Era una casa abbandonata dopo santa Lucia,. Tra la strada che collega la piccola contrada di campagna tra Famrville e la terra dei Menocchi, dove tutti sono un po' menolli. La particolarità della casa era di essere intera, cioè non franata o composta da sole mura e tetto sfondato, con l'allaccio dell'acqua ancora attivo, poiché collegato direttamente alla falda acquifera che era perpendicolare alla casa, e un'intera fiancata della casa era coperta da alberi e edera per cui era possibile vederla dalla strada antistante, guardando a sinistra per chi veniva da destra più che guardando a destra per ci veniva da sinistra. L'avevo scoperta per caso un pomeriggio d'estate quando eravamo dovuti fuggire con l'erba addosso perché il nostro autista voleva aumentare la sua parte e noi tre dalla canicola ci eravamo nascosti lì. La casa era ancora dipinta all'esterno e il giardino manteneva ancora un briciolo d'ordine, oltre che un pesco, un fico e due melo cotogni nel retro della casa, ma l'abitazione non aveva né porte né finestre, se non due sole al secondo piano, le attività che si svolgevano al primo piano erano coperte dalla strada dalle piante e dal fatto che il primo piano fosse posto più in basso del manto stradale, il che permetteva solo d'intravedere qualche vago movimento, se solo ci si fosse attardate a guardare in quella direzione, andando molto piano e sapendo dove guardare. Entrai quella mattina presto in casa perché avevo bisogno di alcol gratis, ero già in astinenza e sapevo che fare sport avrebbe peggiorato le cose, la casa era ancora fresca e terra secca accennava a sollevarsi alle prime brezze del mattino. Inforcai la bicicletta e mi diressi da un vecchio produttore di vino che sapevo aveva fatto l'uva da una paio di settimane. Senza chiedere il permesso andai ai bidoni dove teneva le vinacce che non usava e calandomi nel cassone di metallo che emanava un odore putrido acre e nauseabondo riuscita a riempire due sacche di vinacce, epr un totale di quattro chili. Feci questo viaggio un paio di volte e in una mattinata riuscii ad accumulare il materiale che mi serviva. Avevo un fornello da campo, una vecchia pentola a pressione di cui avevo alterato le valvole in modo da far uscire tutto il vapore da un solo foro, anche a costo di far esplodere il sistema per via della pressione, poi avevo fuso sopra la valvola della pentola a pressione un imbuto di alluminio che ero riuscito a manovrare rovinando nove presine dei cinesi, di cui la maggior parte era morta bruciando, che manco Ivo Jima. All'imbuto era stato attaccato un tubo d'acciaio che era fatto per incastrarsi con l'imbuto in alluminio, questo tubo conduceva ad una serpentina che era immersa in un secchio pieno d'acqua, il secchio l'avevo forato con un trapano per far fuoriuscire l'estremità della serpentina. Infilando in una volta sola tutta la vinaccia nella pentola a pressione e accendendo un fuoco di legna sotto la pentola sollevata usando il treppiede del fornello a gas. La cosa non attirava l'attenzione del passanti perché mettevo una pila di vecchi mattoni a proteggere il fuoco in modo che il fumo non andasse sulla strada, e non essendo particolarmente alto poteva essere tranquillamente confuso con il fuoco di un qualunque contadino che, come si usa in campagna, invece di sbarazzarsi col camioncino delle erbacce del campo le ammucchia e gli dà fuoco per ottenerne del fertilizzante per i suoi campi. Nel giro di due ore avevo ottenuto a gratis un liquore da 78 gradi centigradi. Ma berlo così sarebbe stato un suicidio. Bisognava metterlo dentro il vino, dentro la birra, dentro il caffè o la lattina di Redbull per renderlo ance vagamente edibile, perché anche se diluito comunque ustionava la faringe, da puro avrebbe portato al pronto soccorso, da diluito significava avere una voce roca ma un forte irritazione alla gola e a volte sputare pus per qualche settimana. La prima volta avevo con me un mezza bottiglia di vino rosso della Coop, quello per cucinare al costo di 90 centesimi. Travasai nel vino un po' nella bottiglia di vino pessimo, poi mi attaccai alla bottiglia di vino corretto. Fu un meraviglioso disastro. Mi sembrava di essermi attaccato al pisello di Dio che mi stava pisciando una nuova anima in corpo, il sapore era quello del Tavernello che stà due, tre ore sotto il sole calco, il retrogusto era quello dell'alcool puro caldo che esala ancora il fetore di vinaccia che è diventato liquido. Ma quel sapore così disgustoso dava anche un senso di pace e di tranquillità che nessuna donna o opera d'arte avrebbe mai potuto regalarmi, ne ero certo. Quel giorno avevo corso molto, e nonostante mi fossi ripreso bevendo acqua e mangiando pane e cotoletta mentre che la vinaccia bolliva, non resistetti alla tentazione di esagerare con quella bevanda mefitica, dopo trenta minuti dal primo soro iniziai a sentire i cerchi alla testa e nel giro di nemmeno un'ora dormivo sul pagliericcio di quel luogo dimenticato da tutti ove avevo trovato la mia pace.
L’alcohol e l’abbraccio della madre che non ho mai avuto, e un modno fatto di ombre che consoco benissimoe che mi fannos tare bene, è una linfa che nustre la mia anima, placa le mie insicurezze. Bevo da solo, da anni e vorrei tanto che questa follia finisse.