si guadagnò un leggero rimprovero da parte loro, rientrando infine a palazzo con aria assorta.
Aveva rischiato di essere aggredita dall’astuto principe e signore indiscusso delle menzogne.
Uno scontro lasciato in sospeso per via di alcuni imprevisti.
Giunta nelle proprie stanze, Sigyn girò il chiavistello del portone, attivando il meccanismo della serratura.
L’idea di passare il resto dell’esistenza con Theoric Elvindson le fece raggelare il sangue.
Entro un anno sarebbe convolata a nozze con un individuo del genere.
Ciò che ebbe modo di turbarla maggiormente fu il primo incontro con lo spregevole Dio degli Inganni.
Molte volte aveva sentito parlare di lui e della sua natura illusoria, ricorrendone all’utilizzo per adescare le vittime prescelte.
Intrighi letali, nati appositamente per confondere e ingannare il malcapitato di turno.
Scrutò ogni angolo degli alloggi, finché non percepì una gelida sensazione sulla carne.
L’assalitore compì l’azzardo di imprigionarla in una morsa dolorosa e opprimente.
Sigyn tremò in preda ad una terribile angoscia.
“Apprezzo molto tale prodezza e coraggio da parte vostra, tuttavia ritengo inaccettabile chi osa sfidarmi.”
Sussurrò il famigerato Fabbro di Menzogne vicino al suo orecchio.
“Che cosa vuole da me?”
Chiese impaurita, provando ad ostentare un atteggiamento più risoluto e sicuro.
“Non ho alcuna intenzione di recarle del male, ma potrei essere costretto se proverà nuovamente a nuocere la mia persona tramite determinati mezzi.”
Minacciò il moro, ottenendo una risposta d’assenso.
Aveva commesso un madornale sbaglio sin dal principio, noncurante a cosa stesse andando incontro.
Sfidare il Dio delle Malefatte equivaleva ad addentrarsi nella tana del lupo.
La liberò, dissolvendo il pugnale dalla sua mano.
Dopodiché le afferrò un polso, voltandola delicatamente verso di sé.
Il verde dei suoi occhi iniziò a scontrarsi con quello azzurro della donna, producendo un gradevole contrasto.
Non si scomodò a poggiare le eleganti dita di mago, sollevandole il mento per squadrarla meglio.
Ammise quanto fosse graziosa ed eterea, basendosi che stesse divenendo la futura moglie del rozzo capitano degli Einherjar.
L’Amica della Vittoria provò un moto di sensazioni inspiegabili che stentava ad identificare.
“A presto, piccola Sigyn.”
Si limitò a pronunciare freddo e impassibile, abbandonandola al suo destino.
La suddetta assunse un’espressione esterrefatta, ripensando al contatto ravvicinato con l’oscuro Ase della città dorata.
L’effetto che suscitava nei confronti della bionda Vanir era alquanto strano e insolito.
Loki si ritirò all’interno delle camere private, rimuginando sugli ultimi avvenimenti.
Nessuna donna disponeva di un simile temperamento.
Provò persino a sfidarlo, suscitandone l’effettiva curiosità.
Nemmeno Sif si era mai presa la briga di agire in tale maniera.
Cacciò quegli assurdi pensieri, scuotendo la testa.
L’avrebbe considerata nient’altro che una sciocca ragazzina, proveniente da una terra straniera.
L’ennesima sprovveduta da non considerare.
Perlomeno era ciò che si sarebbe prefissato nei giorni a venire.
Ma non avrebbe mai rinunciato ad infastidirla: provocarne l’ira funesta lo dilettava parecchio.
Egli si concesse un bagno ristoratore, sorseggiando del buon vino in un calice d’argento.
Lo avrebbe aiutato a distrarsi dall’eventuale monotonia.
Ordire nuove trame e vendette si sarebbe rivelato il suo principale obbiettivo da raggiungere.
