Cos’è il fascismo? È commemorare la morte di un diciottenne del Fronte della Gioventù, un’organizzazione di destra estrema che era propensa all’uso politico della violenza e che, insieme ad organizzazioni extraparlamentari di estrema sinistra, diede inizio alla mattanza reciproca che fu chiamata “lotta armata” e “anni di piombo”, quando gli assassini di Sergio Ramelli sono stati arrestati e hanno pagato per il loro crimine.
Una commemorazione che non è un ricordo, non è un gesto di pacificazione, ma l’esortazione alla vendetta contro i nuovi nemici che ostacolano il riemerso e miracolato neo-fascismo.
Ce lo dicono il rituale para-militaresco, le parole pronunciate, la negazione della morte data da quel “presente!” urlato a squarciagola, il “saluto romano” che insieme al “passo dell’oca” hanno fatto tremare l’Europa e fatto fremere il mondo.
In tutto questo truce contesto, durante l’ultima commemorazione, si è aperta una nota ironica nello stesso tempo antagonista, quando qualche buontempone ha diffuso ad alto volume Bella ciao, dopo il primo stupore, perché il fascista odia essere contraddetto, sono volati gli insulti, e qualcuno sarebbe pure passato alle mani se avesse avuto li davanti a lui l’antagonista.
Il fascista è così, lui può permettersi di inscenare un rituale anacronistico collettivo che gronda violenza, ma non accetta che qualcun altro possa manifestare ciò che pensa, soprattutto se ciò che pensa l’altro è più gioioso della sua cupa ideologia.
La sinistra fin da subito e in maniera niente affatto indolore, perché sebbene alcuni comunicati delle BR erano scritti in maniera delirante, si ispiravano però a delle idee che tutti a sinistra ritenevano giusti; che si dovesse usare la violenza per conseguirli era il discrimine fra ciò che si ritiene giusto e la follia.
Tutti i partiti di sinistra presero le distanze dalle BR e dalla sinistra extraparlamentare, così come presero le distanze dall’uso della violenza, perché ha sempre prevalso nella sinistra italiana il rispetto per la democrazia.
Questo è costato moltissimo, soprattutto dopo i morti e il sangue di Piazza Fontana a Milano, di Piazza della Loggia a Brescia, dell’Italicus, forse anche dell’aereo abbattuto a Ustica, certamente della stazione di Bologna, tutte stragi di Stato, tutte con esecutori e mandanti neo-fascisti che militavano in quella galassia nera il cui centro diciamo così “moderato” e “presentabile” era l’MSI.
Commemorare Ramelli è come se noi oggi commemorassimo Renato Curcio o Mario Moretti, mentre a destra il camerata si protegge sempre pure quando lascia una bomba alla stazione di Bologna, pure se sosteneva le leggi razziali, i nomi di gente come Ciavardini, Cavallini, Mambro, Fioravanti, Carminati, Licio Gelli, Valerio Junio Borghese, cominciano a circolare alcuni a voce bassa perché ancora ci si vergogna di aver ucciso donne e bambini innocenti, alcuni a voce alta, con strani simboli un po’ a metà fra la X di Musk e quella della Decima Mas.