𝑭𝒊𝒏𝒆
One Shot:
~ Mischief And Fidelity ~
Name Chapter:
~ First Meeting ~
Loki convincing Sigyn to go on a little heist with him and calling it a date
May I offer references for male Sigyn
When Loki was young, he came to desire a wife, and admired Sigyn from afar. When he went to court her, she revealed that she was betrothed to Theoric. Loki arranged to have Theoric murdered but made it look like he was killed in battle, and then disguised himself as Theoric so that Sigyn and “Theoric” were eventually wed by Odin. At the end of the ceremony, Loki revealed his true form. Odin was furious, but Sigyn noted that as his wife, she was duty-bound to Loki for life. Odin made her the goddess of fidelity for her endurance, and banished Loki from Asgard.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Il candore della neve adornava ogni angolo della cittadella celeste, donando una magica atmosfera.
Celebrare il Solstizio d’Inverno equivaleva alla rinascita di una nuova luce, scacciandone l’oscurità.
Ogni angolo del regno era circondato da maestosi abeti, decorati da vivacissimi addobbi.
Asgard attendeva spesso con trepidanza l’arrivo del periodo di Yule.
Ovvero una manifestazione carica di valenze simboliche e magiche, dominato da miti e simboli provenienti da un remoto passato.
Valaskjalf avrebbe organizzato un occasionale banchetto in compagnia dei sudditi e i parenti della famiglia reale.
Ossia un modo per festeggiare e riunirsi tutti insieme.
L’odore pungente delle candele riposte sopra il ceppo, invase i vari lati della stanza.
Si trattava di un’antica usanza per allontanare gli spiriti maligni.
Un frammento di quercia decorato da foglie di agrifoglio, edera e betulla.
Sigyn amava festeggiare un simile evento: tuttavia dovette fare i conti che i familiari paterni non sarebbero stati affatto presenti.
Dopo le nozze col Dio dell’Inganno, nessuno di loro osò più rivolgerle la parola.
Neppure colui che un tempo chiamava ‘padre.’
La ripudiarono senza troppi ripensamenti.
Solo la madre accettò tale relazione, infischiandosene dei pareri rivolti.
Desiderava soltanto la sua felicità.
Non avrebbe permesso che l’adorata figlia adempisse allo stesso identico destino.
Gli amari pensieri vennero riscossi dalla profonda voce del moro.
“Cosa ti turba, piccola vanir?”
Chiese il marito, intuendone la preoccupazione nel suo sguardo.
“Avrei preferito che anche la famiglia di mio padre partecipasse ai festeggiamenti, chiedendone la pace.”
Rivelò mesta, assumendo un’espressione cupa.
Loki osò circondarla in una tenera morsa, affondando il volto affilato sulle ciocche bionde.
Le sarebbe rimasto accanto fino alla fine dei tempi.
Per mesi furono costretti a nascondersi come due ladri, finché non architettò un piano per renderla sua moglie.
Un rischioso inganno che costò ad entrambi l’esilio su Midgard.
L’intera corte dovette abituarsi presto all’idea di averla come principessa.
Theoric fu persino esonerato dall’incarico, non prima di aver giurato una mancata vendetta nei confronti dei coniugi.
Costui tentò di picchiarla, venendo infine salvata da colui che amava davvero.
Il carcere si rivelò l’assoluta condanna per l’ex capitano degli Einherjar.
Sigurd si rivelò un ottimo sostituto dopo l'ultima spedizione nella foresta di Járnviðrr.
Si scambiarono un bacio colmo di dolcezza, avviandosi verso la Sala del Trono.
Essa era gremita di gente.
In fondo all’ampio salone intravidero Thor a conversare coi rispettivi compagni d’arme.
Le intimò di rimanere al proprio posto per attenderlo.
“Suppongo non sia ancora arrivato, nevvero?”
Proferì ovvio il Fabbro di Menzogne, riferendosi ad un particolare dono destinato alla moglie.
“Dovrebbe essere qui a momenti.”
Ribatté il maggiore, guardandosi intorno.
Un uomo di medio alta statura avanzò a passi incerti, dirigendosi verso i figli della corona.
Egli era Bjorn in persona.
“Ben arrivato, Lord Davenson.”
Esordì il Tonante, dandogli ufficialmente il benvenuto.
L’anziano ringraziò in tono cordiale, avvicinandosi poi verso la moglie e la figlia.
Costoro assunsero delle espressioni allibite.
“Cosa sei venuto a fare qui? Non ti basta il male che ci hai arrecato?”
Inquisì ostile Sigrid, rivolgendogli uno sguardo truce.
“Voglio solo chiedere il vostro perdono.”
Sentenziò il generale con dispiacere.
Sigyn gli diede la possibilità di spiegarsi pur essendo titubante.
“Mia adorata figlia: colui che hai deciso di sposare ti rende felice?”
Domandò Bjorn in attesa di una sua risposta.
“Sì padre, più di quanto tu possa credere. Desidero che rispetti tale decisione senza mettere in dubbio i nostri sentimenti.”
L’uomo annuì, abbracciando la giovane.
Piansero commossi, felici di essersi ritrovati.
Loki abbozzò un lieve sorriso, compiaciuto dalla buona riuscita della missione.
Il più bel regalo che avesse mai potuto farle.
Presero posto alla tavolata, venendo serviti da squisite pietanze.
Ovvero coi piatti tradizionali della celebre festività.
La Dea della Fedeltà ebbe modo di conversare con alcuni parenti del consorte.
Si rivelarono gente alla mano, manifestando la propria disponibilità.
I due asgardiani furono lieti di rivedere Balder dopo la recente spedizione ad Alfheim.
Stesso discorso valeva per il cugino.
Si persero in piacevoli chiacchiere, rammentando i bei vecchi tempi passati assieme.
Sigyn dimostrò di essere interessata, udendo attentamente il racconto.
Una narrazione basata da divertenti aneddoti che Loki ritenne a dir poco imbarazzanti.
Preferì rimanere impassibile, versandosi dell’idromele su un calice dorato.
Non poté far a meno di pensare quanto Thor e il brioso parente fossero identici a livello caratteriale.
“Qualcosa non va?”
Chiese la dama dalla chioma serica e lucente, denotando preoccupazione nei suoi confronti.
Il Dio degli Inganni dissentì con un solo cenno del capo.
Ella posò le proprie mani sopra le sue in segno di conforto, venendo ricambiata in un istante.
La festa proseguì con canti, balli ed esibizioni circensi di vario genere.
Fu allora che avvenne il fatidico scambio dei doni.
Ognuno ricevette il proprio, mostrandone l’euforia.
Loki decise di consegnarglielo in privato al termine del banchetto.
La graziosa mogliettina avrebbe fatto altrettanto.
Rincasarono a tarda notte dopo aver rivolto il saluto alle rispettive famiglie.
Il Signore della Menzogna era intento a torturarle la parte laterale del collo con le labbra.
L’Amica della Vittoria sorrise a quell’erotico contatto, emettendo intensi sospiri.
Le eleganti mani del mago vagarono alla ricerca dei lacci per sciogliere il corsetto.
La desiderava più del solito quella sera.
“Splendida.”
Mormorò tra un bacio e un altro, beandosi della liscia e candida pelle della giovane.
Costei si voltò per baciarlo avidamente sulla bocca sottile.
Labbra gelide e ammalianti come il ghiaccio.
Entrambi caddero sopra i setosi cuscini, continuando ad amarsi.
Le ciocche bionde gli solleticarono il volto, facendolo ridacchiare sommessamente.
Sigyn era un balsamo per le sue ferite: un meraviglioso angolo di felicità a cui non avrebbe mai rinunciato.
Ottenerla si rivelò parecchio arduo, ma ne era valsa la pena.
Una bellissima ragazza dall’intelligenza acuta quasi quanto lui.
Una donna forte, tenace e tanto testarda da sedurlo inconsapevolmente.
Una fanciulla che riuscì a scorgere la parte migliore di sé in quella mente così contorta, oscura e machiavellica.
Si sarebbe ostinato a proteggerla dai pericoli circostanti.
Consumarono l’amore, travolti da un accecante turbine di passione...fu lesto a stringerla tra le braccia, evitando di liberarla.
L'ultima volta gli era costato un terribile allontanamento a causa di uno spiacevole equivoco.
Una separazione durata circa otto mesi, rischiando di perderla per sempre.
“Come sei riuscito a convincerlo?”
Domandò improvvisamente la bella vanir, riferendosi all’inaspettato ritorno di Bjorn.
Loki assunse un’aria sorpresa, spiegando per filo e per segno i minuziosi dettagli del piano.
Essere convincente era una delle qualità che caratterizzava il modus operandi del famigerato ingannatore di Asgard.
Renderla felice faceva parte dei suoi gloriosi propositi assieme ad altri progetti di varia natura.
“Questo è il miglior regalo che tu potessi mai fare: grazie per avermi ridato la felicità.”
Sussurrò Sigyn, tracciando alcune linee immaginarie sul torace alabastrino dell’ase.
Il cadetto osò baciarle dolcemente la fronte, ricorrendo all’uso del Seiðr.
Attorno al collo della dama apparve una splendida collana di smeraldi.
Uno dei tanti pegni d’amore che amava donarle in segreto.
“Oh, Loki: è meravigliosa!”
Commentò estasiata, poggiandosi alla testiera del letto per ammirarla.
Eseguì l’identica azione, evocando un pugnale intarsiato da pietre preziose.
Un’arma di pregiata fattura che il marito prediligeva spesso in battaglia oltre la magia.
Lo scrutò incantato, riservandole un sorriso colmo di gratitudine.
“Grazie, piccola: proprio ciò che mi serviva.”
Ringraziò il principe, riponendolo sopra il comodino con delicatezza.
Ripresero a baciarsi, mugolando di estremo piacere.
Una fiamma destinata ad ardere in eterno.
“God Jul, min lille datter av Vanaheim.”
Le augurò nell’antica lingua degli Æsir, perdendosi nelle gemme celesti della sua adorabile sposa.
Uno sguardo penetrante a al contempo avvolgente.
“God Jul, min utspekulerte og forførende trollmann.”
Replicò nello stesso accento, dedicandosi i rispettivi nomignoli.
Dormirono abbracciati e coi cuori colmi di gioia.
Il mattino seguente, Sigyn si svegliò di buon’ora per ammirarne lo splendido panorama.
Esso era ricoperto da singoli strati di neve, donandogli un’aura ancora più fiabesca.
Loki fu il secondo a ridestarsi dal sonno, raggiungendola in pochi attimi.
Le circondò i morbidi e sinuosi fianchi, dandole il buongiorno.
Notò quanto fosse attraente con indosso la vestaglia di seta d’oro.
Tra loro scattò un dolce bacio, guardando infine il bianco paesaggio dalla finestra.
Un magnifico spettacolo che solo la cittadella celeste poteva offrire.
A Vanaheim la neve non esisteva essendo rivolta verso il Sud.
Nientemeno che un regno rigoglioso e florido, costituito da estati perenni.
“Ho sempre sognato di vedere la neve.”
Confessò lei, nonostante vivesse all’interno delle sontuose mura di Valaskjalf da quasi due anni.
Un sogno coltivato sin dalla più tenera età.
“Ed io ho sempre sognato qualcosa di decisamente prezioso.”
Ribatté fiero, indicandola con quegli occhi di lupo che la fecero innamorare.
Iridi sagaci e taglienti da stregarla totalmente.
“E se ci concedessimo un bagno?”
Propose lasciva e maliziosa, lasciando scivolare la veste dorata ai piedi del pavimento.
Il bellissimo corpo nudo della moglie si prospettò dinnanzi alla sua vista, permettendogli di far nascere un nuovo e accecante desiderio.
“Idea alquanto allettante, mia cara.”
Concordò l’astuta divinità, trascinandola dentro l’ampia toeletta con una certa fretta.
Si immersero nella vasca, pronti a consumarne l’amplesso.
Una lussuria impossibile da placare, costituita dal più potente dei sentimenti.
𝑭𝒊𝒏𝒆
One Shot:
~ Mischief And Fidelity ~
Name Chapter:
~ God Jul ~
Loki si maledisse all’idea di aver saggiato ancora una volta quelle labbra così morbide, invitanti e delicate...maledisse il giorno in cui ebbe modo di incontrarla per la prima volta.
La osservò mentre dormiva: i capelli biondi e lucenti, sparsi sul cuscino; la bocca rosea e piena, la candida pelle arrossata dai vari segni che si permise di lasciarle con estrema foga...un’eterea visione così seducente da fargli nascere un nuovo fuoco, alimentato dal desiderio.
Le nozze col Capitano degli Einherjar si sarebbero celebrate proprio quel giorno: e la giovane che giaceva nel suo letto avrebbe dovuto prepararsi per andare incontro al suo imminente e triste destino, dimenticandosi delle notti di passione vissute assieme al temibile Dio dell’Inganno.
Si era ripromessa più volte di non cedere alle tattiche seduttive di Lingua D’Argento...ma il figlio minore di Odino e Frigga possedeva un fascino innato, costituito da un’acuta intelligenza e incredibile arguzia.
Nessuno poteva mettere in dubbio che fosse persino di innegabile bellezza: un giovane uomo dall’andatura alta e fiera, capelli ricci e neri come le piume di un corvo; il fisico tonico e asciutto, forgiato da mille battaglie secolari e potente maestro del Seiðr.
Diverse imprese lo resero protagonista assieme a Thor, Signore dei Fulmini e fratello maggiore di quest’ultimo.
Il loro legame poteva ritenersi indissolubile, permettendo ad entrambi di formare un ottimo lavoro di squadra.
Ma la rivalità tra i due ne rappresentava un arduo ostacolo, proprio a causa della loro corsa per l’agognato trono.
I suoi occhi gelidi e cristallini erano noti in tutto il regno: due inquietanti smeraldi verdi totalmente in grado di ammaliare chiunque lo incontrasse da vicino.
Inoltre era dotato di una notevole e spiccante parlantina: molte volte si era ritrovato a redigere trattati diplomatici, scegliendo con cura le parole da formulare, rivelandosi convincente e affidabile.
Rammentò il loro primo incontro, avvertendo un incessante sentimento di amarezza...sapeva bene che non le sarebbe mai appartenuta.
Tuttavia non era affatto bravo a rinunciarvi: la soddisfazione non era nella sua natura del resto.
La conobbe durante una passeggiata nei pressi dei Giardini Reali...ciò che ne seguì, fu nientemeno che una conversazione poco idilliaca.
L’ingannatore era dedito a riservare battutine pungenti nei confronti di chiunque...lei non fece alcuna eccezione.
Il motivo di tale argomento riguardò un innocuo scherzetto a discapito della ragazza...comprese a proprie spese chi avesse di fronte.
Ridacchiò a quel ricordo: l’illusione di un piccolo serpentello verde e strisciante, attorno al braccio di Sigyn.
Ella si svegliò, rivelando i grandi occhi azzurri...Loki si riscosse dai suoi pensieri, udendone i docili movimenti.
Non si degnò di darle il buongiorno quella mattina: troppo assorto nelle proprie trame da ordire, nonostante i fili si spezzassero volta per volta.
“Non avrei mai dovuto farlo.”
Esordì la dama con sincero pentimento, facendolo voltare di scatto.
“Non avrei mai dovuto cedere alle tue lusinghe sin dal principio.”
Riprese con una lieve nota di stizza nella voce, stringendo tra le mani un lembo del lenzuolo color smeraldo.
“Dovrei forse rammentarne la reale motivazione? Hai compiuto una scelta di assoluta fedeltà nei miei confronti. Perché ti ostini a negare l’evidenza?”
Chiese il moro con inquisizione: una pesante accusa che la giovane faticava a digerire.
I festeggiamenti per il Solstizio d’Estate si rivelarono la loro assoluta condanna...dopo averla osservata mentre danzava attorno al fuoco, non perse l’occasione per trascinarla via con sé.
A partire da quella notte gli incontri clandestini divennero sempre più frequenti, fino a decretarli amanti.
Una passione proibita e sbagliata di cui rimasero totalmente invischiati.
Sigyn era intelligente, ironica e solare: d’altronde deteneva il Seiðr quasi ai suoi medesimi livelli.
Costei era la figlia del generale Bjorn e della guaritrice di corte Sigrid, due personaggi molto influenti nella splendida e rigogliosa Vanaheim.
Le nozze tra il capitano delle Guardie Reali di Valaskjalf e l’unica discendente del più noto militare del regno dei Vanir, divenne ben presto uno degli argomenti più chiacchierati di tutta Asgard.
Nessuno era a conoscenza della tresca tra la promessa sposa di Theoric Elvindson e il Fabbro di Menzogne...Loki aveva agito con massima cautela in questo.
“Noi non siamo una coppia, Dio degli Inganni: siamo solo due amanti, complici di una passione indegna e sbagliata.”
Replicò la bella Vanir, cercando di alzarsi dal letto: il secondogenito della casata reale la prese per un polso, rubandole un bacio avido, bramoso e passionale.
Sigyn ricambiò con altrettanto trasporto, ansimando a causa dei suoi baci e i suoi tocchi.
Le lenzuola sgualcite furono le uniche testimoni dei loro gemiti e i loro sospiri...segno evidente dell’amore consumato durante la notte e anche allora.
“Non godrai a pieno della tua felicità, quando passerai il resto della tua millenaria esistenza in compagnia di quel miserabile inetto.”
Una frase colma di sfacciataggine e terribilmente vera: le iridi celesti della Dea della Fedeltà iniziarono a riempirsi di lacrime.
Le trattenne, dimostrando di essere forte...non amava essere definita come una debole donzella da salvare ad ogni costo.
“Ho giurato fedeltà in onore della mia patria: non posso tirarmi indietro e lo sai anche tu.”
Spiegò breve, ma ben coincisa: Loki serrò le labbra in segno di disaccordo.
“E non pensi a te stessa? A cosa vuoi realmente? Non hai mai desiderato questo matrimonio...posso leggerlo nei tuoi occhi, piccola figlia di Vanaheim.”
Sibilò il Signore della Beffa, tagliente e velenoso come una serpe.
“Sono costretta ad accettare, purtroppo: ribadisco che non posso affatto tirarmi indietro, nonostante mi sia lasciata andare tra le tue braccia per diverso tempo.”
Ottenne solo assoluto ed esclusivo silenzio da parte del Dio: ciò non le piacque per nessuna ragione.
Si alzò così dal letto alla ricerca dei suoi indumenti, sparsi in qualche angolo della suntuosa camera del principe cadetto.
Raccolse la veste da notte bianca, indossandola...dovette dargli le spalle per eseguire l’azione.
Si rivestì anch’egli, indossando i soliti abiti in pelle nera dalle rifiniture verde bosco...ultimato di intrecciare la corazza tramite le varie cinghie, Loki si voltò verso la futura moglie del capitano.
Rinunciare a quella donna equivaleva a privarsi del più buono idromele di Asgard, eppure stava accadendo ciò che non avrebbe osato sperare mai.
Il fato li stava dividendo in maniera crudele e ingiusta.
Le Norne ricorsero ad una trama alquanto bizzarra per stabilire se tra loro ci fosse un vero legame, oppure no...costoro ne traevano piacere ad intrecciare i fili del loro destino, per poi scucirli senza un valido motivo.
Si avvicinò a Sigyn con felina eleganza, poggiando le affusolate mani sopra le sue...la dama dalla bionda chioma non nascose di essere costernata per quell’assurda separazione.
“Per quanto il mio cuore desideri tutt’altro, dovrò adempiere al mio destino: però sappi che la mia assoluta fedeltà sarà sempre rivolta ad uomo dalle mille risorse.”
Lo baciò disperatamente, lasciando libere le lacrime di scorrere sul suo viso...Loki non si porse alcun problema a ricambiare.
Comprese di essere divenuto schiavo di un sentimento che faticava a pronunciare.
Non rimase attratto solo da quel corpo sinuoso ed esile, da quella folta chioma lucente come l’oro che adornava qualsiasi angolo della Città Eterna...Sigyn di Vanaheim era molto di più.
Gliele asciugò, imprimendosi ogni ricordo di quelle gemme celesti e tanto brillanti da somigliare a due pietre preziose di inestimabile valore.
La strinse in un abbraccio possessivo e nostalgico, senza dire niente: non avrebbe mai amato Theoric...era chiaro come la luce del sole.
“Addio, Loki di Asgard.”
Formulò, sparendo infine dalle sue stanze.
Nel volto affilato e bello del Dio del Caos, si dipinse un ghigno perfido e maligno...un piano ben congeniato iniziò a prendere forma nella sua machiavellica mente.
Uscì dai propri alloggi privati, dirigendosi verso quelli del capitano degli Einherjar...era riuscito ad appropriarsi di qualcosa che gli spettava di diritto.
Lei sarebbe stata sua a qualunque costo: e chi avesse osato ostacolare il suo folle piano, avrebbe perito in maniera atroce.
One Shot:
~ Mischief And Fidelity ~
First Chaper:
~ Absolute Fidelity ~
Appreciation to the live action portrayal of Sigyn , the costume designer gave her justice ✊
Movie : Mara and the firebringer